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Crash

Racconti

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Agosto 2014 13:44


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Crash, una parola che dà l'idea di un suono.

Cos'è crash?

E' un attimo in cui la vita cambia. Così, senza avvertimenti e avvertenze.

E ricordo esattamente un attimo prima chi ero, e un attimo dopo cosa sono diventato.

Crash, un suono univoco, di quelli che quando ti capita di sentirli vien fuori un tonfo nello stomaco.

Crash, la vita dopo ti appartiene ancora se hai avuto la forza di lottare per conquistare una cosa che già ti appartiene. Come un invasore che vuole fotterti la terra, come uno stronzo qualsiasi in discoteca che vuole soffiarti la ragazza, come il respiro, è già tuo, ma qualcuno vuole togliertelo, perché quella sera non ha di meglio da fare.

Le due di notte.

Che fai normalmente a quell'ora? Niente di straordinario se non una vasca di movida nelle vie del centro, una dopo l'altra, senza senso, avanti e indietro come un lobotomizzato commerciale. E quando sei fuori di testa abbastanza, realizzi che sei anche abbastanza fatto da poter andare a letto, certo non ti passa per la testa che alcool e cocaina non sono buoni compagni di viaggio!

Auto.

La strada diventa una linea da percorrere su di un filo, tagliando curve, col pedale giù a tavoletta… perché fa più figo! Fa più figo anche se sei solo in macchina, solo tu e i folletti della testa, frutto dell'alcool e della cocaina. Crash.

Le due di notte.

Che si fai normalmente a quell'ora? Se non puoi permetterti la movida, sarai senz'altro uno di quegl'altri che nei fine settimana lavora come cameriere in pizzeria. Infatti tornavi da lavoro a quell'ora, le due di notte. Ed eri anche abbastanza felice a pensarci. Non eri particolarmente stanco. Fumavi una sigaretta, sorridevi, facevi entrare il vento dal finestrino per refrigerare l'estate che, tanto dal caldo, sembrava essere tutta nella macchina.

Era finita la settimana, la calda stagione alle porte… si prospettava una bella settimana, e poi avevi anche un mezzo appuntamento con una tipa. Non ti potevi di certo lamentare. Eravate in tre in auto, come ogni sera.

Guardi avanti e vedi due fari di fronte, lontani. Tranquillo, abbassi la testa per scrollare la cenere nel portacenere, avverti lievemente uno sbandamento dell'auto, e sorridi sornione per un attimo pensando ad uno scherzo del guidatore. Invece.

Invece crash.

Vedi la luce dei lampioni. Provi a capire cosa è successo perché non hai visto i folletti di alcool e cocaina in compagnia del conducente dell'auto su cui viaggi. Già, dimenticavo, non sei tu a guidare, tu sei di fianco, avanti. E non puoi vederli i folletti di alcool e cocaina, perché non vi siete andati a divertire. Voi tornavate a casa da lavoro.

Crash.

Le luci dei lampioni iniziano a sbiadirsi, qualcosa si sta offuscando, certo non la tua voglia di vivere. E non capisci se è il sangue sugl'occhi, o qualcosa di più pesante che preme giù le palpebre, per cercare una strada verso gl'inferi.

Hai sentito un vetro andare in frantumi sulla tua faccia, e hai sentito un calore sulla fronte, tranquillo, era il cofano motore.

Non hai ancora capito cosa è successo. Non lo vorresti capire, non ti è chiaro. Non siete caduti giù per la scarpata, non state ancora cadendo o non avete preso sicuramente un palo.

Non ti è chiaro come mai sull'unico punto di rettilineo di questo tratto di strada qualcuno abbia confuso senso di marcia della corsia. Non vuoi pensare che qualcuno non aveva altro da fare che drogarsi proprio stasera per venirvi in faccia, non ti è chiaro perché un attimo prima fossi felice e soddisfatto della tua vita, e un attimo dopo, non sai neanche per quanto ancora ce l'avrai una vita.

Per un attimo pensi a come farai per avvertire la tipa, che non potrai andare a nessun appuntamento per un bel po', ci pensi per quell'attimo in cui non sei padrone più della tua vescica...

Le macchine non si fermano, hanno paura dei morti, ma qui non ce ne sono, ma hai paura che il primo sarai tu. E ti sforzi con tutte le tue forze di vedere ancora la luce di quel lampione, perché non sia una luce funesta a mezza via, ma la tua ancora, che ti dia la certezza che ci sei ancora, sei ancora qui.

Tutto questo mentre lo stronzo ubriaco e drogato nella macchina parcheggiata dentro la vostra vettura si lamenta perché ha un naso rotto, si lamenta come se stesse morendo. Mentre tu non sai davvero se hai ancora qualcosa d'intero, mentre i tuoi compagni d'auto non stanno certo tanto meglio di te.

E dopo tanti anni da quella notte e ti guardi allo specchio cercando in fondo al cuore una striscia di perdono, ti chiedi ancora cosa rimane.

Cosa rimane?

Rimane la paura dalla strada, dalla macchina, dal sangue che faceva paura guardare, che faceva paura capire a chi appartenesse.

A te.

Rimane la paura di una notte che rivivrai mille volte, in ogni sogno, in ogni giorno, in ogni frenata improvvisa che sentirai ancora per strada... avrai quel senso di vuoto nello stomaco che non andrà più via.

Avrai un dolore vivo nella carne ogni volta che racconterai cosa accadde quella notte, e ricorderai chi da quel momento non c'è più, e s'è portato via con sé anche parte della tua vita.

Non avrai più lacrime per piangere un momento della tua vita in cui senti d'aver combattuto davvero per difendere la stessa, come se l'avessi difesa dai lupi, per una notte intera.

Non c'è rabbia contro il mondo che ha costruito quello stolto, non c'è rabbia contro sempre quel drogato che non sapeva che fare quella notte se non correre a 140km/h in salita e contromano; quello che rimane ancora è solo la rabbia di una vita che non ha altro che paura di spegnersi, continuamente.

Senza motivo.

Lino Grimaldi Avino




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La giornata mondiale del debito ecologico Da fine agosto cominciamo a consumare le scorte

Cronaca e attualità

La giornata mondiale del debito ecologico Da fine agosto cominciamo a consumare le scorteSecondo l’orientamento degli ultimi anni, la giornata mondiale del debito ecologico, l’Earth Overshoot Day, arriva sempre prima. Nel 2013 infatti questo non felice appuntamento era caduto il 20 agosto e purtroppo non sembrano esserci inversioni di tendenza nel 2014. Questo è il giorno in cui l’umanità esaurisce il suo budget ecologico per un anno e comincia a vivere oltre il limite. Il Global Footprint Network (centro di ricerca internazionale sulla sostenibilità) stima che in meno di otto mesi si consumano più risorse rinnovabili e capacità di assorbimento della CO2 di quanto il pianeta possa mettere a disposizione per un intero anno. Si inizia quindi a prelevare stock di risorse e si accumula anidride carbonica in atmosfera.

Proprio come in un bilancio con entrate e uscite, il Global Footprint Network misura la domanda e l’offerta di risorse naturali e di servizi ecologici, misura la nostra impronta ecologica, cioè la domanda mondiale di terreni agricoli, pascoli, foreste e zone di pesca necessari per sostenerne i consumi, e la mette a confronto con la capacità di questi ecosistemi di generare nuove risorse e assorbire i rifiuti che produciamo. I dati che si ottengono dovrebbero far riflettere, visto che ad agosto abbiamo già esaurito le risorse annuali e siamo costretti ad intaccare risorse che la natura non sarà in grado di rigenerare. Si può dire che viviamo a debito!

Occorre diffondere una nuova cultura, cambiare le nostre abitudini quotidiane, il nostro stile di vita – afferma il direttore del Parco Gianni Guaita, che prosegue – una buona partenza potrebbe essere ad esempio lasciare la macchina più spesso possibile, fare una bella passeggiata se non dobbiamo allontanarci troppo da dove siamo. Quando è possibile, mangiare cibi di stagione, magari acquistati da chi sappiamo che li produce vicino a noi. Consumare meno risorse, stare attenti all’acqua, inquinare meno. L’ambiente è fragile ed ha bisogno di tutte le nostre attenzioni. Questo è il nostro impegno al Parco del Treja.”


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IL DJ ANTISBALLO LANCIA APPELLO: "RAGAZZI NON MIXATE ALCOL E DROGHE E FATE GUIDARE CHI NON BEVE"

Cronaca e attualità

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Agosto 2014 09:30

Dj Aniceto contro Alcool e droga di Ferragosto«Basta veramente poco per superare indenni questa pausa estiva, Ferragosto compreso, uno strano giorno dove, inspiegabilmente vige l'anarchia alcolica più assoluta, il mio appello è rivolto soprattutto ai ragazzi, "cari giovani, non mixate alcol e droghe, festeggiate in strutture professionali dove possono soccorrervi in caso di bisogno ed andate a piedi oppure fate guidare chi non ha bevuto o prendete un taxi"». È l’accorato appello che lancia dj Aniceto, uno dei dj più impegnati nel sociale, membro della Consulta Antidroga presso il Dipartimento governativo a Palazzo Chigi, dopo l’ultima drammatica tragedia che sabato scorso ha coinvolto un uomo di 32 anni, morto sulla spiaggia di Jesolo per un mix di droghe sintetiche dopo aver ballato ad una festa con un dj internazionale.
«I ragazzi possono divertirsi e magari anche essere ribelli, senza necessariamente rischiare la propria vita  e quella degli altri, che è una e preziosa». «Amo le feste di ferragosto sul mare, organizzate in lidi e strutture professionali  e spero che se ne facciano sempre di più, ma dobbiamo stare attenti e non trasformare in tragedia quella che dovrebbe essere la notte più divertente e  spensierata dell'anno!. – sottolinea Dj Aniceto, promotore di campagne antidipendenza su facebook e twitter, testimonial dei sani valori in tv con Piero Chiambretti e protagonista di tante notti in discoteca, dal Nord al Sud d’Italia. “Trovo che sia davvero triste cercare la spensieratezza della bella età nello stordimento dell’alcol e della droga e non in quel che di bello il mondo ha ancora da offrire; mi piacerebbe, inoltre, che tutti gli addetti ai lavori e sto parlando anche dei troppi politici del nostro Paese – spiega Dj Aniceto – si passassero una mano sulla coscienza e tra una crisi e una spending review trovassero il tempo per lanciare iniziative e messaggi concreti soprattutto in questi giorni di festa, per ribadire un secco no a sostanze dannose come le droghe e i superalcolici a favore del sano  divertimento!». 


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La meraviglia è di casa a Polla: Si quaeris miracula

Cultura e spettacolo

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Agosto 2014 15:30

La meraviglia è di casa a Polla: Si quaeris miraculaParola d’ordine: “Meravigliare!” e così fu. Il diktat percorre tutto lo spettacolo di Polla nel convento francescano di Sant’Antonio. Il “Si quaeris miracula” stupisce. E’ un “unicum” nel Sud che nasce dalla passione di un pollese “doc”, l’architetto Nicola Piccolo e cresce con la collaborazione di molti, non ultimi i frati del convento che han provveduto di tonache la Compagnia teatrale.
Lo stupore s’insinua in men che non si dica nel chiostro che, con il pozzo centrale, esibisce linee nette e semplici e non lascia più lo spettatore. L’occhio va agli affreschi nelle lunette in alto, una narrazione di vicende bibliche e legate al convento. La meraviglia si moltiplica e si fa colore, salmodiare, lingua aulica, processione di frati illuminati a stento dalle candele. Trasportati dal flusso della meraviglia mista a curiosità, ci si inoltra in un secolo, il 1600, e nei personaggi che animarono il Convento stesso e Polla. All’umiltà delle tonache fa da contraltare il fasto dei costumi di Don Giovanni Villano, marchese della cittadina, e del suo seguito sfavillante per stoffe e fogge. Interpretato da Sergio Bologna, il nobile lascia sfuggire più di una lacrima per il suo “Gran Rifiuto” così verosimile da sentirsi trasportati e vincere i legacci del tempo. Il finale rapisce per la commozione e i dialoghi, ma questo va lasciato sotto traccia per non smarrire la sorpresa.
Riesumato e solenne quanto basta, un Padre Pantoliano in splendida forma accoglie e accompagna i visitatori nella storia e nell’itinerario di un convento che non può dirsi avaro né di misticismo né di bellezza. Padre Ambrogio Pantoliano, frate  francescano nonchè  Custode di Terrasanta, è interpretato da un ottimo Gino Del Bagno, calato nel personaggio tanto da confondersi con i veri frati del Convento. Moderno Virgilio, il frate cala gli astanti nell’atmosfera che vide Padre Umile da Pietralia scolpire nel 1600 il crocefisso in dimensioni naturali esibito dall’unica navata della Chiesa. Figlio di un legnaiolo, il frate si formò in un ambito artigianale, nelle botteghe di intagliatori delle Madonie e, forse, nella stessa Palermo. Di sua fattura si contano ben trentatré crocefissi e quando morì a 25 anni emanava odore di santità. Non gli furono estranee, perciò, le tentazioni che nell’evento di Polla prendono forma di un Satana femminile in rosso d’ordinanza. Interpretato da Massimiliano Conte, frate Umile occupa la scena del chiostro con il suo crocefisso, regalando un momento intenso agli spettatori.
Il diavolo, al secolo una bravissima Franca Guarino, ha il look che gli compete. Meraviglia, quando entra in scena rasentando gli spettatori con la sua chioma fiammeggiante! E il chiostro si anima di ruggiti e proposte di gloria, di successo. Ma frate Umile resiste.
Manco il tempo di riprendersi dalla meraviglia che il visitatore è accompagnato nel refettorio dove lo attende Il cavalier Giambattista Basile, Governatore dello Stato de la Polla, mirabilmente interpretato da Nicola Piccolo, regista e ideatore dell’evento teatrale. Si rivela vincente la sua scelta di unire visita guidata e spettacolo!
L’emozione vola e ricade, si afferra al pozzo per seguire le vicende di frate Umile corroborato, presto, da angeli in candide vesti danzanti; si fa venticello e salmodiare di monaci, rivive sugli affreschi nel chiostro, l’emozione segue il passo lento di chi cammina imparando la storia minuta ed efficace.
All’evento del 9 agosto a Polla, che replicherà il secondo sabato di settembre, manca poco per dirsi perfetto. Vi han concorso i magnifici costumi ridondanti come si addice al ‘600, le gorgiere candide, i tessuti cangianti, le tonache dei monaci silenti, il fascino di un luogo di culto rimasto quasi immutato nei secoli. I personaggi sfilano come grani di rosario davanti agli occhi attenti e curiosi. Presto facciamo la conoscenza di un nuovo personaggio. Ecco che padre Pantoliano conduce tutti nel coro, finemente intagliato dove attendono i frati, silenti e vagamente inquietanti per quelle luci soffuse che gli accendono appena il volto. E’ bene che sia così: l’attenzione è dominata dalla grandiosa cupola affrescata da Domenico Sorrentino che prepara gli astanti alle”mirabilie” dell’interno. Entrati in chiesa, ecco sopraggiungere, in cerca del maestro Ragolia, la modella di quella Quadreria che impreziosisce il luogo di culto magnificamente. Al secolo  Samantha Elisio, la donna si rivolge agli spettatori e li fa ancora più partecipi della scena. Tutti con il naso all’insù, allora, seguendo la narrazione dell’ottima interprete!
Il tempo per riprendersi dalla meraviglia non c’è: ecco incedere il magnifico Filippo Barrese, procuratore della Fabbrica di S. Antonio, al secolo Carmine Calicchio.
E’ lui a dominare la scena prima dell’ingresso di un corteo fatto apposta per stupire. Ma ci troviamo nella storia e c’è poco da obiettare. Siamo in conclamato 1600 per atteggiamenti e tessuti, fogge e luccichio. E’ qui che rifulge l’opera spettacolare dell’ottimo Giorgio Bagnoli dell’Opera Accademy di Verona; i suoi costumi riescono a trasportare in un tempo che amava la ridondanza e lo stupore, quando la scenografia e la sceneggiatura le scriveva la meraviglia.
Formato da nobili con il look di ordinanza, il corteo è preceduto da tre monache; la principale risulterà essere Suor Maria Villano, zia del marchese, al secolo Ester Albano, seguita da due consorelle domenicane. A chiudere il corteo lo stesso marchese Giovanni e Donna Dianora Spinelli, sua madre, interpretata da Adriana Minella. E’ il clou di un evento battezzato dalla meraviglia. La voce narrante, l’architetto Piccolo, introduce abilmente, aiutato da una colonna sonora, nel cuore di un momento storico che ha segnato la vita dello stesso marchese e di Polla. Si rimane con il fiato sospeso, coinvolgendosi fino alle lacrime per quel gesto nobile e mistico. Ma rimaniamo con la sorpresa nel finale. Non poteva venir meglio questa visita teatralizzata nel convento francescano di Polla dove una statua di Sant’Antonio ha pianto. Nel percorso ci si affida complici al fluire delle vicende, tributando un omaggio al luogo ed al tempo, quel 1600 che per tanti è il secolo buio. Un plauso merita l’ideatore e regista, che in modo geniale ha saputo illuminare alcuni angoli scuri della storia meraviglia chi ascoltava.
Un viaggio da non perdere, questo “Si quaeris miracula” dell’architetto Piccolo; un’esperienza che ognuno vive secondo proprie e personalissime emozioni. Lo spettacolo è una sorta di “per grazia ricevuta”, figlio della sensibilità di Piccolo e dei frati francescani che lo han accolto tra le mura sacre. Un evento che va segnato nell’agenda di settembre. Polla e la storia danno un appuntamento. Non sarebbe educato rifiutare l’invito.


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Canta ancora il mare

la Biro Labirinto

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Luglio 2014 13:16

Ho indigestione di vuoto

avendo scavato il pieno

per cercare senza sapere

e amare dove prima era nero

Abbiamo piantato semi nel cemento

irrorato con sofferenze gioia e pianto

Deposto croci e costruito cattedrali

analizzato passati e dipinto stole

ricavando ancora dal nero colore

e colore a volte stintosi in nero

e mani su mani e carne abbracci

strette e fame di noi nel domani

un domani generazionalmente

incerto e sprotetto da affrontare

eretto e folle fatto di Amore

di cio’ che chiamavamo Amore

di ore che non passano

di treni che non passano

di passi che non s’odono

e silenzio assordante

di bicchieri aggiunti

di ruote quadrate

di fiumi in secca

di occhi asciutti

per l’ultimo boccone di energia

e già parole confuse

contratte

astratte

problemi che non ci sono

ci chiudiamo a scrigno

pagando a caro pegno

calpestando un sogno

pregno un tempo

mentre ora sbaglio

o forse è un raglio

di un testardo illuso

solitario clown

fatto per ridere

su di una quinta

fatto per piangere

dietro un sipario.


         --Valeriano Forte--


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Giffoni Teatro XVII edizione, dal 2 al 23 agosto tra il Giardino degli Aranci e l'Arena Alberto Sordi.

Cultura e spettacolo

Giffoni Teatro XVII edizione, dal 2 al 23 agosto tra il Giardino degli Aranci e l'Arena Alberto Sordi.Il teatro d’agosto, che in Giffoni Valle Piana riconosce il suo palcoscenico a cielo aperto, torna, puntuale, anche quest’anno a scandire l’estate con un ricco cartellone in cui spiccano anteprime e grandi protagonisti, ma anche la professionalità e l’impegno delle compagnie stabili del territorio, il sogno e le aspirazioni del teatro ragazzi, e la comicità del sud. Si riassume in queste caratteristiche la XVII edizione di Giffoni Teatro, evento promosso dall’Associazione omonima, presieduta da Mimma Cafaro, con il patrocinio della Regione Campania e il Comune di Giffoni Valle Piana, in programma dal 2 al 23 agosto, al Giardino degli Aranci e all’Arena Alberto Sordi della Cittadella del Cinema.
Quattordici gli appuntamenti in cartellone affidati alle più rappresentative maschere napoletane del momento, celebri provocatori e menestrelli che del Vesuvio ne hanno esaltato cultura e tradizione, evidenziando quanto, ancora oggi, anche nel ricordo di chi purtroppo non c’è più, il teatro classico sia estremamente debitore con l’incredibile patrimonio artistico targato Napoli. Aprono e chiudono l’edizione 2014 quattro grandi amici di Giffoni Teatro, ai quali si aggiunge uno spettacolo in anteprima assoluta. Nel mezzo cinque date affidate alle compagnie stabili del territorio, un appuntamento a dir poco singolare con un gruppo della Polizia di Padova nel ruolo di attori e tre appuntamenti con il TeatroRagazzi.


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