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Cultura e spettacolo

Giovedì 19 Febbraio 2015 11:28


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ØEN-ZEROESTENSIONINEURONALI PRESENTA IL PRIMO DISCO “LA PORTA STRETTA” -  20 FEBBRAIO ORE 22 @L’ASINO CHE VOLA"La porta stretta" è il primo album , insolito e stridente, di ØEN -Zero Estensioni Neuronali , che, dopo anni di immersioni, di viaggi e di esperienze sui palchi e fuori, hanno deciso di “digerire” fino in fondo alcuni dei loro brani e dare vita a un percorso, loro e di quelli come loro.

La porta stretta, che riecheggia nei testi e che occhieggia nella copertina del disco, è simbolo immediato, forte, antico, il segno di ogni passaggio, difficile, destinato a pochi (quei pochi che lo vogliono ).

Quelli degli ØEN sono brani di pancia, in salita, di reazione.

Parole e musica raccontano temi intensi: il confronto, le lotte quotidiane con l’Altro, lo scontro, l’impotenza e il bisogno, forte, di attraversare i territori senza scorciatoie.

E soprattutto le scelte, difficili, coraggiose, pagate con l’emotività, lungo strade che di rettilineo hanno poco. La facilità è bandita e, se esiste, sta dall’altra parte dello sguardo.

Ad ascoltarlo con attenzione, La porta stretta è un album segnato da una prima parte rock e da una seconda in prevalenza con sonorità decisamente pop. Lontani dalle definizioni di comodo, i generi affrontati si avvicinano al pop, che, dunque, appare solo un pretesto per dare forma semplice e leggera alla complessità delle cose.

La sfida consiste nel far dialogare gli strumenti, ognuno dei quali persegue un mondo a sé stante, rimanendo tuttavia un satellite al servizio di tutti gli altri.

I suoni, familiari e deformati, fatti di accordi sospesi e alterati, sono quelli di una musica ricercata, proveniente dal passato e allo stesso tempo proiettata nel futuro. Che punta dritta, verso la porta stretta.

"La Porta Stretta" uscito per Erratica Music e distribuito da Sounday, domani 20 febbraio a L’Asino che Vola di Roma (via Antonio Coppi 12/d). Saranno presenti ospiti ed amici che accompagneranno ll gruppo per tutta la serata.

 

Intervista allo scrittore James Oswald nuova rivelazione della crime fiction

Lunedì 16 Febbraio 2015 16:15

Arriva Il libro del male, l’atteso sequel della saga dell’ispettore McLean Il libro del male è il nuovo libro di James Oswald edito da Giunti che in Inghilterra ha già venduto oltre 80.000 copie, narra le vicende dell’ispettore McLean, costretto a riaprire il capitolo più doloroso e personale della sua vita, al fine di risolvere un misterioso e maledetto caso di pluriomicidio. Ogni anno, per dieci anni, il cadavere di una ragazza viene ritrovato alla vigilia di Natale: nuda, sgozzata, il corpo lavato dopo lo scempio. L’ultima è Kirsty, la fidanzata dell’ispettore Tony McLean.

Oswald, con Il Nome del Male (primo capitolo della saga), è stato capace di creare un vero e proprio caso letterario, realizzando un thriller ricco di tensione che ha riscosso ampi consensi di critica e di pubblico.

James Oswald, scrittore per passione e contadino, in pochi mesi è passato dall’autopubblicazione a essere autore di punta per alcune delle più importanti case editrici del mondo. Perché ha iniziato ad  autopubblicare i suoi racconti? Avrebbe mai immaginato un tale risultato/riscontro?

Ho pubblicato da solo i primi due romanzi dell’Ispettore McLean perché nessun altro li avrebbe pubblicati. Ho scritto Nel nome del male nel 2006 ed è stato nominato per il premio della CWA Debut Dagger nel 2007, ma gli editori non hanno apprezzato il mix di procedure poliziesche e indizi di influenza sovrannaturale. Ho avuto lo stesso problema con il sequel, Il libro del male, anch’esso nominato per il Debut Dagger l’anno successivo.

Non conoscevo la possibilità di autopubblicare un ebook fino al 2011, quando un amico, lo scrittore Allan Guthrie, mi raccontò quanto questa esperienza si fosse rivelata efficace per lui. Così ho pubblicato entrambi i racconti aspettandomi di vendere qualche centinaia di copia all’anno e fare un po’ di soldi, ma il loro successo mi ha letteralmente sorpreso!

Lei vive nella bella e tranquilla campagna scozzese ma nel suo libro descrive scenari urbani caotici, oscuri e violenti: da dove nasce questo contrasto e qual è la sua fonte d’ispirazione?

Sono cresciuto in campagna, questo ambiente mi è sempre stato familiare, ma ho vissuto e lavorato anche in città. Ho sempre desiderato scrivere racconti dove la possibilità che gli spiriti maligni esistano davvero si scontrasse con una visione più razionale del mondo. Penso che questo funzioni meglio in un contesto urbano, in particolar modo in una città con una lunga storia. Londra sarebbe andata bene, ma Edimburgo è anche meglio.

Per quanto riguarda da dove traggo l’ispirazione, la risposta è ovunque. Il segreto è riconoscere che qualcosa di quello che leggi, o che qualcun altro ti dice, merita di essere tenuta a mente. Devi sempre fare attenzione quando parli con uno scrittore – non puoi mai sapere dove potranno andare a finire le tue parole!

Cos’è il male per lei al mondo d’oggi?


Il male coincide con molte cose nel mondo moderno, ma per me assume sempre il valore di aggettivo più che di sostantivo. Le persone commettono atti di violenza per motivi strettamente egoistici, ma non penso che siano cattivi per natura. Non credo neppure a spiriti maligni, demoni e cose del genere, anche se me ne servo per le mie storie. La misoginia, il razzismo, l’intolleranza religiosa (all’interno e fra le religioni), la fede cieca…tutti questi elementi sono difetti della natura umana che ci portano a compiere il male.

La stampa inglese l’ha acclamato come il nuovo Ian Rankin: cosa pensa di questo paragone?

La stampa è sempre molto brava a etichettare cose e persone. Dal momento che i miei gialli sono ambientati a Edimburgo, I paragoni con Ian Rankin erano inevitabili. Ne sono lusingato – adoro i romanzi di Ian e aspiro a scrivere bene come lui – ma non penso che il confronto regga. Penso anche che Rebus e Tony McLean non andrebbero molto d’accordo tra loro.

Accade sempre più di frequente che le serie narrative vengano trasposte in serie televisive: sarebbe felice se l’ispettore McLean diventasse un personaggio di culto anche in tv? Chi vedrebbe bene nei sui panni?

Sarei onorato di vedere i miei racconti in una serie televisiva, ma non saprei proprio dire chi potrebbe interpretare il ruolo di Tony McLean. Le ragioni sono due: per prima cosa, non ho davvero idea di come Tony sia fatto fisicamente. Non viene mai descritto all’interno dei romanzi, perché sono scritti dal suo punto di vista. Questo artificio narrativo è abbastanza voluto in quanto dà la possibilità al lettore di immaginarselo come meglio crede.

La seconda ragione coincide con il fatto che, essendo un contadino a tempo pieno e scrivendo due o tre romanzi l’anno (scrivo anche fantasy sotto il nome di J D Oswald), raramente riesco a guardare la tv, di conseguenza non conosco i nomi degli attori che potrebbero interpretare questo ruolo.
Se mai tale serie televisiva venisse prodotta, ciò che sarebbe interessante sarebbe vedere come reagirei ad avere un volto fisico-l'attore scelto- nella mia testa quando scriverò il prossimo libro della serie. Sarebbe un bel problema!


 

Mercoledì 11 Febbraio 2015 15:17

FRANCESCO DE GREGORI, A SORPRESA A L’ASINO CHE VOLA DI ROMA: “NOI NON CI SANREMO”Altro che Sanremo. Ieri la musica a Roma era a L’Asino che Vola dove, a sorpresa, si è presentato Francesco De Gregori, ospite della serata “Noi non ci Sanremo”, organizzata dal gruppo degli ex “Giovani del Folkstudio” guidati da Luigi De Gregori Grechi. I fortunati spettatori hanno potuto assistere ad un inedito set in cui De Gregori ha regalato alcuni dei suoi brani più belli tra cui “Alice” e  “Vai in Africa, Celestino!”. Ed anche “Il bandito ed il campione” in coppia con il fratello Luigi che ne è l’autore. Chiusura corale con una sentita “Roma nun fa' la stupida stasera”, insieme agli altri artisti ospiti della serata. In apertura De Gregori ha ringraziato per l'invito ed ha soggiunto: “Questo è il miglior posto dove potrei stare stasera”.

L’Asino che vola è uno dei live club capitolini più attivi sul versante della musica di qualità. La sua attenzione è rivolta soprattutto ai giovani, con una naturale vocazione per il talent scouting ed anche per questo ha ricevuto i complimenti del “Principe” della canzone.

I giovani del Folkstudio” è un appuntamento bisettimanale giunto oramai alla sesta puntata. Si tiene a L’Asino che Vola ogni due martedì ed ha l’intento promuovere la musica folk e d’autore. Ideata e promosso da Luigi “Grechi” De Gregori e Francesco Pugliese “Cisco”, vuole ricreare l’atmosfera del leggendario Folkstudio dove, alla fine degli anni 60, proprio loro due ebbero l’incarico di dirigere il primo “Folkstudio Giovani” della domenica pomeriggio, uno spazio che col tempo divenne la fucina della “scuola romana” di cantautori da dove partirono artisti del calibro di Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano e tanti altri. Il prossimo appuntamento con “I giovani del Folkstudio” è per martedì 24 febbraio, con altre sorprese.

L’ASINO CHE VOLA
Via Antonio Coppi, 12/d
Roma
Per info e prenotazioni 06 785 1563

 

In viaggio con dante: l'itinerario del pensiero tra arte, musica e letteratura

Mercoledì 04 Febbraio 2015 18:13

In viaggio con dante: l'itinerario del pensiero tra arte, musica e letteratura Venticinque dipinti, cento canti e settecentocinquant’anni di straordinaria modernità. In onore di Dante Alighieri, poeta che più di tutti attraversò i sentieri della verità, facendosi carico d’inquietudini universali, la Fondazione Credito Bergamasco organizza “Un fine settimana con Dante” e la mostra itinerante “Come gente che pensa a suo cammino”, iniziative a partecipazione libera a gratuita per ripercorrere la meraviglia dell’opera dantesca, riscoprendo significative assonanze con la contemporaneità, dall’oscurità dei suoi tempi all’ostinata ricerca della felicità.
Spetta così al maestro Angelo Celsi classe 1937, originario della Val Seriana (Bg) e residente a Sovere, il compito di celebrare, su commissione della Fondazione Credito Bergamasco, la straordinaria attualità del Vate, attraverso venticinque dipinti di grande dimensione, illustrazioni dedicate agli episodi e ai personaggi della Divina Commedia, in un suggestivo alternarsi di Inferno, Purgatorio e Paradiso che da Bergamo e provincia, grazie alla partnership di numerosi enti territoriali, toccherà anche Lodi e Verona.
Bergamo accoglie così la festa più romantica, San Valentino, lasciandosi sedurre dalle tensioni narrative di amori leggendari: come quello che vide ardere di passione Francesca da Rimini e Paolo Malatesta o che si sublimò nella più straordinaria spiritualità nel caso di Dante e Beatrice.
Un vero e proprio percorso “d’innamoramenti d’arte” che prende avvio venerdì 13 febbraio alle ore 18.00 presso il Palazzo del Credito Bergamasco di Bergamo, in Largo Porta Nuova 2, con la presentazione del programma curata, dopo il saluto di benvenuto dell’avv. Cesare Zonca, da Angelo Piazzoli, Segretario Generale Fondazione Credito Bergamasco e da Enzo Noris, Presidente della Società Dante Alighieri di Bergamo. Per l’occasione interverrà Franco Palmieri autore del libro Incantati dalla Commedia, nato dalla singolare esperienza che ha visto le piazze italiane gremirsi di migliaia di persone, estasiate di fronte alla lettura dei versi della Divina Commedia.
Incantesimo che rivivrà nel corso del “Fine settimana con Dante Alighieri”, la due giorni a tutto Dante del 14 e 15 febbraio, con visite guidate alla mostra in compagnia degli studenti del Liceo Classico del Collegio Vescovile Sant’Alessandro di Bergamo.
Le visite guidate saranno arricchite dall’esibizione del violinista trevigliese Alberto Cammarota, 27 anni, e dalle letture di alcuni dei canti della Divina Commedia, a cura della Società Dante Alighieri di Bergamo.
E dopo la magia made in Bergamo, l’esposizione sarà ospitata in alcuni Comuni della provincia quali Romano di Lombardia, Lovere, Gromo, Grumello del Monte, Clusone nonché nelle città di Verona e Lodi.
“Ripercorrere il cammino di Dante consente di tornare alle radici comuni della nostra cultura, all’italianità e ai suoi valori fondanti, alla grandezza del genio italico – capace di affrontare ciò che nessuno, né prima né poi, ha più realizzato – trasmettendo un messaggio di orgoglio, di fiducia nel futuro, di consapevolezza dei nostri mezzi (intellettuali e morali) che ci derivano dalla nostra storia e dalla nostra tradizione” – sottolinea il dott. Angelo Piazzoli, Segretario Generale della Fondazione Credito Bergamasco, specificando come le iniziative intendano offrire un concreto strumento e un’interessante occasione per sviluppare riflessioni, approfondimenti didattici, momenti aggregativi e culturali.

 

Museo Canova: Dopo le feste un privilegio a Possagno la collettiva con la presenza di Vittorio Sgarbi

Martedì 06 Gennaio 2015 17:39

collettiva Grazia Azzali Conto alla rovescia per l'attesissima mostra collettiva allestita nel pregiato contesto istituzionale del Museo Gipsoteca Canova a Possagno (Treviso) che sarà inaugurata Sabato 17 Gennaio alle ore 18.30 con la presenza d'eccezione di Vittorio Sgarbi e durerà fino al 10 febbraio 2015. All'iniziativa, organizzata dal manager produttore Salvo Nugnes partecipa la poliedrica artista Grazia Azzali con una serie di opere di intensa suggestione.

Ella dichiara "L'opera è la mia frequenza. La superficie del quadro è un luogo inquietante, è lo spazio nel quale il gesto infligge e lascia la traccia del proprio passaggio alla maniera dei fuochi d'artificio: accendono il buio per poi esaurirvisi dentro. Le mie sono presenze in fuga. L'immagine mi è frontale, attraversa lo spazio in un totale smarrimento di luce e buio per trionfare in frammenti di ciò che è inafferrabile". Per l'Azzali l'opera finale è la sua luce, il suo modo di filtrarla e concepirla, una modalità di ricerca di senso del mondo, cercando un'illuminazione che dipani il buio della conoscenza umana.

Nel commentare le connotazioni distintive del suo stile è stato sottolineato "Benché a prima vista il risultato sembri un'astrazione, un puro gioco di sfilature dorate su un fondo nerissimo, a debita distanza dell'opera le figure ricompongono dei soggetti intricati, distorti, viscerali, ma riconoscibili. Sono fate, barche, paesaggi marini, visioni del firmamento, vegetazioni notturne e altri elementi che insieme concorrono a ricreare una cosmogonia fantastica e quasi epica.

E' un mondo delle favole, che vive in una dimensione perennemente notturna, che s’interseca con la magia, con il corpus delle leggende e dei miti più antichi, con l'alchimia e l'esoterismo, impregnato di mistero e allo stesso tempo di rivelazioni, di scoperte che appunto mettono in luce dove c'era il buio sotto forma di un messaggio, che si rivela essere un'intera e complessa dimensione di senso e bellezza. E se questa cosmogonia dai tratti gotici ed epici riesce così bene non è solo per la capacità del ’saper fare’ ma anche perché fa parte di una spiritualità altamente sviluppata e netta, che l'artista coltiva nel suo carattere, con la sua personalità effettivamente notturna, schiva, solitaria, che ricerca il mistero e che si appassiona di nuovi modi di intendere la vita oltre il materiale, mischiando continuamente il proprio quotidiano alle nuove scienze spirituali ed esoteriche".



 

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