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Cultura e spettacolo

Lunedì 08 Settembre 2014 13:10


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STAZIONI DI EMERGENZA atto VI per nuove creatività STAZIONI D’EMERGENZA,  rassegna nazionale aperta alle formazioni teatrali d’ultima generazione, le cui opere  si spera possano offrire occasione d’osservazione, per nuovi segni e modalità operative nella messinscena.

Nel corso degli anni la Galleria Toledo ha inteso proporsi quale osservatorio e motore d’indagine su quanto di nuovo viene realizzato nel tessuto della sperimentazione emergente, nazionale e estera. In questi termini Stazioni d’Emergenza si rappresenta quale utile occasione di confronto e visibilità per quelle realtà teatrali, nazionali e internazionali, di maggiore risalto e interesse; ne hanno dato conferma spettacoli come “La Merda” e “Io mai niente con nessuno avevo fatto”, entrambi vincitori di trascorse edizioni, che hanno ottenuto e ottengono importanti consensi nel panorama della migliore sperimentazione europea, e che vengono riproposti quest’anno nel contesto della stagione artistica 2014-15.

STAZIONI D’EMERGENZA – ATTO VI, ritorna con otto compagnie selezionate da una stimolante rosa di oltre cento proposte.
In questa edizione, ancora una volta, si è scelto  di dare spazio anche ad alcuni complessi che ricercano spunti drammaturgici attraverso i linguaggi del movimento corporeo, oltrepassando i confini della messa in scena più definitamente teatrale; tali prove sono state ritenute innovative soprattutto in relazione alla gestione dell’interazione tra corpo e spazialità scenica. Si è anche voluto dedicare un segnale d’ attenzione alle nuove generazioni di artisti dell’area di residenza di Stazioni d’Emergenza,  perché è nota la ricchezza del territorio campano e napoletano quale incubatore del teatro a venire.

La rassegna si apre proprio con le prove sceniche delle tre realtà di residenza campana. Il primo appuntamento è con la danza di Simona Perrella, interprete e coreografa delle proprie visioni percettive e tattili con “Manomissioni”; a seguire  il gruppo italo-francese di Tullia Conte,  che propone in  “San Tarantella”  un progetto di teatro antropologico tra danza e ricerca delle tradizioni. Ancora una produzione napoletana: “Troilo e Cressida  - storia tragicomica di eroi e buffoni” nella trascrizione, questa volta teatrale,  di Alessandro Paschitto che rielabora la tragedia greca attraverso la lezione  shakespeariana,  per la regia di Mario Autore e Eduardo Di Pietro.

Si passa poi alle imprese di diversa provenienza.
Anna Serlenga con la produzione italo-francese “Mouvma! Nous, qui avons encore 25 ans”, dal testo di Ronan Cheneau: la marginalità delle banlieu parigine attraverso l’interpretazione pasoliniana dei tre attori tunisini.
Andersen 2014 - fiabe che non sono favole” è per la regia di Emanuela Ponzano su testo originale di Serena Grandicelli e Matteo Festa, luogo narrativo in cui l’affabulazione è elemento chiave al fine d’ interpretare la crudezza di una contemporaneità avvertita sempre più povera di azione creativa e immaginazione.

"Madame Bovary” , nella visione di Luciano Colavero “è donna  in cerca del senso dell’esistenza, ed esorcizza la miseria del fallimento attraverso i veleni del desiderio compulsivo del possesso.

E’ dedicato a Carmelo Bene l’ “Orlando Bodero”, di  Mario Fedeli Manuela Mosè e Daniele Fedeli ;  un’operazione psico-magica, dove il Poeta gioca con tutti gli elementi della metafora e del simbolismo archetipico.

Infine “Padroni delle nostre vite” di Ture Magro, appassionante e acclamata pièce di teatro d’impegno civile, mette in scena la vera storia di Pino Masciari, un imprenditore calabrese che si oppone alle richieste estorsive, e sfida il muro di omertà di ‘ndranghetisti e politici.

 

Mostra fotografica di Giuseppe Grossi Notti islandesi, cieli irlandesi, albe italiane

Lunedì 08 Settembre 2014 13:04

Mostra fotografica di Giuseppe Grossi Notti islandesi, cieli irlandesi, albe italianeI cieli sono intensi e mutevoli, le onde del mare spumeggianti, le sponde dei laghi riposanti, le acque delle cascate fluenti… Sono le foto di Giuseppe Grossi, in mostra da sabato 13 settembre al Palazzo Baronale del Parco Valle del Treja, a Calcata.

25 foto, di grande formato, che ci regalano infinite pianure e cieli maestosi, ghiacci, nevi, boschi, in una composizione dove una natura integra accoglie nessuno o pochissimi segni della presenza dell’uomo, spesso quasi invisibili. Ne discende un paesaggio possente e naturale, dove l’uomo è l’intruso. La terra degli albori raccontata con le tecnologie più avanzate, ma con un metodo che antepone il pensiero all’atto fotografico.

Foto così nascono dalla conoscenza dei luoghi e delle situazioni. Per fare buone foto infatti bisogna indagare, analizzare, studiare bene ciò che si fotografa. È un approccio che si concede il lusso di una buona preparazione e la profusione del tempo.

Giuseppe Grossi è un fotografo professionista che sembra viaggiare a ritroso nel tempo, alla ricerca di spazi incontaminati e primordiali. Le sue immagini, oltre la perfezione formale e le suggestioni dei luoghi, evocano anche una speranza per una società che ritrovi l’equilibrio tra uomo e natura.

La mostra sarà visitabile nel Palazzo Baronale del Parco Valle del Treja, a Calcata, da sabato 13 settembre a domenica 5 ottobre, nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 9-13; lunedì e giovedì anche 15-17; sabato 16-19; domenica 11-19. Ingresso libero.

 

Mostra dei bizzarri ecologici lumi di Giampaolo Monsignori ad Umbertide

Giovedì 28 Agosto 2014 09:22

Mostra dei bizzarri ecologici lumi di Giampaolo Monsignori ad Umbertide La meravigliosa Rocca - Centro per l'Arte Contemporanea di Umbertide in piazza Fortebracci, accoglie il taglio del nastro per le mostre "L'Arte illumina l'Arte" e "Melting Pot". Due differenti mostre per due distinte personalità che apriranno i battenti in contemporanea, sabato 30 agosto alle ore 17,30 dando vita ad un grande evento artistico che ci accompagnerà per tutto il mese di settembre. Le due esposizioni saranno arricchite da eventi di concerti e poesia.

"L'Arte illumina l'Arte" di Giampaolo Monsignori, umbertidese fantasioso ed appassionato creatore di forme da oggetti di uso comune riadattati e riciclati; fino al 30 settembre in questa personale che si terrà nel piano inferiore della fortezza medievale, metterà in mostra le sue creazioni di luce,
realizzazioni personalissime in cui Monsignori, ingegnandosi a realizzare ombre, spigolature e riflessi particolari attraverso un lavoro creativo, restituisce al concetto di “illuminazione” un’ innovativo intrigante magico splendore; la “luce” attraverso quel farsi plasmare, può portare avanti un discorso esprimendo al meglio il significato dell’idea così realizzata e, nello stesso tempo, può lasciar fluire la libera immaginazione di chi la guarda e la vive.
Quindi, luce non soltanto per illuminare ambienti, ma anche per muovere con riflessi il contenitore creato per lei, per esprimere e stimolare pensieri ed immagini che vadano oltre l’illuminazione stessa ..
In aggiunta a tutto ciò l’utilizzo di oggetti recuperati, rielaborati, riutilizzati, lavorati, reinventati facendo leva sul concetto del riuso, possiede in sé un significato globale, fondamentale per l’artista, e quel “diverso senso” e “fine utile” da dare anche all’arte e alla creatività.
Lavorazioni metalmeccaniche e legni, lavorati, assemblati e trasformati fino a dare vita a figure fatte più di vuoti che di pieni che lasciano filtrare la luce. Ogni creazione ha una sua propria ispirazione, una spiegazione tecnica di realizzazione ed un messaggio ideale, semplice o più complesso, da inviare ..

“L’Arte illumina l’Arte” prevede sei distinti momenti di musica e poesia in una sorta di connubio tra varie forme d’arte:
si parte sabato 30 agosto quando il taglio del nastro sarà allietato dalla musica di flauti e violini, per proseguire il 19 settembre alle ore 17 con le letture di poesie a cura di Paolo Pistoletti, il 20 settembre alle ore 19 (questa volta al Teatro dei Riuniti) con il concerto di Stella Bigi (piano) con Aurora Giulioni (danza), il 26 settembre alle ore 17 con il piccolo gruppo dilettante Amici per la musica, il 27 settembre alle ore 17 con il concerto di flauto e chitarre di M. Peverini, A. Bravi e M. Piccioloni, il 28 settembre alle ore 17 (al museo di Santa Croce) con il concerto dell’Orchestra da Camera San Crescentino.

 

Lunedì 11 Agosto 2014 15:20

La meraviglia è di casa a Polla: Si quaeris miraculaParola d’ordine: “Meravigliare!” e così fu. Il diktat percorre tutto lo spettacolo di Polla nel convento francescano di Sant’Antonio. Il “Si quaeris miracula” stupisce. E’ un “unicum” nel Sud che nasce dalla passione di un pollese “doc”, l’architetto Nicola Piccolo e cresce con la collaborazione di molti, non ultimi i frati del convento che han provveduto di tonache la Compagnia teatrale.
Lo stupore s’insinua in men che non si dica nel chiostro che, con il pozzo centrale, esibisce linee nette e semplici e non lascia più lo spettatore. L’occhio va agli affreschi nelle lunette in alto, una narrazione di vicende bibliche e legate al convento. La meraviglia si moltiplica e si fa colore, salmodiare, lingua aulica, processione di frati illuminati a stento dalle candele. Trasportati dal flusso della meraviglia mista a curiosità, ci si inoltra in un secolo, il 1600, e nei personaggi che animarono il Convento stesso e Polla. All’umiltà delle tonache fa da contraltare il fasto dei costumi di Don Giovanni Villano, marchese della cittadina, e del suo seguito sfavillante per stoffe e fogge. Interpretato da Sergio Bologna, il nobile lascia sfuggire più di una lacrima per il suo “Gran Rifiuto” così verosimile da sentirsi trasportati e vincere i legacci del tempo. Il finale rapisce per la commozione e i dialoghi, ma questo va lasciato sotto traccia per non smarrire la sorpresa.
Riesumato e solenne quanto basta, un Padre Pantoliano in splendida forma accoglie e accompagna i visitatori nella storia e nell’itinerario di un convento che non può dirsi avaro né di misticismo né di bellezza. Padre Ambrogio Pantoliano, frate  francescano nonchè  Custode di Terrasanta, è interpretato da un ottimo Gino Del Bagno, calato nel personaggio tanto da confondersi con i veri frati del Convento. Moderno Virgilio, il frate cala gli astanti nell’atmosfera che vide Padre Umile da Pietralia scolpire nel 1600 il crocefisso in dimensioni naturali esibito dall’unica navata della Chiesa. Figlio di un legnaiolo, il frate si formò in un ambito artigianale, nelle botteghe di intagliatori delle Madonie e, forse, nella stessa Palermo. Di sua fattura si contano ben trentatré crocefissi e quando morì a 25 anni emanava odore di santità. Non gli furono estranee, perciò, le tentazioni che nell’evento di Polla prendono forma di un Satana femminile in rosso d’ordinanza. Interpretato da Massimiliano Conte, frate Umile occupa la scena del chiostro con il suo crocefisso, regalando un momento intenso agli spettatori.
Il diavolo, al secolo una bravissima Franca Guarino, ha il look che gli compete. Meraviglia, quando entra in scena rasentando gli spettatori con la sua chioma fiammeggiante! E il chiostro si anima di ruggiti e proposte di gloria, di successo. Ma frate Umile resiste.
Manco il tempo di riprendersi dalla meraviglia che il visitatore è accompagnato nel refettorio dove lo attende Il cavalier Giambattista Basile, Governatore dello Stato de la Polla, mirabilmente interpretato da Nicola Piccolo, regista e ideatore dell’evento teatrale. Si rivela vincente la sua scelta di unire visita guidata e spettacolo!
L’emozione vola e ricade, si afferra al pozzo per seguire le vicende di frate Umile corroborato, presto, da angeli in candide vesti danzanti; si fa venticello e salmodiare di monaci, rivive sugli affreschi nel chiostro, l’emozione segue il passo lento di chi cammina imparando la storia minuta ed efficace.
All’evento del 9 agosto a Polla, che replicherà il secondo sabato di settembre, manca poco per dirsi perfetto. Vi han concorso i magnifici costumi ridondanti come si addice al ‘600, le gorgiere candide, i tessuti cangianti, le tonache dei monaci silenti, il fascino di un luogo di culto rimasto quasi immutato nei secoli. I personaggi sfilano come grani di rosario davanti agli occhi attenti e curiosi. Presto facciamo la conoscenza di un nuovo personaggio. Ecco che padre Pantoliano conduce tutti nel coro, finemente intagliato dove attendono i frati, silenti e vagamente inquietanti per quelle luci soffuse che gli accendono appena il volto. E’ bene che sia così: l’attenzione è dominata dalla grandiosa cupola affrescata da Domenico Sorrentino che prepara gli astanti alle”mirabilie” dell’interno. Entrati in chiesa, ecco sopraggiungere, in cerca del maestro Ragolia, la modella di quella Quadreria che impreziosisce il luogo di culto magnificamente. Al secolo  Samantha Elisio, la donna si rivolge agli spettatori e li fa ancora più partecipi della scena. Tutti con il naso all’insù, allora, seguendo la narrazione dell’ottima interprete!
Il tempo per riprendersi dalla meraviglia non c’è: ecco incedere il magnifico Filippo Barrese, procuratore della Fabbrica di S. Antonio, al secolo Carmine Calicchio.
E’ lui a dominare la scena prima dell’ingresso di un corteo fatto apposta per stupire. Ma ci troviamo nella storia e c’è poco da obiettare. Siamo in conclamato 1600 per atteggiamenti e tessuti, fogge e luccichio. E’ qui che rifulge l’opera spettacolare dell’ottimo Giorgio Bagnoli dell’Opera Accademy di Verona; i suoi costumi riescono a trasportare in un tempo che amava la ridondanza e lo stupore, quando la scenografia e la sceneggiatura le scriveva la meraviglia.
Formato da nobili con il look di ordinanza, il corteo è preceduto da tre monache; la principale risulterà essere Suor Maria Villano, zia del marchese, al secolo Ester Albano, seguita da due consorelle domenicane. A chiudere il corteo lo stesso marchese Giovanni e Donna Dianora Spinelli, sua madre, interpretata da Adriana Minella. E’ il clou di un evento battezzato dalla meraviglia. La voce narrante, l’architetto Piccolo, introduce abilmente, aiutato da una colonna sonora, nel cuore di un momento storico che ha segnato la vita dello stesso marchese e di Polla. Si rimane con il fiato sospeso, coinvolgendosi fino alle lacrime per quel gesto nobile e mistico. Ma rimaniamo con la sorpresa nel finale. Non poteva venir meglio questa visita teatralizzata nel convento francescano di Polla dove una statua di Sant’Antonio ha pianto. Nel percorso ci si affida complici al fluire delle vicende, tributando un omaggio al luogo ed al tempo, quel 1600 che per tanti è il secolo buio. Un plauso merita l’ideatore e regista, che in modo geniale ha saputo illuminare alcuni angoli scuri della storia meraviglia chi ascoltava.
Un viaggio da non perdere, questo “Si quaeris miracula” dell’architetto Piccolo; un’esperienza che ognuno vive secondo proprie e personalissime emozioni. Lo spettacolo è una sorta di “per grazia ricevuta”, figlio della sensibilità di Piccolo e dei frati francescani che lo han accolto tra le mura sacre. Un evento che va segnato nell’agenda di settembre. Polla e la storia danno un appuntamento. Non sarebbe educato rifiutare l’invito.

 

Giffoni Teatro XVII edizione, dal 2 al 23 agosto tra il Giardino degli Aranci e l'Arena Alberto Sordi.

Martedì 15 Luglio 2014 18:20

Giffoni Teatro XVII edizione, dal 2 al 23 agosto tra il Giardino degli Aranci e l'Arena Alberto Sordi.Il teatro d’agosto, che in Giffoni Valle Piana riconosce il suo palcoscenico a cielo aperto, torna, puntuale, anche quest’anno a scandire l’estate con un ricco cartellone in cui spiccano anteprime e grandi protagonisti, ma anche la professionalità e l’impegno delle compagnie stabili del territorio, il sogno e le aspirazioni del teatro ragazzi, e la comicità del sud. Si riassume in queste caratteristiche la XVII edizione di Giffoni Teatro, evento promosso dall’Associazione omonima, presieduta da Mimma Cafaro, con il patrocinio della Regione Campania e il Comune di Giffoni Valle Piana, in programma dal 2 al 23 agosto, al Giardino degli Aranci e all’Arena Alberto Sordi della Cittadella del Cinema.
Quattordici gli appuntamenti in cartellone affidati alle più rappresentative maschere napoletane del momento, celebri provocatori e menestrelli che del Vesuvio ne hanno esaltato cultura e tradizione, evidenziando quanto, ancora oggi, anche nel ricordo di chi purtroppo non c’è più, il teatro classico sia estremamente debitore con l’incredibile patrimonio artistico targato Napoli. Aprono e chiudono l’edizione 2014 quattro grandi amici di Giffoni Teatro, ai quali si aggiunge uno spettacolo in anteprima assoluta. Nel mezzo cinque date affidate alle compagnie stabili del territorio, un appuntamento a dir poco singolare con un gruppo della Polizia di Padova nel ruolo di attori e tre appuntamenti con il TeatroRagazzi.

 

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