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“Intervista a Giordano Bruno”: fenomeno letterario “a furor di Web”. Con il suo “Io dirò la verità. Intervista a Giordano Bruno”, lo scrittore napoletano Guido del Giudice è la vera rivelazione della prima metà del 2012. Il suo libro, pubblicato dalla Di Renzo, emergente casa editrice romana, sta riscuotendo un grande successo tra i lettori, grazie soprattutto al tam-tam diffuso sul Web da social network, blog e siti letterari. E’, dunque, un Del Giudice particolarmente soddisfatto quello che incontriamo per rivolgergli qualche domanda.

Prima di questo, Lei ha dedicato al Nolano altri sei libri, tra saggi e traduzioni. In che cosa “Io dirò la verità” si differenzia dai precedenti?

Attraverso la ricostruzione, in forma diretta e accessibile a tutti, della vicenda finale del filosofo mi sono proposto di fornire, anche a chi si avvicina a Bruno per la prima volta, una visione d’insieme realistica e veritiera del personaggio e del pensatore. Sono felice, soprattutto, del favore riscosso presso studenti e insegnanti , in quanto la diffusione del libro nelle scuole rappresenta uno dei miei principali obiettivi.

Lei è noto anche per alcune decise prese di posizione contro il potere accademico, che ricordano l’atteggiamento di Giordano Bruno.

Confesso che alcune analogie caratteriali sono probabilmente alla base della sintonia che ho sempre avvertito con questo grande personaggio. L’insofferenza nei confronti di quella parte di accademia che pretende di sequestrare per sé la cultura, decidendone interpreti ed indirizzi, è sicuramente una delle principali. Purtroppo esiste in Italia una lobby, governata con metodi vessatori da alcuni accademici di professione i quali, in difesa del loro “particulare”, scoraggiano o boicottano ferocemente chiunque osi invadere la loro sfera d’interessi.

Ciò nonostante Lei è riuscito ad imporsi come uno dei maggiori interpreti, sicuramente il più attuale, del filosofo Nolano.

Di questo devo esser grato soprattutto alla Rete, che mi ha permesso di far conoscere i miei scritti, nonostante la censura sistematica adottata nei miei confronti da giornali e riviste letterarie controllate dai pedanti. I miei sette libri sul filosofo, tra i quali figurano tre traduzioni inedite di opere latine sono stati inseriti in una sorta di “Index librorum prohibitorum”, simile a quello cui la Santa Inquisizione romana destinò l’Opera omnia del Nolano. Per fortuna i miei lettori si sono affrancati dall’ “abitudine a credere” e, per dirla con Cyrano di Bergerac (grande ammiratore di Bruno) ”si lasciano convincere solo dalla ragione e né l’autorità di un sapiente, né quella della maggioranza hanno il sopravvento sull'opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio”.

Quali sono i suoi programmi futuri?

Concedermi anzitutto un po’ di riposo, dopo un’intensa stagione, che mi ha visto impegnato anche nella realizzazione di due documentari sul pensiero del filosofo. In autunno ho in programma un giro di conferenze in Italia e all’estero, che mi consentirà quel confronto diretto con i lettori e i cultori della materia, che considero la vera linfa del mio lavoro, fonte di arricchimento e di progresso interiore.

Avremo modo di ascoltarla anche nei luoghi d’origine del filosofo?

Certamente. Anche perché voglio riprendere l’iniziativa, che porto avanti da oltre un decennio, per la realizzazione di un monumento a Bruno in una piazza di Napoli. Anche se il momento può sembrare poco propizio per simili imprese, ritengo che, in periodi come questo, in cui c’è bisogno di richiamarsi ai valori morali fondamentali, sia tutt’altro che trascurabile lo stimolo che può venire dall’esaltazione dei grandi Maestri della nostra tradizione culturale.

Pasquale Scarpati

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