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La meraviglia è di casa a Polla: Si quaeris miraculaParola d’ordine: “Meravigliare!” e così fu. Il diktat percorre tutto lo spettacolo di Polla nel convento francescano di Sant’Antonio. Il “Si quaeris miracula” stupisce. E’ un “unicum” nel Sud che nasce dalla passione di un pollese “doc”, l’architetto Nicola Piccolo e cresce con la collaborazione di molti, non ultimi i frati del convento che han provveduto di tonache la Compagnia teatrale.
Lo stupore s’insinua in men che non si dica nel chiostro che, con il pozzo centrale, esibisce linee nette e semplici e non lascia più lo spettatore. L’occhio va agli affreschi nelle lunette in alto, una narrazione di vicende bibliche e legate al convento. La meraviglia si moltiplica e si fa colore, salmodiare, lingua aulica, processione di frati illuminati a stento dalle candele. Trasportati dal flusso della meraviglia mista a curiosità, ci si inoltra in un secolo, il 1600, e nei personaggi che animarono il Convento stesso e Polla. All’umiltà delle tonache fa da contraltare il fasto dei costumi di Don Giovanni Villano, marchese della cittadina, e del suo seguito sfavillante per stoffe e fogge. Interpretato da Sergio Bologna, il nobile lascia sfuggire più di una lacrima per il suo “Gran Rifiuto” così verosimile da sentirsi trasportati e vincere i legacci del tempo. Il finale rapisce per la commozione e i dialoghi, ma questo va lasciato sotto traccia per non smarrire la sorpresa.
Riesumato e solenne quanto basta, un Padre Pantoliano in splendida forma accoglie e accompagna i visitatori nella storia e nell’itinerario di un convento che non può dirsi avaro né di misticismo né di bellezza. Padre Ambrogio Pantoliano, frate  francescano nonchè  Custode di Terrasanta, è interpretato da un ottimo Gino Del Bagno, calato nel personaggio tanto da confondersi con i veri frati del Convento. Moderno Virgilio, il frate cala gli astanti nell’atmosfera che vide Padre Umile da Pietralia scolpire nel 1600 il crocefisso in dimensioni naturali esibito dall’unica navata della Chiesa. Figlio di un legnaiolo, il frate si formò in un ambito artigianale, nelle botteghe di intagliatori delle Madonie e, forse, nella stessa Palermo. Di sua fattura si contano ben trentatré crocefissi e quando morì a 25 anni emanava odore di santità. Non gli furono estranee, perciò, le tentazioni che nell’evento di Polla prendono forma di un Satana femminile in rosso d’ordinanza. Interpretato da Massimiliano Conte, frate Umile occupa la scena del chiostro con il suo crocefisso, regalando un momento intenso agli spettatori.
Il diavolo, al secolo una bravissima Franca Guarino, ha il look che gli compete. Meraviglia, quando entra in scena rasentando gli spettatori con la sua chioma fiammeggiante! E il chiostro si anima di ruggiti e proposte di gloria, di successo. Ma frate Umile resiste.
Manco il tempo di riprendersi dalla meraviglia che il visitatore è accompagnato nel refettorio dove lo attende Il cavalier Giambattista Basile, Governatore dello Stato de la Polla, mirabilmente interpretato da Nicola Piccolo, regista e ideatore dell’evento teatrale. Si rivela vincente la sua scelta di unire visita guidata e spettacolo!
L’emozione vola e ricade, si afferra al pozzo per seguire le vicende di frate Umile corroborato, presto, da angeli in candide vesti danzanti; si fa venticello e salmodiare di monaci, rivive sugli affreschi nel chiostro, l’emozione segue il passo lento di chi cammina imparando la storia minuta ed efficace.
All’evento del 9 agosto a Polla, che replicherà il secondo sabato di settembre, manca poco per dirsi perfetto. Vi han concorso i magnifici costumi ridondanti come si addice al ‘600, le gorgiere candide, i tessuti cangianti, le tonache dei monaci silenti, il fascino di un luogo di culto rimasto quasi immutato nei secoli. I personaggi sfilano come grani di rosario davanti agli occhi attenti e curiosi. Presto facciamo la conoscenza di un nuovo personaggio. Ecco che padre Pantoliano conduce tutti nel coro, finemente intagliato dove attendono i frati, silenti e vagamente inquietanti per quelle luci soffuse che gli accendono appena il volto. E’ bene che sia così: l’attenzione è dominata dalla grandiosa cupola affrescata da Domenico Sorrentino che prepara gli astanti alle”mirabilie” dell’interno. Entrati in chiesa, ecco sopraggiungere, in cerca del maestro Ragolia, la modella di quella Quadreria che impreziosisce il luogo di culto magnificamente. Al secolo  Samantha Elisio, la donna si rivolge agli spettatori e li fa ancora più partecipi della scena. Tutti con il naso all’insù, allora, seguendo la narrazione dell’ottima interprete!
Il tempo per riprendersi dalla meraviglia non c’è: ecco incedere il magnifico Filippo Barrese, procuratore della Fabbrica di S. Antonio, al secolo Carmine Calicchio.
E’ lui a dominare la scena prima dell’ingresso di un corteo fatto apposta per stupire. Ma ci troviamo nella storia e c’è poco da obiettare. Siamo in conclamato 1600 per atteggiamenti e tessuti, fogge e luccichio. E’ qui che rifulge l’opera spettacolare dell’ottimo Giorgio Bagnoli dell’Opera Accademy di Verona; i suoi costumi riescono a trasportare in un tempo che amava la ridondanza e lo stupore, quando la scenografia e la sceneggiatura le scriveva la meraviglia.
Formato da nobili con il look di ordinanza, il corteo è preceduto da tre monache; la principale risulterà essere Suor Maria Villano, zia del marchese, al secolo Ester Albano, seguita da due consorelle domenicane. A chiudere il corteo lo stesso marchese Giovanni e Donna Dianora Spinelli, sua madre, interpretata da Adriana Minella. E’ il clou di un evento battezzato dalla meraviglia. La voce narrante, l’architetto Piccolo, introduce abilmente, aiutato da una colonna sonora, nel cuore di un momento storico che ha segnato la vita dello stesso marchese e di Polla. Si rimane con il fiato sospeso, coinvolgendosi fino alle lacrime per quel gesto nobile e mistico. Ma rimaniamo con la sorpresa nel finale. Non poteva venir meglio questa visita teatralizzata nel convento francescano di Polla dove una statua di Sant’Antonio ha pianto. Nel percorso ci si affida complici al fluire delle vicende, tributando un omaggio al luogo ed al tempo, quel 1600 che per tanti è il secolo buio. Un plauso merita l’ideatore e regista, che in modo geniale ha saputo illuminare alcuni angoli scuri della storia meraviglia chi ascoltava.
Un viaggio da non perdere, questo “Si quaeris miracula” dell’architetto Piccolo; un’esperienza che ognuno vive secondo proprie e personalissime emozioni. Lo spettacolo è una sorta di “per grazia ricevuta”, figlio della sensibilità di Piccolo e dei frati francescani che lo han accolto tra le mura sacre. Un evento che va segnato nell’agenda di settembre. Polla e la storia danno un appuntamento. Non sarebbe educato rifiutare l’invito.

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