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Galleria Toledo, TROIANE ISTRUZIONI PER L'USO - Con Sara Bertelà regia di Roberto tarasco


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Galleria Toledo, TROIANE ISTRUZIONI PER L'USO - Con Sara Bertelà regia di Roberto tarascoSenza dubbio il teatro italiano può riconoscere in Sara Bertelà una delle più efficaci figure femminili; è con la direzione di Roberto Tarasco che questa volta l’attrice si immerge nei panni delle quattro eroine delle Troiane di Euripide - Ecuba, Cassandra, Elena, Andromaca -realizzando per ciascuna di esse una pregevole  metamorfosi attoriale, a partire proprio dalle diverse specificità al femminile che esse rappresentano: in questo percorso l’ allestimento giunge a Henri Laborit, e al suo laboratorio scientifico. In ognuna delle donne che qui la Bertelà interpreta vi è un soggetto in prigionia, e ciascuna è osservata come cavia, esaminata nel comportamento, quasi una sorta di auto-analisi catartica, secondo i modelli della teoria biosistemica, dove il piano emotivo, determinato dallo stress del contesto ambientale, è ricondotto all’identità psico-biologica del soggetto.
A partire dalla radice organica, le quattro eroine inscenano in Troiane – Istruzioni per l’uso i distinti punti di vista della figura femminile, in un habitat non pacificato, dove gli archetipi della madre, della moglie, della figlia, e -non ultima- della donna sessuata/l’amante, ci riportano alla modernizzazione del senso della vita nella polis, la cui distruzione da parte degli Achei, in chiave moderna, può ricondurre all’immagine della crisi della cultura nell’odierna società occidentale. Tutte superdonne, attestano il crollo del mito del superuomo, ed esse stesse si manifestano come emblemi della condizione umana, sottendendo nel dolore e nel lutto, nel senso d’impotenza - vittime di violenze, di stupri, testimoni d’ infanticidi, di rovina - una critica implicita al deserto del sentimento. Le troiane, ieri come oggi, interpretano l’emblema della condizione umana, e del suo inarginabile disfacimento.
(Lavinia D’Elia)

"Quando in una situazione non potete fuggire, né lottare, né accettarla, vi inibite. Il significato biologico dell’inibizione é: meglio non agire, per non essere distrutti dall’aggressione. Ciò va bene se serve a salvare al momento la vostra pelle, la vostra struttura. Ma se non siete in grado di sottrarvi molto rapidamente, da questo stato di inibizione, di attesa in tensione, allora in quel momento comincia tutta la patologia”. (Henri Laborit, 1970)

Sara Bertelà in un susseguirsi di momenti drammatici, deduzioni, lezioni, ragionamenti e interferenze interpreta polifonicamente le Troiane. Come in un laboratorio scientifico le donne prigioniere sono chiuse come topi in gabbia: anche noi le possiamo osservare a distanza di duemila e cinquecento anni. Pensieri statici, comportamenti, emozioni vengono esaminati come modelli sperimentali. Le quattro protagoniste della tragedia sono dissezionate secondo le quattro categorie comportamentali elaborate da Henri Laborit, biologo, filosofo ed etologo francese. L’universo femminile viene ritratto con l’efficacia dell’archetipo nelle sue differenti declinazioni. Ognuna delle protagoniste trova il modo di reagire alla tremenda sventura che stanno subendo: Ecuba o della forza, con l’accettazione; Cassandra o della veggenza, con la lotta; Andromaca o della disperazione, con l’inibizione; Elena o della seduzione, con la fuga.
Euripide, colloca la tragedia, alla fine della guerra di Troia. E’ la mattina dopo la notte di sangue e urla. La città è in fiamme, le mura crollate, gli uomini inghiottiti dall’oscurità, tutti morti. I cadaveri restano insepolti nelle strade e sugli spalti, avvolti nelle fiamme e sotto i crolli. Priamo è un tronco senza testa abbandonato sulla spiaggia. Non c’è azione, tutto è già avvenuto.
Esaurito anche l’intervento degli dei che dopo aver annunciato la loro presenza nel prologo si allontaneranno senza fare più ritorno. Alle Troiane non è dato che esprimere il proprio dolore con lunghi e luttuosi lamenti, battendosi il petto. La scena è eccezionalmente statica e questa assenza di azione offre, sul piano drammaturgico, il corrispettivo alla mancanza di vita della città. Se l’Iliade è il monumento alla bellezza della guerra, le Troiane sono il controcanto femminile, un’ode alla compassione per i vinti.

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