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Regali natalizi: ecco la guida di BANCOMAT® per fare acquisti in sicurezza.Dicembre, l'ultimo mese del 2014 è dedicato, come da tradizione, ai regali natalizi; i negozi sono pieni di persone che cercano il dono migliore per gli amici e le persone care.

In questo periodo dell'anno così frenetico fare gli acquisti può diventare complicato, i contrattempi sono dietro l'angolo, c'è chi preso dalla frenesia smarrisce il portafogli e c'è chi riceve il resto sbagliato ma la cosa più grave è il rischio sempre più frequente di trovarsi tra le mani denaro contraffatto.

Per questo motivo il Consorzio che gestisce i marchi BANCOMAT® e PagoBANCOMAT® consiglia di effettuare gli acquisti utilizzando una carta di pagamento, dimostrandone i vantaggi in termini di sicurezza e comodità; “smarrire il portafoglio vuol dire praticamente non avere alcuna possibilità di recuperare i contanti contenuti al suo interno” dichiara lo staff del Consorzio. “Al contrario, nel caso in cui si dovesse perdere la carta di pagamento sarà sufficiente una telefonata per bloccarla e scongiurare così il rischio di un uso fraudolento della stessa”.

A mostrare in maniera chiara ed immediata i vantaggi di utilizzare il circuito BANCOMAT® è un’infografica promossa dal Consorzio secondo il quale “risulta molto più comodo e conveniente effettuare pagamenti con la carta piuttosto che in contanti”. Utilizzare la carta per i pagamenti evita infatti gli inconvenienti evidenziati in precedenza..

L’infografica presenta, oltre ai dati relativi alle transazioni, anche un elenco dettagliato di consigli per effettuare gli acquisti in tutta sicurezza.

Tra i molti suggerimenti, viene suggerito ai consumatori di non conservare mai il PIN insieme alla carta o sul cellulare e di digitarlo solo dopo aver controllato l’importo del pagamento. Viene ricordato inoltre di portare sempre con sé il numero verde per il blocco della carta 800.822056 oppure quello comunicato dalla propria banca al momento dell’attivazione del conto.

CLICCA PER LEGGERE L?INFOGRAFICA CON TUTTI I CONSIGLI:


 

Regali di Natale: un italiano su tre, quest'anno, non li farà Natale? Nello Stivale, è decisamente “con i tuoi”: l'antico proverbio popolare è ancora saldamente radicato nelle abitudini degli italiani che, al 77% scelgono di trascorrere questa festa con i propri cari (il restante 23% non esclude a priori questa possibilità, solo non la sente vincolante, imprescindibile).
I rossi di calendario natalizi saranno giorni dedicati al riposo (55%), da trascorrere con gli amici (24%). Ma se si potesse invitare un politico a casa, il più “desiderato” in assoluto è Obama (lo ospiterebbe volentieri il 22% degli uomini e il 38% delle donne), seguito a distanza da Renzi (preferito dal 27% di uomini e dal 21% di donne).
E' quanto emerge dalla ricerca realizzata a novembre 2014 da PromoQui.it, il primo servizio che - grazie al suo motore di ricerca – permette di accedere e consultare da web e da mobile tutte le offerte in forma di volantino, coupon o catalogo anche in prossimità del negozio. Per tutto dicembre 2014 sarà inoltre disponibile una speciale chiave-categoria di ricerca: “Natale”. Questa, spiega Constantin Wiethaus, amministratore delegato PromoQui, “consentirà di individuare ancora più rapidamente le promozioni, le iniziative e i prodotti speciali pensati dagli esercenti per questa ricorrenza”.

Il tempo del pensare...

A proposito di pacchi regalo, che le donne siano più previdenti non sorprende; il 32% ha già iniziato, sin da dopo le vacanze estive, a guardarsi intorno per trovare il dono giusto e/o l'acquisto più conveniente. Un altro 37% ha cominciato il mese scorso (novembre). Solo il 12% ci penserà a ridosso delle feste; il 19% ha deciso di non fare nulla.
Gli uomini? Ci ha già pensato solo il 18%; quasi un po' costretti dall'incalzare degli eventi, il 21% penserà ai regali nell'imminenza del Natale. Il 30% non farà alcun dono.

I destinatari dei regali, in ordine di preferenza
A chi si fanno i regali? Le donne, in primo luogo pensano ai figli (72%) e poi al partner (67%). Seguono i genitori (53%), i nipoti (51%), gli amici più cari (45%) e i fratelli (39%). Il 3% ha pianificato anche un pensiero per il proprio titolare/responsabile sul lavoro; il 10% comprerà qualcosa di speciale anche per i propri animali domestici.
Il primo pensiero degli uomini è invece rivolto alle loro compagne/fidanzate/mogli (73%), poi vengono i figli (66%), i nipoti (53%), i genitori (29%), gli amici importanti (26%) e i fratelli (25%). Il 13% lascerà un contributo alle associazioni di volontariato.

Dove si scelgono i doni
I regali verranno acquistati soprattutto on line dall'11% del campione maschile (e dal 6% delle donne); il 40% degli italiani approfitterà sia delle vetrine online che di quelle più tradizionali, scegliendo gli articoli direttamente in negozio o nei mercatini (uno su due, invece, non prende neanche in considerazione la possibilità di acquistare su internet, in questo caso).

Il budget (degli uomini e delle donne)
Tra chi ha già deciso che farà i regali, il 30% non ha ancora deciso quanto spendere; in generale comunque il budget femminile è più ridotto: nel 48% dei casi sarà di massimo 200 euro, nel 20% potrà arrivare fino a 500 euro e solo per il 3% fino a 1000 euro. Gli uomini che hanno pianificato una spesa massimo di 200 euro solo il 38%; il 26% ha messo in conto fino a 500 euro e un restante 6% dedicherà fino a 1000 euro.
Sostanzialmente il budget destinato ai regali è la stesso dell'anno scorso per il 60% del campione; il 40% lo ha ridotto.

I regali preferiti
Cosa vorrebbe ricevere una donna in regalo? Un viaggio (25%), abbigliamento (16%), a parimerito tecnologia per la casa (elettrodomestici, home theatre ecc) e per il tempo libero (smartphone, tablet; 11%) ma anche una bella dichiarazione d'amore (10%).
Nella lista maschile dei preferiti, il primo posto è rappresentato dalla tecnologia mobile (smartphone, tablet; 18%). Poi troviamo l'abbigliamento (gradito dal 15%), quindi i viaggi (14%) e a parimerito (9%) tecnologia domestica e, forse a sorpresa, una dichiarazione d'amore.

Il peggior “pacco” di Natale..
Un pensiero si prende per quel che è. Ma a prescindere, ecco un elenco di quelli che vengono considerati i peggiori regali ricevuti: un quadro di cera pressata, i calzini, un dopobarba senza marca, un'imitazione di vaso cinese, un presepe di plastica gommata, una penna non funzionante, un calendario, un copriwater in spugna, un frullatore, un candelabro, le lenzuola, accessori di pessimo gusto. Giusto per saperlo.

Il panettone... che fa Natale
E' tempo di dolci natalizi; il fatto che siano stati messi in vendita sin da ottobre non è piaciuto al 60% degli italiani che pensano sia più appropriata una proposta a partire da metà novembre (31%) o decisamente come una volta, a dicembre (57%).
In ogni caso, a Natale sarà ancora e sempre il panettone tradizionale a farla da padrone sulle tavole: raccoglie infatti il 42% dei consensi. Il pandoro “semplice” si ferma al 32%. I “farciti” sono apprezzati dal 20%. Uno su tre compra soprattutto quelli venduti con sconti promozionali.
Per quasi un italiano su 2 il panettone può diventare un vero e proprio regalo; per gli altri, è semmai un “pensiero” da condividere.

Spumante, purchè italiano
A tavola si beve italiano: il 53% preferisce lo spumante dolce, il 32% il brut. Solo il 5% porterà in tavola bottiglie straniere. I restanti, non amano il genere.

A Capodanno, avanza la scelta vegetariana/vegana
Il cenone di Capodanno sarà per il 68% sicuramente all'insegna di lenticchie e cotechino, come da tradizione. Ma si affaccia un 5% di italiani che sceglierà festeggiamenti più ecocentrici: sì alle lenticchie ma no a zamponi e cotechini, che stanno meglio “addosso” agli animali. Una scelta etica e di rispetto.

Prima della spesa, si controllano le offerte sui volantini...
E tra pranzi e cene importanti, la spesa diventa un momento strategico: il 79% del campione la fa dopo aver verificato su PromoQui le offerte proposte dai volantini, nei negozi più vicini. Solo il 10% non fa caso alle promozioni. Il 6% punta ai negozi del commercio equo-solidale e il 4% sceglie di fare la spesa alimentare prevalentemente nei negozi biologici o acquista i prodotti delle linee bio vendute nei supermercati.

Alla ricerca, promossa da PromoQui tra i suoi iscritti, hanno partecipato 1653 persone (68% donne, 32% uomini).

 

La sessualità delle “femmine Alfa”: consapevole e informata La sessualità consapevole merita di essere premiata. È questo il motivo per cui la campagna d’informazione sulla contraccezione Love it! Sesso consapevole, promossa dalla SIGO - Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia in collaborazione con lapillolasenzapillola, progetto educazionale di MSD, lancia il concorso fotografico We love it!, dedicato alle giovani donne che intendono essere protagoniste in tutte le più importanti decisioni della loro vita e che in materia di sesso vogliono avere la possibilità di scegliere la soluzione di contraccezione che meglio si adatti al ritmo della loro vita. Oggi sono infatti disponibili metodi contraccettivi in grado di rispondere agli stili di vita delle ragazze, come ad esempio tutti quelli che le liberano dalla routine dell’assunzione quotidiana.

Esistono metodi innovativi a basso dosaggio ormonale, sicuri, efficaci e ‘a prova di dimenticanza’ come, ad esempio, l’anello vaginale, per conoscerli basta visitare il sito web della campagna www.lapillolasenzapillola.it.
Testimonial della campagna d’informazione è la più famosa delle rapper italiane e idolo delle giovanissime, Baby K, che il prossimo 18 novembre debutterà nel mondo dell’editoria pubblicando il suo primo libro “Come diventare femmina Alfa”, una sorta di manuale per incoraggiare le donne ad essere determinate, autonome e protagoniste in prima persona di tutte le scelte della loro vita. In occasione della presentazione del libro in anteprima domenica 16 novembre, dalle 14.30, alla Libreria Mondadori Multicenter in via Marghera 28 a Milano sarà distribuito gratuitamente a tutte le fan di Baby K il bracciale Love it!, simbolo della campagna, che darà la possibilità a tutte di partecipare al concorso fotografico che rende le giovani donne protagoniste della campagna d’informazione sulla contraccezione.

Le ragazze hanno tempo fino all’11 gennaio 2015 per farsi votare dalla rete caricando la propria foto sul sito www.lapillolasenzapillola.it e, partecipando in una o in entrambe le categorie previste dal concorso, fotografarsi mostrando il bracciale Love it!, il simbolo di chi promuove la “moda” della sessualità consapevole, o con un messaggio sulla libertà di scelta e la sessualità consapevole. Sarà proprio un’esclusiva riproduzione in argento del bracciale simbolo Love it! il premio in palio per le due foto che saranno maggiormente votate dal popolo del web sul sito del concorso.
Prosegue inoltre sul sito web della campagna d’informazione la consulenza online offerta dalla Love Band, una squadra di giovani ginecologhe a disposizione di tutte le ragazze per aiutarle a superare perplessità e timori legati all’uso della contraccezione e far conoscere loro tutte le alternative contraccettive oggi disponibili.

Tutte le informazioni sul concorso fotografico “We love it!” e gli appuntamenti dove trovare il bracciale “Love it!” sono disponibili su www.lapillolasenzapillola.it

 

Gioco d'azzardo e Donne: quando un vizio non è più solo maschile Recenti report sul gioco d’azzardo hanno messo in luce una tendenza a cui una decina di anni fa, avremmo stentato a credere. Il 40% dei giocatori d’azzardo sono Donne. Slot machine e biglietti da grattare sono diventati un’ossessione anche per il popolo femminile ma il dato più allarmante è che in poche si rendono conto della gravità degenerativa del vizio.

Come ha spiegato Graziano Bellio, Presidente dell’Associazione Alea che dal 2000 si occupa di aiutare chi ha la dipendenza dal gioco e le loro famiglie,"il rapporto tra i giocatori maschi patologici in trattamento nei servizi rispetto alle donne è di 4.5 a 1. Questo fa pensare che le donne abbiano più difficoltà a chiedere aiuto alle strutture pubbliche o all’associazionismo”. Perchè? Forse perché i vecchi tabù sul mondo femminile non sono del tutto superati come cerchiamo di convincerci. Ormai è socialmente accettato che un Uomo possa diventare dipendente dall’illusione dei soldi facili ma non la Donna che è costretta, o si sente costretta, ad affrontare da sola il senso di disagio che ogni patologia comportamentale fa insorgere: “raramente vengono accompagnate al Sert dal marito o dal compagno e il percorso di recupero è caratterizzato da un’estrema solitudine”- si legge in un articolo tratto dall’edizione online de Il fatto Quotidiano del 14 maggio scorso.

Per alcuni specialisti la moda delle slot è in parte dovuta alle difficoltà di natura economica e familiare che stanno investendo il Paese. In realtà la lotteria, archetipo dei più moderni gratta e vinci, è un feticcio culturale in Italia, una sorta di tradizione nazionale sponsorizzata anche dalle reti pubbliche. Dalla lotteria della Befana a quanto accade oggi in bar e locali che si sopraddotano delle macchinette ruba soldi però qualcosa è accaduto. Oggi il gioco d’azzardo è un problema in crescita di cui forse c’è ancora troppa poca percezione. Le conseguenze possono essere molto gravi,da quelle più prettamente economiche a quelle più legate alla vita familiare e coniugale. Negli ultimi anni sono aumentate le associazioni ed i seminari informativi sull’argomento in collaborazione con centri di recupero e specialisti in disagi comportamentali. Supporti validi e indispensabili per affrontare e uscire dalla dipendenza, ma come in ogni percorso riabilitativo, il primo passo è chiedere aiuto. Cosa a cui le Donne non sempre sono avvezze.. rischiando così di costringersi ad una prigionia di cui loro stesse hanno forgiato le sbarre.

Non vi meritate di autopunirvi.
Scritto da D.ssa Concetta Andaloro

 

Disattenzione: comun denominatore di troppe tragedie

Disattenzione: comun denominatore di troppe tragedie Uso il termine “disattenzione”, ma dobbiamo coniugarla con termini quali distrazione, preoccupazione, stress, stanchezza, indifferenza, incapacità di ascolto e d’interesse verso gli altri (in qualche caso anche a noi vicini), e volontà di disinteresse nei confronti di cose, fatti e persone che in qualche modo ci rendono la vita più difficile, anche se cose, fatti e persone fanno parte del nostro quotidiano.

Guardando alla guida delle automobili, la distrazione, anche di soli pochi secondi, è causa d’incidenti mortali. Siamo “distratti”, in quanto il nostro interessamento è calamitato da cellulari (non rispondere al richiamo del nostro “serpente” elettronico che ci propone “la mela”, è difficile). Leggere un messaggio, accendere una sigaretta e distrarre l’attenzione per mirare la fiamma; sembra questione di un momento, ma si rischia la vita: propria e degli altri.

Oggi la distrazione, quella (ad esempio), che ci fa lasciare il fuoco acceso sotto la macchinetta del caffè, è spesso sintomo di gravi disturbi dovuti in molti casi allo stress quotidiano. I gesti automatici, che possono anche essere importantissimi, come il ricordarsi di avere lasciato o meno un figlio all’asilo, il ricordarsi o dimenticare di averlo lasciato in auto, può dipendere dal fatto che viene a mancare l’elaborazione della situazione, da parte del "Sistema Attentivo Supervisore" (SAS). Gli scienziati ci dicono che si tratta di un articolato dispositivo cognitivo che si trova, in molti casi, nel lobo frontale, e ci governa nelle tante azioni automatiche o intenzionali utilizzando lo strumento dell’attenzione. Nel mondo d’oggi, su questo variegato pianeta terra, l’attenzione è molto limitata dalla stanchezza, dallo stress, dalle preoccupazioni, dalla competitività e dal fatto di dovere compiere troppe azioni (consuetudinarie o meno), l’una accavallata o di seguito all’altra.

Siamo multitasking? Soltanto in parte, quando compiamo assieme due azioni, di cui una che richiede attenzione e l’altra è automatica, anche se spesso ci illudiamo che non sia così. Tuttavia la disattenzione è micidiale, in molti casi: ci rende anche sordi e ciechi di fronte alla necessità di attenzione che dovremmo avere verso i bambini e questo comporta una quantità di dolore per noi e per i nostri figli. L’esempio meno “eclatante”, ma spesso disastroso è quello riferito a genitori, anche dolci e amorevoli, che non si rendono conto di malori fisici e mentali collegati all’infanzia dei loro figli: prendiamo, ad esempio, quanto è capitato alla piccola di Caivano, precipitata dal balcone lo scorso 24 giugno.

La conclusione dell’anatomopatologo che ha eseguito la perizia è stato (tra l’altro), che la piccina abbia subito "Un abuso sessuale cronico perpetrato per tanto tempo". C’è la forte convinzione che anche il bambino precipitato dal balcone in precedenza, in situazioni simili, possa avere subito violenze sessuali e che entrambi siano stati uccisi da un pedofilo che ha tenuto per sé una delle scarpine delle vittime. Bene: quel pedofilo ha “lavorato tranquillamente”. I disegni della piccina sono al controllo degli specialisti che vi leggono tante cose: tutte in ritardo, purtroppo, per la vita delle piccole vittime.

Come ha potuto, il mostro, che certamente ha avuto la possibilità di vivere a contatto con i due bambini, “lavorando su di loro”, averlo fatto così tranquillamente? Come hanno potuto i genitori non rendersene conto, benché, certamente, padri e madri affettuosi e attenti? Anche gli studi sui pedofili chiariscono che questi cercano le loro vittime come il leone quando deve assalire una preda: scegliendo i piccoli trascurati da genitori disattenti (anche se lo sono per motivi terribilmente giustificati), e dall’aspetto indifeso. Il pedofilo sa che questi bambini sono vittime predestinate, le quali, se avvicinate con dolcezza, gentilezza, con atteggiamento amorevole, e affettuoso, possono facilmente adeguarsi anche a strane e perverse attenzioni. Nei bambini, da un lato non è chiaro il senso del peccato, del comportamento sbagliato, in quanto non hanno ancora una precisa coscienza morale e dall’altro, in nome di un segreto comune, divengono spesso complici dei loro aguzzini. Se il tacere non fosse sintomatico di questi ragazzini e se la “disattenzione” degli adulti non fosse presente, neanche si spiegherebbero casi di pedofili che per anni e anni hanno abusato di differenti piccole vittime. Spesso in famiglia. Il ricordo degli eventi ritorna spesso da adulto, invitando alla denuncia, oppure, se la pressione aumenta, dopo anni di abusi, finalmente la vittima racconta.

La disattenzione ha tante facce: anche quella che troppo spesso si esprime con la morte di bambini “dimenticati in auto”. Se guardiamo agli Stati Uniti capita un caso ogni dieci giorni e la cosa è diventata talmente grave da avere costretto le autorità a mettere in onda uno spot sotto forma di video choc, per attirare l’attenzione degli adulti, anche estranei ai fatti. Il 9 luglio 2014, nel Connecticut, negli Stati Uniti accadde il secondo caso in pochi giorni. A Piacenza (Italia), il 4 giugno del 2013 altro bimbo che muore in auto. Come avviene? Semplice dimenticanza: unicamente perché il papà ha dimenticato di avere con sé un figlio, oppure di lasciarlo all’asilo infantile e se n’è andato a lavoro o a compiere altre azioni. Purtroppo in modo simile a come possiamo dimenticare di avere posto a cuocere i fagioli mentre ci impegniamo in un’altra attività. In precedenza, ossia il 24 maggio del 2012, il bimbo dimenticato in auto venne salvato dai Vigili del Fuoco in un centro commerciale italiano. Il problema, come si può intuire dalle date, proviene dal passato e avanza nel futuro aggravandosi.

Tuttavia l’attenzione si sta destando: è recente (30 settembre, San Antonio in Texas), una donna ha rotto il vetro di un’auto in sosta per tirare fuori, prima che avvenisse una tragedia, un bambino di un anno, lasciato solo nel parcheggio di un supermercato. Angela ha rotto il parabrezza con le mani -“Non mi importava di poter essere arrestata: dovevo salvarlo”- Lei non era distratta e non si è neanche sentita (come capita purtroppo troppo spesso), non coinvolta dal fatto. Distrazione e disattenzione sono anche colpevoli quando non ci rendiamo conto delle sofferenze di qualcuno (anche a noi vicino), che subisce i maltrattamenti di un fratello, di un padre, di un marito, di un fidanzato (raramente di una donna). Lasciando che la questione finisca in tragedia. Tante cose capitano ad un passo da noi: sofferenze fisiche e mentali (che qualche volta si risolvono con un suicidio), maltrattamenti, abusi, bullismo nelle scuole. Non è possibile comportarsi come se la cosa non ci riguardi e neanche non rendersi conto dei fatti, in quanto distratti dal nostro vivere quotidiano. La disattenzione, la distrazione, l’indifferenza, lo stress, possono uccidere.

Bianca Fasano

 

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