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Le compulsioni come atteggiamento depotenziante


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Le compulsioni come atteggiamento depotenziante Le compulsioni sono atteggiamenti palliativi che a parer del soggetto, contribuiscono in qualche modo a gestire il momento di tensione alto e lo stress violento.

Come riconoscere le compulsioni:
Le compulsioni sono il prolungamento delle ossessioni; queste ultime da mentali, diventano comportamentali con le compulsioni.
Così una persona che soffre di compulsioni starà attento a pulire tutto quello che vede, convinto per esempio o ancora spinto dalla ossessione che qualcuno o qualcosa possa contagiarlo.

La paura di prendere qualche malattia, può infatti innescare quell’atteggiamento compulsivo che ti fa lavare ripetutamente le mani.

Ancora, quando ci si sente non sicuri, anche fra le persone care o in ambienti familiari, e ci si convince che qualcuno possa tramare un complotto, il soggetto disturbato reagisce non accettando per esempio un pranzo di lavoro o un aperitivo con gli amici, perché teme possano avvelenarlo.

Così quando una trauma ha sconvolto la nostra vita in maniera apparentemente irreparabile, la nostra mente per fuorviare il danno, si impegna in altro ripetutamente.

Portare avanti cicli, gesti ripetuti, frasi o parole è il classico sintomo di chi ha un atteggiamento ossessivo – compulsivo.
C’è chi conta le penne, le persone che incontra per strada, c’è chi prega ripetutamente a bassa voce o chi ancora, controlla spesso se il gas della cucina è spento o se ha lasciato il ferro da stiro acceso.

Guarire dalle ossessioni:
Oggi grazie agli psicoterapeuti e alle soluzioni proposti dall’orientamento cognitivo – comportamentale, è possibile rieducare la mente e il comportamento del paziente e dire definitivamente addio al disturbo mentale che viene considerato a tutti gli effetti una patologia mentale, legata al disturbo d’ansia.

 

Il DJ Aniceto ricorda Lucio Dalla

Il DJ Aniceto ricorda Lucio Dalla "Oggi Lucio Dalla avrebbe compiuto 70 anni e invece ricordiamo il primo anno senza di lui" è visibilmente commosso Dj Aniceto ricordando il grande cantante italiano scomparso il 1 marzo dello scorso anno.
"Mi piace raccontare questo episodio per far capire l'umiltà, la grandezza, e la voglia di fare musica di Lucio Dalla; ci siamo conosciuti a Mosca al teatro del Cremlino qualche anno fa, io presentavo la manifestazione musicale Sanremo Music awards e lui era uno degli ospiti. Nel corso della serata subentrarono alcuni problemi tecnici e Lucio si ritrovò con un pianoforte con due tasti rotti, i tecnici erano in preda al panico ma Dalla, che avrebbe tranquillamente potuto rifiutare, suono' e canto' lo stesso una meravigliosa Caruso. I russi apprezzarono la sua esibizione con una standing ovation di alcuni minuti. Lucio Dalla ci mancherà anche per la sua modestia, per la sua duttilità ma soprattutto per come ha raccontato l'umanita'.

Dj Aniceto è uno dei dj piu' impegnati nel sociale, membro della Consulta per le politiche antidroga a Palazzo Chigi e volto noto nei programmi tv di Piero Chiambretti.



 

In arrivo nelle discoteche lo zucchero anti-cocaina

Nuova iniziativa contro le droghe del Dj  AnicetoLa nuova trovata del Dj Antidroga Aniceto ha un nome che è tutto un programma, “FATTI DI ZUCCHERO!” 100.000 bustine di zucchero monouso distribuite in omaggio nelle più importanti discoteche italiane come antidoto alla cocaina.

Ecco la nuova campagna antidroga del noto Dj Aniceto, uno dei dj piu' impegnati nel sociale, membro della Consulta per le politiche antidroga a Palazzo Chigi ed icona dei sani valori in tv nei programmi di Piero Chiambretti. Le maggiori discoteche e club italiani saranno inondate da 100.000 bustine di zucchero monouso stampate con il nuovo slogan “ NON E’ COCA “ – “FATTI DI ZUCCHERO”.
Il nuovo progetto del simpatico attivista antidroga Dj Aniceto è stato realizzato grazie alla collaborazione della Belice Imballi, produttrice delle bustine di zucchero, tutti pronti a lanciare la nuova e simpatica provocazione.
Le 100.000 bustine saranno lanciate dal dj Aniceto in un tour :"sono certo che il nuovo messaggio antidipendenza misto ai  sani valori, colpirà nel segno. in fondo ci vuole poco per comunicare con i giovani" questo in sintesi il Dj pensiero.
L’impegno a 360° dell’artista Aniceto sarà supportato da una giovane rock band siciliana, i Sensazione Sonora, già impegnati in alcune campagne sociali contro la mafia e la violenza alle donne ed ora in totale appoggio alla nuova e stimolante campagna antidroga del Dj Aniceto
Insomma sarà una dolce campagna di sensibilizzazione.

 

Canone Rai 2013. I perfidi spot che ci dicono di pagare per una scatola

Disdire il canone Rai 2012-2013 consigli AducL'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) è nuovamente sul piede di guerra contro il canone rai e soprattutto contro la nuova campagna di spot televisivi. Il Presidente dell'Associazione Vincenzo Donvito, ha scritto un articolo che spiega in maniera esaustiva la sua posizione:

"E' sintomatico che nel 2013 si debba ancora pagare l'imposta per il possesso di un apparecchio televisivo. Sintomatico di un sistema economico, fiscale e amministrativo basato su arroganza, falsita' e corporazioni. Lo specchio di questo e' lo spot pubblicitario che inonda i canali Rai in queste settimane: oltre ad essere stupido e' anche un insulto all'intelligenza media di un qualsivoglia contribuente. Se uno non e' addentro alla perversa logica che, animata da una legge del 1938 obbliga al pagamento per il mero possesso di un apparecchio tv qualunque sia l'uso che di esso se ne faccia, ... chiunque con un minimo di cognizione di causa e diritto crederebbe di essere nella trama di un film di fantasia che narra di un Paese governato da un malvagio e e matto dittatore. Su questo motivo trascorrono i 34 secondi del nostro spot dove, pur se usi la scatola del televisore per farci la casa delle bambole, o l'acquario o il barbecue, devi comunque pagare la tua imposta. Un'imposta sul contenitore, in sostanza. Non e' forse alterato nel pensiero e nel comportamento chi ha l'arroganza di pagare alcuni artisti che hanno realizzato questo spot e di occupare spazi pubblicitari tv che altrimenti costerebbero milioni (e tutto coi nostri soldi)?

Dando per scontato che un servizio pubblico radiotelevisivo ci debba essere (e per me e' tutt'altro che scontato, ma di questo ora non ne parliamo), cosi' come ci debba essere l'Istat o il Cnr, forse per questi due ultimi istituti ci viene chiesta un'imposta con lo stesso metodo della Rai? No! Esiste tutto un sistema contributivo che va dal particolare al generale e che poi torna al particolare, da cui lo Stato attinge e poi distribuisce per le varie iniziative. Per la Rai, no! Non e' cosi'!! Occorre che ci debba essere il sostituto d'imposta a cui e' delegata la raccolta, come le tanto amate societa' di recupero crediti da cui, non a caso, la Rai ha appreso metodo e sistema: ti si introducono in casa, raccontando una serie di balle ai limiti e dentro il codice penale perche' quel che conta per loro, non e' rispettare il diritto dello Stato alla riscossione di un'imposta, ma recuperare soldi in qualunque modo, anche quando non sono dovuti e, comunque, facendosi fautori di diritti e doveri “creativi”, fidando -come qualunque delinquente che venda falsita' nel porta a porta o in Internet- sulla presunta ignoranza delle proprie vittime. Non solo, ma siccome i delinquenti -come i dittatori- sono buoni e fanno quel che fanno a fin di bene, se sei ligio alle loro serenate, ti danno anche il premio facendoti partecipare a concorsi con cotillon.
Ma perche' continua questo sistema? E' una storia tutta italiana, del peggior Belpaese. Ve l'immaginate stabilire una tassa non-diretta perche' lo Stato si paghi il proprio sistema televisivo (come gia' avviene per la radio, la cui imposta -solo per le famiglie- e' prelevata da parte dei premi Rc-auto) e smantellare tutto il settore “Rai-agenzia recupero crediti”? Un po' di persone senza lavoro, un po' di uffici smantellati, niente piu' soldi per spot. Smantellare cioe' una nicchia corporativa che, come quasi tutte le corporazioni, campa imponendo il proprio sostentamento sulla disgrazia delle proprie vittime. E questo, nonostante il presumibile vantaggio di una notevole attenuazione del vero e proprio odio che i contribuenti hanno verso l'attuale imposta, non viene lontanamente preso in considerazione. Anzi. Circola il progetto della riscossione di questa imposta attraverso la bolletta elettrica che, considerato il farraginoso sistema attuale di liberalizzazione del settore, a nostro avviso renderebbe la macchina di riscossione ancora piu' mostruosa, piu' coattiva (sarebbe accentuata la problematicita' del recupero fiscale non solo dai contribuenti ma anche dai loro riscossori, proprio come avviene oggi per molte riscossioni delle bollette idriche).
Chi, nella prossima tenzone elettorale, dira' di voler cambiare il complesso regime del malaffare che domina nella nostra amministrazione fiscale (e non solo), ha materia su cui promettere e, poi, mantenere queste promesse."

Vincenzo Donvito presidente nazionale dell'Aduc.

Per chi voglia approfondire questo argomento, l'aduc ha creato un sito apposito:
http://tlc.aduc.it/rai/

 

Giornata mondiale dei diritti umani, sono le bambine le piu’ colpite da discriminazione Sono le bambine il gruppo sociale più discriminato al mondo e che, a 64 anni dalla nascita della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ancora vede violati i principi fondamentali di libertà e uguaglianza su due fronti, genere ed età.

La discriminazione contro le bambine è spesso legata a norme sociali tramandate negli anni dalle famiglie, dagli amici, a scuola, nei luoghi di funzione religiosa, attraverso i media. Sono sia riflesso sia strumento di mantenimento delle diseguaglianze di genere, che continuano a esistere a livello sociale, economico e politico.

“Quest'anno, i riflettori sono puntati sui diritti di tutte le persone di far sentire la loro voce nella vita pubblica e essere inclusi nel processo decisionale politico – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia – L’impegno di Plan è quello di attirare l’attenzione sulla disuguaglianza di genere che colpisce le bambine e che blocca il loro percorso di inserimento a pieno titolo nella società. L’obiettivo è quello di ottenere uguali opportunità tra i sessi tramite la rinegoziazione del ruolo della donna nelle diverse comunità. Il diritto all’istruzione è un fattore chiave per aiutare le fanciulle a sviluppare le loro potenzialità e renderle membri attivi all’interno della società, a vantaggio della stessa società”.

Nonostante i passi avanti fatti grazie all’impegno dell’Onu dopo la firma alla Convenzione per i diritti dell’infanzia del 1988, le disparità tra maschi e femmine permangono in numerosi Paesi in via di sviluppo. A partire dall’istruzione: nei paesi arabi, le bambine rappresentano il 60% del totale delle persone non scolarizzate, mentre nel Sud-est asiatico la percentuale sale fino al 66%. Nel complesso, ci sono ancora 65 paesi a basso e medio sviluppo che non riescono ad assicurare alle bambine le stesse opportunità di studio che hanno i maschi.

Un recente rapporto realizzato da Plan sulla condizione delle bambine in sette Paesi africani, dimostra che rispetto ai maschi, le bambine hanno maggiori possibilità di non essere iscritte a scuola e di abbandonare gli studi durante o al termine della scuola primaria. La media di abbandono femminile si aggira intorno al 38%, ma la quota raggiunge il 51% in Ruanda, il 59% in Etiopia e 57% in Liberia. Solo il 3% delle ragazze in Nigeria, il 17% in Malawi, il 25% in Etiopia e il 29% in Uganda riesce a portare a termine gli studi secondari.

Nella Guinea Bissau, le bambine lavorano in casa mediamente otto ore al giorno, a differenza delle tre ore medie maschili. Le famiglie riconoscono alle figlie femmine un’immediata utilità come aiuto casalingo e un potenziale economico in vista del matrimonio. La loro istruzione è ritenuta superflua, soprattutto in considerazione di un’investimento insostenibile.

“L'impossibilità per le bambine di completare il ciclo di istruzione secondario al pari dei maschi ha un impatto negativo non solo nella vita futura della bambina, che non potrà aspirare ad occupazioni in grado di offrirle redditi dignitosi, ma determina una perdita molto costosa per la stessa comunità e per il l'intero Paese – spiega Tiziana Fattori - Da una stima di Plan fatta nel 2008 un aumento dell'1% nella frequenza delle bambine alla scuola superiore determina un aumento dello 0.3% del PIL nazionale. Un anno solo in più di frequenza alla scuola superiore permette alla bambina in futuro di avere un aumento del reddito dal 15 al 25%. La perdita complessiva in potenziale di crescita economica dei Paesi in via di sviluppo è pari a 92 miliardi di dollari all'anno. Se si pensa che il totale degli aiuti dati dai Paesi industrializzati nel 2007 ai Paesi in via di sviluppo è stato di 103 miliardi dollari si può dire che non offrire alle bambine le stesse possibilità di accesso scolastico dei maschi, oltre ad essere inaccettabile e ingiusto, è a dir poco miope”.

L’India da sola perde 33 miliardi l’anno di potenziale economico di crescita. Tra i Paesi che soffrono perdite economiche legate alla mancata scolarizzazione delle bambine ci sono anche la Turchia con 20 miliardi, la Russia con 9,8 miliardi di dollari e i Paesi dell’area subsahariana che nel complesso registrano una perdita di 5,3 miliardi.

Garantire le pari opportunità per le bambine, inoltre, ha un impatto positivo sulle condizioni alimentari dei paesi più poveri. Una ricerca dell’International Food Policy Research Institute (IFPRI) ha mostrato come l’aumento della scolarizzazione femminile, registrato in 63 paesi in via di sviluppo dal 1970 al 1995, ha inciso per il 43% sul decremento della malnutrizione.

Punto di partenza dell’impegno di Plan per spezzare il ciclo di povertà nei Paesi in via sviluppo è il diritto all’istruzione, sancito proprio dalla Dichiarazione dei Diritti Umani ma ancora apertamente negato per una bambina su tre nel mondo. Una battaglia combattuta su molteplici fronti: dai programmi di sostegno alle bambine fino alle azioni volte a collaborare con le istituzioni e le comunità per migliorare le condizioni generali di vita.

Per raggiungere questi obiettivi, Plan ha lanciato la campagna Because I am a Girl che punta a garantire un’istruzione di qualità per 4 milioni di ragazze al fine di ridefinire il ruolo delle donne nelle loro comunità.


Plan Italia è un’associazione italiana riconosciuta senza fini di lucro e affiliata a Plan International. Lavora da oltre 75 anni con le bambine e i bambini nei Paesi più poveri del mondo, per aiutarli a costruire un futuro migliore per loro e le proprie comunità. Dal 1947 al 1969 Plan ha sostenuto ben 11.500 bambini in Italia rimasti orfani a seguito della II Guerra Mondiale

 

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