Roma - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Palazzo Chigi - Sono da poco passate le 11.30 quando Luigi Preiti, 47 anni, senza precedenti penali e non sofferente di alcuna patologia psichica accertata, apre il fuoco e spara a due carabinieri senza colpire nessuno dei due a morte. I due militari, vittime di quello che dai principali Tg nazionali è stato immediatamete dichiarato il gesto di un malato di mente, stavano presidiando la sede del Governo italiano. L'attentatore, che prima di essere fermato ha esploso 7 colpi con un'arma di piccolo calibro, è di origine calabrese, originario di Rosarno e residente ad Alessandria. La sparatoria si è svolta durante la cerimonia di insediamento del nuovo Governo provocando l'innalzamento dello stato d'allerta in occasione della festa per il passaggio di consegne tra Mario Monti, Premier uscente, ed il Governo Letta, che ha come vice Premier Angelino Alfano.
Immediati i soccorsi mentre l'accesso alla scena del crimine è stati impedito dalle forze dell'ordine.
Il Presidente della Repubblica Napolitano ha avuto la notizia immediatamente dopo il giuramento dei Ministri ed ha subito tenuto un vertice informale con alcuni dei neoeletti per fare il punto della situazione.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, pur non avendo sufficienti elementi a disposizione ha subito sottolineato che non si tratta di un atto di terrorismo: "È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il Palazzo, come se fosse da abbattere".
Ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano colpevoli dell'omicidio della 15enne Sarah Scazzi. Questo è il verdetto di 1° grado emesso oggi dallaCorte d'assise di Taranto - La dott.ssa Cesarina Trunfio, Presidente della Corte, dopo sei giorni di camera di consiglio ha finalmente letto la sentenza. Tre persone, madre padre e figlia, legate a filo doppio da una trama di omertà, incongruenze e contraddizioni nell'ambito del processo "Misseri + 8". Madre, padre e figlia sono dunque i principali attori della tragedia culminata con la morte della piccola Sarah, 15 anni, e la sua scomparsa durata più di 40 interminabili giorni ovvero dal 26 agosto fino alla notte del 7 ottobre 2010, quando finalmente lo zio Michele ne fece ritrovare il corpo. Condannato oggi, quest'ultimo, ad otto anni di carcere per soppressione di cadavere e furto aggravato del cellulare della vittima.
Insieme in un'unica cella del penitenziario di Taranto la mamma Cosima Serrano e la 24enne figlia Sabrina Misseri, rispettivamente zia e cugina della vittima, hanno atteso il verdetto emesso nell'Aula Alessandrini del Palazzo di Giustizia.
Da tutti gli accertamenti tecnici era emerso che l'assassinio avvenne con certezza nel primo pomeriggio del 26 agosto 2010. Capo d'imputazione per le due donne: omicidio volontario e sequestro di persona.E dal carcere la giovane Misseri, al contrario della madre, fin troppo calma, era apparsa tesa sin dalle prime ore di questa mattina, mentre continuava a dichiarasi innocente tramite gli avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia suoi difensori. La giovane detenuta ha sperato fino all'ultimo che arrivasse oggi per lei l'ora di tornare in libertà. "Col passare delle ore - aveva dichiara infatti Marseglia - aumenta in Sabrina l'aspettativa di essere liberata, come pure il timore che non ci sia nulla da fare". Non dello stesso avviso i familiari della ragazza di 15 anni ammazzata, ormai quasi tre anni fa, il pomeriggio stesso in cui sparì da casa Misseri. "Ci aspettiamo una sentenza giusta che sappia dare a ciascuno il suo in ragione della gravità del fatto" aveva affermato uno dei legali della famiglia della vittima, l' avv. N. Gentile.
A nascondere in un pozzo il corpo della nipote che stava per recarsi al mare con la cugina, il padre di quest'ultima, Michele, per il quale la Procura ha ottenuto otto dei nove anni di reclusione richiesti per l' occultamento del cadavere.
"Non c'è nessun vincitore, ma la giustizia terrena ha dato il giusto risultato con una condanna da scontare - dichiara appena uscito dall'aula l'avvocato Antonio Cozza, legale della famiglia di Sarah Scazzi - non è stato solo un processo indiziario - aggiunge Cozza - ma ci sono state anche tantissime prove". M.G.
David Rossi era il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, aveva 51 anni, è morto ieri sera precipitando dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbenti; si è subito parlato di suicidio, come si fa in genere in questi casi, forse superficialmente. David Rossi si sarebbe ucciso per non aver retto alle vicende che hanno coinvolto MPS negli ultimi mesi, nel suo ufficio è stato trovato un biglietto indirizzato a sua moglie Antonella , "ho fatto una cavolata", poche parole per mettere fine alla sua esistenza costellata di successi, nessuna spiegazione, e non è per il momento nota la cavolata che può aver spinto al suicidio il responsabile della comunicazione di un colosso bancario, se pur in crisi e coinvolto in una moltitudine di scandali. David Rossi era un giornalista professionista ma soprattutto un esperto di comunicazione, suo lo spot della campagna MPS "una storia italiana", una persona quindi abituata a lavorare sotto pressione che però non ha retto alla perquisizione in casa sua e agli scandali che hanno coinvolto i vertici della banca, ieri sera alle 21 ha deciso di suicidarsi.
Si è subito proclamato innocente, l'imprenditore originario di Vivo Valentia accusato di aver ridotto in coma profondo il consigliere Udc Alberto Musy; l'arrestato si chiama Francesco Furchì, ha 50 anni ed è presidente dell’Associazione culturale Magna Grecia Millenium. Gli investigatori hanno individuato il presunto attentatore grazie ad un lavoro di indagine mastodontico come evidenziato dal procuratore Giancarlo Caselli: "L’indagine è stata lunga, paziente, faticosa, analitica. Senza esagerare è stata un’indagine mastodontica, gigantesca, un setacciamento incredibile di una serie di figure gravitanti nell’orbita della vittima; abbiamo impegnato le migliori risorse della procura e della polizia, spendendo un tempo infinito. È stato come il lavoro dei cercatori d’oro, che setacciano quantità incredibili di sabbia e di acqua per individuare un qualche granello"; i granelli sarebbero poi diventati gravi indizi di colpevolezza e prove. Francesco Furchì, nelle ultime elezioni comunali a Torino aveva sostenuto la candidatura a sindaco di Musy e avrebbe compiuto l'attentato per vendicarsi della mancata riconoscenza.
Giallo Scarpati, Capri Napoli - 10 Gennaio 2013. La salma della 52enne Anna Francesca Scarpati, trovata senza vita nella sua casa di Capri martedì 8 gennaio, è stata trasferita a Napoli presso l' Istituto di medicina legale del II Policlinico, dove domani sarà effettuato l'esame autoptico.
Potrebbe essere proprio l'autopsia a chiarire la dinamica della tragedia in cui ha perso la vita la professionista napoletana, ex medico dell’ospedale Cardarelli.
Un avviso di garanzia è stato ricevuto dal compagno della donna, dopo lungo interrogatorio, indagato intanto per abbandono d' incapace in quanto la vittima vertendo in condizioni disperate non avrebbe ricevuto l' opportuno soccorso da parte dell'uomo. L'anno si inaugura dunque con l'ennesimo giallo che vede vittima una donna ed indagato il convivente. Ancora una volta questo avviso di garanzia recapitato all'uomo potrebbe restare l'unico. A questo proposito abbiamo voluto chiedere al Primo Dirigente della Polizia di Stato Francesca Monaldi, se nel rinvenimento del corpo di una donna senza vita esiste sin da subito una percentuale di probabilità che porta gli inquirenti a privilegiare la pista del compagno o del marito omicida, al di là di eventuali precedenti. “C'è una maggiore probabilità – dice la Monaldi – come poi emerge a volte al terzo grado di giudizio, ma da un punto di vista squisitamente investigativo il nostro codice impone di raccogliere anche quelli che sono gli elementi a favore, se non altro a conferma di una condanna certa, bisogna sempre fare un' attività investigativa a 360 gradi ed è sbagliato preferire una pista più di un'altra, certo è che in un'attività investigativa in linea generale quando c'è anche una serie di bugie dette dagli interrogati la probabilità aumenta arricchendo l'attività investigativa di elementi validi”. Doveredicronaca
Non c'è pace per gli abitanti del quartiere Scampia di Napoli, in quel posto si vive con l'incubo di finire ammazzati per caso in una delle tante sparatorie che insanguinano la periferia del capoluogo campano; questa volta ad essere ucciso è stato il cinquantenne Luigi Lucenti, tanti precedenti penali e forse new entry nello spaccio di droga.
L'uomo era atteso sotto casa da due uomini con il volto coperto a bordo di uno scooter, è stato subito colpito ma è riuscito a scappare nel cortile di una vicina scuola.
Dopo un concitato inseguimento per lui niente scampo, è stato ucciso con numerosi colpi di pistola, a pochi metri dai trecento bimbi dell'Istituto intenti a provare una recita; ai piccoli è stata fortunatamente risparmiata la truce sequenza ed un trauma che avrebbe potuto segnarli per tutta la vita.
Lucenti sarebbe stato vicino al clan Abbinante degli Scissionisti, contrapposti ai cosiddetti Girati nella sanguinosa guerra per il controllo del redditizio mercato della droga.
Il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri è intervenuta sull'episodio definendo il caso Scampia "una ferita aperta", "Scampia richiede una massiccia presenza di forze dell'ordine. E' un territorio che non verrà minimamente intaccato”.
Taranto - Dopo aver studiato le carte per quasi tre settimane, Sabrina Misseri inizia a rispondere al pm Mariano Buccoliero. Riguardo alla lite con Sarah, risalente alla sera prima del delitto, la Misseri ha dichiarato di averla solo rimproverata perché in paese, ad Avetrana, la sua affettuosità e la sua dolcezza con gli amici, Alessio ed Ivano nello specifico, avrebbero potuto rovinarle la reputazione. L'imputata dunque racconta di avere solo rimproverato la cugina 15enne: " per me Sarah era come una sorella minore - dichiara Sabrina - non una cugina: siamo cresciute insieme". L' avvocato Coppi arrivato in aula a mezzogiorno ha prodotto le 49 lettere scritte dal padre dell'imputata al fine di scagionarla. Negli scritti, infatti, l'uomo poco più che analfabeta, si assume l'intera responsabilità del delitto. Agli atti anche il memoriale in cui il padre della detenuta 24enne sottoscrive la confessione dell'omicidio di sua nipote, a discolpa della figlia Sabrina. La madre, Cosima Serrano, coimputata per lo stesso reato si è fino ad ora avvalsa della facoltà di non rispondere. La strategia difensiva, in questa udienza iniziata alle 12.30, sembra basarsi non solo sul respingimento di ogni accusa, ma anche sul ribaltamento delle stesse con una imputata preparata a farlo più o meno freddamente. Le domande del sostituto procuratore oggi sono incentrate soprattutto sul movente del delitto: la gelosia. Il motivo per cui Sabrina Misseri avrebbe colpito a morte la cugina di 15 anni sarebbe per gli inquirenti la rabbia da lei provata per la confidenza della ragazzina con il suo amante e amico Ivano Russo, ma anche su questo l'imputata ha negato ogni addebito, spiegando di non aver mai provato un forte e viscerale sentimento per Ivano Russo, ma solo "attrazione fisica". Sarebbe stato invece il ragazzo, testimonia ancora la Misseri, a "stuzzicarala" anche in luoghi pubblici e perfino alla presenza di Claudio Scazzi fratello della vittima e con il quale lei, Sabrina, non era neanche in buoni rapporti. Di Sarah, la 24 cugina oggi detenuta spiega che la ragazzina " si faceva dei complessi sul suo fisico, tipo le orecchie a sventola o la dentatura, glielo dicevano anche sua madre e gli amici di scuola. Ecco perché ho scritto a Ivano in un sms che mi stava stressando per averla sempre davanti ..."
Sulla sera prima della scomparsa di Sarah, Sabrina ha dichiarato: “ il 25 agosto (...) Sarah mi chiamò al telefono, quella sera siamo uscite con la macchina di Mariangela, prima a Torre Colimena e poi alla birreria 101 ad Avetrana. “ L'imputata in quel locale, secondo la testimonianza di tutti gli amici presenti, e da quanto riportato dalla stessa vittima sul proprio diario il 25 agosto, manifestò malumore, si arrabbiò con la cugina minore e su questo al pm la Misseri risponde così:”quella frase si vende per due coccole era da intendere come un consiglio ...non mi sono arrabbiata l'ho rimproverata perchè era sempre vicino ad Ivano . . .”
L'udienza viene sospesa alle 17 per un malore accusato da Sabrina Misseri. Il dibattimento riprende alle 18.00 mentre a tutti i cronisti presenti sembra che oggi l'imputata non abbia mai rivolto lo sguardo verso la madre della vittima.
Colpevole o innocente che sia Sabrina Misseri, certo è che nel corso della 26esima udienza di questo processo aggiornato a lunedì 26 p.v. , le troppe parole di discredito pronunciate nei confronti della cuginetta uccisa appaiono non poco stridenti con l'immagine di una innocente. Così come parola stridente quel "consiglio" di una cugina, che se invece innocente non fosse, suonerebbe come condanna a morte. CorrelatoUltim' ora - Sabrina Misseri al Tribunale di Taranto oggi parla dell'omicidio di Sarah Scazzi
Tribunale di Taranto - Oggi parla Sabrina Misseri.Lo scorso 30 ottobre, nella 25esima udienza del processo per il delitto di Avetrana, l'avvocato Franco Coppi difensore di Sabrina Misseri, chiese alla Corte d'Asse un rinvio per la deposizione della 24enne cugina della vittima Sarah Scazzi uccisa all'età di 15 anni il 26 agosto 2010. A chiedere il rinvio anche il difensore di Cosima Serrano, l' avvocato Franco De Jaco.
Nella scorsa udienza l'avvocato Coppi motivò così la richiesta: ''Sabrina intende rispondere alle domande dell'ufficio del pubblico ministero ma per poterlo fare adeguatamente in modo da essere preparata di fronte alla Corte, ha bisogno che le siano fatti pervenire alcuni atti che invece non sono giunti a destinazione''.
Sabrina dunque oggi parlerà dinanzi alla Corte presieduta dalla magistrata Rina Trunfio, rispondendo alle domande dei pm Pietro Argentini e Mariano Buccoliero ed al controinterrogatorio di Franco De Jaco e Franco Coppi, principe del Foro di Roma ex legale di Giulio Andreotti, ma oggi suo legale di fiducia. La difesa della giovane donna con molta probabilità citerà, agli atti dell' odierna udienza, le numerose lettere ricevute in carcere che sarebbero state scritte tutte dal padre Michele, reo confesso quando il 7 ottobre 2010 fece ritrovare il corpo della giovanissima vittima in una cisterna pozzo in località Contrada Mosca tra Brindisi e Taranto.
Sempre nell'ambito della scorsa udienza l'istituzione penitenziaria, infatti, non permise di portare in aula i manoscritti del papà dell'imputata, nei quali l'uomo attualmente si assume la responsabilità dell'omicidio e della soppressione del cadavere a totale discolpa delle due detenute: sua moglie e sua figlia. Fu soltanto il 15 ottobre del 2010, data dell'arresto della Misseri, ed in fase di incidente probatorio, il 19 novembre 2010, che l'uomo, interrogato dalla pubblica accusa e controinterrogato dall' allora avvocato di Sabrina Francesca Conte, dichiarò che l'omicidio avvenne per un incidente, non per volontà di sua figlia Sabrina, piuttosto, forse, in seguito ad un "gioco" fatto da entrambe le cugine, come erano solite "fin da bambine", affermò il Misseri. In quella circostanza si delineò all'orizzonte anche un' altra ipotesi difensiva, rifiutata dalle imputate, l' omicidio preterintenzionale.
Pavia - Oggi - Perché è morta Cecilia, 25 anni, ritrovata nuda la mattina del 3 novembre da un pescatore nelle acque del Po, è la domanda che oggi tormenta i suoi genitori.
Il referto medico legale ed i risultati dell'autopsia eseguita presso il Dipartimento di Medicina Legale dell'Università di Pavia serviranno, in parte, a chiarire la dinamica della tragedia.
L'interrogativo più inquietante riguarda intanto il perché non indossasse nulla quando il suo corpo è stato ritrovato, mentre la spiegazione alle escoriazioni sui suoi resti e sul capo potrebbe attenere allo sfregamento e agli urti durante il trascinamento dell'acqua. La teoria dell'incidente è esclusa. Una caduta accidentale durante una passeggiata non induce a spogliarsi prima di cadere. La ragazza era tornata da una cena con gli amici che aveva salutato, prima di rincasare. Dalla testimonianza della coinquilina e dei vicini di casa, quella sera, se davvero rientrata, Cecilia sarebbe stata sola. Nessun rumore. Nessun movimento sospetto dalla mezzanotte fino al mattino e la mattina di certo la ragazza era già sparita o morta.
La via dove la ragazza salutò la coinquilina la sera del 16 ottobre non dista molto dal fiume Ticino, l'affluente che confluisce nel Po a sud della città.
Ad attendere di sapere come e perché è morta Cecilia, uccisa da chi o da cosa, con il padre e la madre Mariarita ci sono i fratelli Pietro e Giovanni.
Già dai primi esami esterni sulla salma era stata evidente la presenza di acqua nei polmoni, tanto da far ritenere che la giovane si fosse lasciata trasportare dalla corrente del fiume dove potrebbe aver gettato anche gli indumenti. La Procura della Repubblica competente (Pavia) ha dunque aperto il fascicolo d'inchiesta per la morte di Cecilia Beretta. Ipotesi di reato: istigazione al suicidio a carico di ignoti. Il medico legale avrà 60 giorni di tempo per depositare l'esito definitivo dell'autopsia.
Sabato 3 novembre - Il corpo senza vita di Cecilia Beretta è stato ritrovato stamattina intorno alle nove nelle fredde acque del Po, nel comune di Pieve Porto Morone vicino al ponte che collega Pieve a Castel San Giovanni. A scorgere il corpo affiorante dall' acqua è stato Emil Tapuc, un signore intento a pescare, il quale ha dato immediatamente l'allarme. Il cadavere è stato poi recuperato dai Vigili del Fuoco. Dai primi rilievi esterni il corpo è risultato essere in stato di decomposizione e completamente nudo al momento del recupero. Un neo sull' avambraccio destro, il segno particolare che ha consentito al padre di identificare il corpo della 25enne, scomparsa da Pavia tra la tarda serata di martedì 16 e l'alba del 17 ottobre. Le analisi scientifiche e l'esame autoptico aiuteranno a far luce sull' inaccettabile tragedia. I polmoni della giovane donna contenevano acqua, mentre sulla superficie esterna del corpo erano presenti diverse escoriazioni, comprese quelle all'altezza delle ginocchia segnalate dal fratello Pietro. L' autopsia, disposta dal giudice Gustavo Cioppa della Procura di Pavia ed effettuata presso il Dipartimento di Medicina Legale dell' Università di Pavia, chiarirà se la morte sia avvenuta per annegamento, con quali dinamiche e se la giovane avesse assunto farmaci o sostanze stupefacenti prima della tragedia. La ragazza risiedeva con i genitori ad Abbiategrasso (Milano), dove la mamma era titolare della farmacia di famiglia. La studentessa, iscritta alla Facoltà di Farmacia dell'Università di Pavia, era partita da casa il 2 ottobre alla volta della città universitaria lombarda per dividere l'affitto di un appartamento con la coinquilinaLicia.
Teramo - 26 ottobre. Questa sera il giudice monocratco Marina Tommolini, arrivando in aula poco prima delle 20. 00, ha emesso il verdetto, pesantissimo, nei confronti del caporalmaggiore di Frattamaggiore Salvatore Parolisi: ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato, interdizione perpetua dai pubblici uffici, perdita della patria potestà genitoriale. La giudice ha inoltre liquidato una somma complessiva di 2 milioni di euro a favore della parte lesa con una provvisionale di un milione di euro alla figlia della vittima e 500.000 euro pro capite ai genitori.
Parolisi, assente durante la lettura del verdetto, ha saputo della condanna dal proprio legale Walter Biscotti, ma solo dopo i primi momenti di freddezza, è crollato in un pianto disperato. Oggi in aula l'imputato era apparso, invece, muto ed impassibile durante quest'ultima udienza del processo di primo grado, accusato di un delitto tanto efferato. L' omicidio di Carmela Rea, Melania per tutti, moglie del trentenne caporale originario della provincia di Napoli, avvenne il 18 aprile del 2011 tra le 14.30 e le 15. 20 con 35 coltellate. Il corpo della donna fu ritrovato solo dopo due giorni nel bosco di Ripe di Civitella in provincia di Teramo. Nel primo pomeriggio di oggi il giudice Marina Tommolini si era ritirata in camera di consiglio, mentre l'imputato attendeva la sentenza in una camera di sicurezza dell'edificio. L'uomo è detenuto nella cella numero 35 del penitenziario di Castrogno dal 19 luglio del 2011, là dove è stato riaccompagnato dopo il processo e dove potrebbe restare vita natural durante se nel giudizio d'appello la sentenza restasse invariata. L'udienza di oggi si era conclusa con le due repliche alla difesa, quella del legale di parte civile Mauro Gionni e della pubblica accusa, il pm Davide Rosati.
Nicodemo Gentile e Walter Biscotti, i difensori di Salvatore Parolisi, avevano tenuto le proprie arringhe senza trascurare alcun tipo di opposizione all'accusa, secondo cui l'uomo fornì un falso alibi, si macchiò di vilipendio del cadavere (confermato dalla sentenza) della moglie 28enne, uccisa nello stesso luogo dove fu ritrovata. La donna quindi fu ammazzata dal marito, afferrata vilmente alle spalle e poi colpita ripetutamente con un' arma da taglio, sebbene mai trovata: è quanto ha sempre sostenuto il pm con conseguente richiesta di ergastolo per il militare di Frattamaggiore, il massimo della pena detentiva in carcere. I legali Gentile e Biscotti puntando sull'insufficienza delle prove oggi si erano rivolti al giudice chiedendo la piena assoluzione del loro assistito per non aver commesso il fatto, quindi anche per l' insussistenza del reato di vilipendio del cadavere, per le prove scientifiche favorevoli alla difesa e per la scarsa attendibilità degli oltre 50 testimoni ascoltati dalla Procura. In ogni caso "se ci sarà la condanna - aveva dichiarato qualche ora fa il fratello della vittima, Michele Rea - per noi sarà comunque un grande dolore, anche perché Vittoria perderà il padre". Vittoria è la bambina che il giorno in cui la mamma fu uccisa sarebbe stata in compagnia del papà, secondo l'alibi fornito dal Parolisi. La piccola purtroppo aveva solo 18 mesi e non fu dunque in grado di ricordare né dove né con chi si trovasse. Doveredicronaca M. Todaro