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Il riccio: Come evitare la strage sulle nostre strade


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Un riccio rimasto orfanoIl riccio in genere ispira simpatia. È piccolo, inoffensivo, tondeggiante. Soprattutto alla nascita presenta i caratteri tipici che nell’uomo inducono tenerezza.

È un animale che è una sorta di termometro biologico, un bioindicatore. La sua presenza ci dà la misura della qualità dell'ambiente, dello stato di salute dei nostri territori. Con considerazioni che si possono spingere alla valutazione della presenza e degli effetti inquinanti, di sostanze talvolta usate in agricoltura, oppure degli effetti conseguenti ad alterazioni dell'ecosistema, o alle manipolazioni delle catene alimentari.

Si tratta di un animale notturno, che si nutre di uova di serpenti, vipere, larve di insetti, in genere ritenuti dannosi per gli orti e i giardini. Già l’idea che mangi le vipere ce lo fa sembrare un alleato, contro un serpente temutissimo – spesso ingiustamente – dall’uomo. Il suo comportamento tipico in caso di pericolo è quello di chiudersi a palla. Immobile con gli aculei fuori. Una difesa quasi sempre invalicabile per i suoi predatori, ma purtroppo poco efficace rispetto alle macchine. Le automobili che sfrecciano nella notte diventano una delle principali cause di morte del riccio, come si può vedere bene percorrendo a piedi una qualsiasi strada, specialmente in questo periodo.

“Nessun antropomorfismo disneyano – sottolinea Guaita, il Direttore del Parco del Treja – ma certo la strage dei ricci ha un che di assurdo e raccapricciante. Basterebbe poco per evitarla: andare più adagio in auto (che è sempre bene) e fare attenzione a dove si mettono le ruote. Siamo certi che molti automobilisti concorderanno.”

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