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Ultimatum Nato a Gheddafi. Russia e Cina si oppongono. Obama riflette. I libici muoiono


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Ultimatum Nato a Gheddafi Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, ha lanciato un ultimatum a Gheddafi: «Se lui e il suo regime continueranno ad attaccare la popolazione civile non posso immaginare che la comunità internazionale e l'Onu restino fermi a guardare»; queste le parole da Bruxelles, nel frattempo in Libia si continua a morire, le forze di opposizione, numerose ma poco addestrate e male armate, cercano strenuamente di difendere le posizioni conquistate e chiedono interventi urgenti dalla comunità internazionale.

Il presidente Usa, Barack Obama, una settimana fa, con grande enfasi ha detto che Gheddafi deve andare via, definendo inaccettabili le violenze del regime libico contro la popolazione. La posizione più complicata sembra proprio quella di Obama, il presidente degli Stati Uniti, non può chiedere la rimozione di un tiranno straniero se non ha la ferma intenzione di farla rispettare con ogni mezzo, compreso l'intervento militare, se Gheddafi riuscirà a sopravvivere a questa rivolta, il suo potere sarà accresciuto e la sua repressione sarà terribile, in questo scenario Obama sarà invece sconfitto e indebolito, in America e a livello internazionale.

Fin dall'inizio di questa crisi, Barack Obama ha chiaramente espresso la propria preferenza per un mandato del Consiglio di sicurezza, ma la Russia e la Cina hanno confermato il rifiuto all'utilizzo di mezzi militari in Libia, l'unica alternativa è quindi agire senza l'autorizzazione delle Nazioni Unite.

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