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La Siria in fiamme, le forze di sicurezza sparano sulla folla indifesa.


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Proteste in Siria represse con il sangue Ieri, le forze di sicurezza siriane, hanno perpetrato un nuovo massacro di manifestanti. Sono almeno 20 i morti delle sparatorie indiscriminate sulla folla indifesa, circa 20000 persone, in maggioranza musulmani sunniti che protestavano contro un regime dittatoriale e laico, guidato da una minoranza sciita.

Amnesty International ha segnalato la morte di almeno 55 persone nelle proteste degli ultimi giorni. E' impossibile sapere quanti sono veramente le vittime degli scontri, l'assenza di giornalisti stranieri, la repressione contro i giornalisti locali e il completo isolamento di Deraa, transennata dall'esercito, il blocco di telefoni cellulari e Internet, impediscono una stima attendibile.

Buthayna Chaabane, il consigliere politico di Asad era apparso in televisione Giovedì per promettere più libertà, meno corruzione e un aumento di stipendio per i dipendenti pubblici. Con la crescita della rivolta nella città meridionale di Deraa e l'estensione della proteste nel resto del paese, incluso Damasco, il regime di Bashar El-Asad ha dimenticato le promesse alla tolleranza fatte il giorno precedente ed è tornato a sopprimere le proteste con la massima brutalità, affogando nel sangue una pacifica rivolta.

Gli Stati Uniti, attraverso il portavoce della Casa Bianca, Jay Garner, hanno condannato "con forza" i tentativi di sopprimere e intimidire manifestanti. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha chiesto moderazione alle autorità siriane.

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