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Mémoires et projections

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Hanno sparato ai bambini che giocavano nel cortile,

si sono sparsi uccelli in volo a trascinare il tramonto.

La strada accoglie e rigetta, abbraccia e dilegua,

il respiro diviene fluido, scivolando oltre i vetri,

oltre pareti e pietre, riposando su una foglia

al limite della presa, caduca Vita caduchi Sogni.

 

Mi hanno parlato di stili, modi di rime, di tutto e di niente,

ho raccolto molti sacchi di gramigna, ho incendiato il grano,

ho conosciuto la paura, il coraggio, l’amore, il tradimento,

il dolore e il colore, l’odore e il niente, né il calore pieno però

né il gelo,  ho creduto e temuto, ho avuto e dato, ho pianto.


Il corpo mi rallenta, la Poesia è un razzo sempre pronto, un cavallo da monta,

la Poesia è carne, la Vita è carne, mille valigie in viaggio, mille in attesa ora.

Ho un appartamento piccolo, dalle finestre in legno e il parato, un’ abat-jour,

affaccia su Rue Lepic, ci sono i tuoi occhi ,la mia emozione, una sigaretta in fumo.


-- valeriano forte --

Disattenzione: comun denominatore di troppe tragedie

Società e costume

Disattenzione: comun denominatore di troppe tragedie Uso il termine “disattenzione”, ma dobbiamo coniugarla con termini quali distrazione, preoccupazione, stress, stanchezza, indifferenza, incapacità di ascolto e d’interesse verso gli altri (in qualche caso anche a noi vicini), e volontà di disinteresse nei confronti di cose, fatti e persone che in qualche modo ci rendono la vita più difficile, anche se cose, fatti e persone fanno parte del nostro quotidiano.

Guardando alla guida delle automobili, la distrazione, anche di soli pochi secondi, è causa d’incidenti mortali. Siamo “distratti”, in quanto il nostro interessamento è calamitato da cellulari (non rispondere al richiamo del nostro “serpente” elettronico che ci propone “la mela”, è difficile). Leggere un messaggio, accendere una sigaretta e distrarre l’attenzione per mirare la fiamma; sembra questione di un momento, ma si rischia la vita: propria e degli altri.

Oggi la distrazione, quella (ad esempio), che ci fa lasciare il fuoco acceso sotto la macchinetta del caffè, è spesso sintomo di gravi disturbi dovuti in molti casi allo stress quotidiano. I gesti automatici, che possono anche essere importantissimi, come il ricordarsi di avere lasciato o meno un figlio all’asilo, il ricordarsi o dimenticare di averlo lasciato in auto, può dipendere dal fatto che viene a mancare l’elaborazione della situazione, da parte del "Sistema Attentivo Supervisore" (SAS). Gli scienziati ci dicono che si tratta di un articolato dispositivo cognitivo che si trova, in molti casi, nel lobo frontale, e ci governa nelle tante azioni automatiche o intenzionali utilizzando lo strumento dell’attenzione. Nel mondo d’oggi, su questo variegato pianeta terra, l’attenzione è molto limitata dalla stanchezza, dallo stress, dalle preoccupazioni, dalla competitività e dal fatto di dovere compiere troppe azioni (consuetudinarie o meno), l’una accavallata o di seguito all’altra.

Siamo multitasking? Soltanto in parte, quando compiamo assieme due azioni, di cui una che richiede attenzione e l’altra è automatica, anche se spesso ci illudiamo che non sia così. Tuttavia la disattenzione è micidiale, in molti casi: ci rende anche sordi e ciechi di fronte alla necessità di attenzione che dovremmo avere verso i bambini e questo comporta una quantità di dolore per noi e per i nostri figli. L’esempio meno “eclatante”, ma spesso disastroso è quello riferito a genitori, anche dolci e amorevoli, che non si rendono conto di malori fisici e mentali collegati all’infanzia dei loro figli: prendiamo, ad esempio, quanto è capitato alla piccola di Caivano, precipitata dal balcone lo scorso 24 giugno.

La conclusione dell’anatomopatologo che ha eseguito la perizia è stato (tra l’altro), che la piccina abbia subito "Un abuso sessuale cronico perpetrato per tanto tempo". C’è la forte convinzione che anche il bambino precipitato dal balcone in precedenza, in situazioni simili, possa avere subito violenze sessuali e che entrambi siano stati uccisi da un pedofilo che ha tenuto per sé una delle scarpine delle vittime. Bene: quel pedofilo ha “lavorato tranquillamente”. I disegni della piccina sono al controllo degli specialisti che vi leggono tante cose: tutte in ritardo, purtroppo, per la vita delle piccole vittime.

Come ha potuto, il mostro, che certamente ha avuto la possibilità di vivere a contatto con i due bambini, “lavorando su di loro”, averlo fatto così tranquillamente? Come hanno potuto i genitori non rendersene conto, benché, certamente, padri e madri affettuosi e attenti? Anche gli studi sui pedofili chiariscono che questi cercano le loro vittime come il leone quando deve assalire una preda: scegliendo i piccoli trascurati da genitori disattenti (anche se lo sono per motivi terribilmente giustificati), e dall’aspetto indifeso. Il pedofilo sa che questi bambini sono vittime predestinate, le quali, se avvicinate con dolcezza, gentilezza, con atteggiamento amorevole, e affettuoso, possono facilmente adeguarsi anche a strane e perverse attenzioni. Nei bambini, da un lato non è chiaro il senso del peccato, del comportamento sbagliato, in quanto non hanno ancora una precisa coscienza morale e dall’altro, in nome di un segreto comune, divengono spesso complici dei loro aguzzini. Se il tacere non fosse sintomatico di questi ragazzini e se la “disattenzione” degli adulti non fosse presente, neanche si spiegherebbero casi di pedofili che per anni e anni hanno abusato di differenti piccole vittime. Spesso in famiglia. Il ricordo degli eventi ritorna spesso da adulto, invitando alla denuncia, oppure, se la pressione aumenta, dopo anni di abusi, finalmente la vittima racconta.

La disattenzione ha tante facce: anche quella che troppo spesso si esprime con la morte di bambini “dimenticati in auto”. Se guardiamo agli Stati Uniti capita un caso ogni dieci giorni e la cosa è diventata talmente grave da avere costretto le autorità a mettere in onda uno spot sotto forma di video choc, per attirare l’attenzione degli adulti, anche estranei ai fatti. Il 9 luglio 2014, nel Connecticut, negli Stati Uniti accadde il secondo caso in pochi giorni. A Piacenza (Italia), il 4 giugno del 2013 altro bimbo che muore in auto. Come avviene? Semplice dimenticanza: unicamente perché il papà ha dimenticato di avere con sé un figlio, oppure di lasciarlo all’asilo infantile e se n’è andato a lavoro o a compiere altre azioni. Purtroppo in modo simile a come possiamo dimenticare di avere posto a cuocere i fagioli mentre ci impegniamo in un’altra attività. In precedenza, ossia il 24 maggio del 2012, il bimbo dimenticato in auto venne salvato dai Vigili del Fuoco in un centro commerciale italiano. Il problema, come si può intuire dalle date, proviene dal passato e avanza nel futuro aggravandosi.

Tuttavia l’attenzione si sta destando: è recente (30 settembre, San Antonio in Texas), una donna ha rotto il vetro di un’auto in sosta per tirare fuori, prima che avvenisse una tragedia, un bambino di un anno, lasciato solo nel parcheggio di un supermercato. Angela ha rotto il parabrezza con le mani -“Non mi importava di poter essere arrestata: dovevo salvarlo”- Lei non era distratta e non si è neanche sentita (come capita purtroppo troppo spesso), non coinvolta dal fatto. Distrazione e disattenzione sono anche colpevoli quando non ci rendiamo conto delle sofferenze di qualcuno (anche a noi vicino), che subisce i maltrattamenti di un fratello, di un padre, di un marito, di un fidanzato (raramente di una donna). Lasciando che la questione finisca in tragedia. Tante cose capitano ad un passo da noi: sofferenze fisiche e mentali (che qualche volta si risolvono con un suicidio), maltrattamenti, abusi, bullismo nelle scuole. Non è possibile comportarsi come se la cosa non ci riguardi e neanche non rendersi conto dei fatti, in quanto distratti dal nostro vivere quotidiano. La disattenzione, la distrazione, l’indifferenza, lo stress, possono uccidere.

Bianca Fasano

 

Gli scienziati ed il rebus della voragine nel nord della Russia

Scienze e Ambiente

Gli scienziati ed il rebus della voragine nel nord della Russia Il video del buco enorme su YouTube ha ricevuto più di 2 milioni di visualizzazioni in giorni diversi. A seguito dell’esame, gli scienziati hanno concluso che il cratere era di origine naturale e non sembra sia a seguito di un impatto artificiale o la caduta di un meteorite, cosi’ e’ stato dichiarato nel sito del governo regionale.

Non c’era nessuna pericolosa radiazione rilevata sul sito voragine. Gli scienziati, che hanno esaminato il fenomeno su istruzioni del governatore regionale Dmitry Kobylkin, hanno detto che si è trattato di un fenomeno naturale, la cui natura è impossibile stabilire ancora,” dice il rapporto.

“Non non c’è nessun impatto terrestre qui,-Marina Leibman, membro della missione scientifica, capo ricercatore ha detto: “Un attento esame ha mostrato che non non c’era nessuna traccia della presenza umana sul sito dell’oggetto. Ipotesi circa un meteorite sono anche infondate, in caso contrario, ci sarebbe stata traccia di roccia carbonizzata ,”ha detto la specialista.

“Su questo sito, c’è stato un rilascio di materiale dalle viscere della terra, – ha detto lo scienziato. -Non credo sia stata accompagnata con un’esplosione, perché in questo caso, elevate temperature sarebbero stato rilevate. Questo è puramente un’espulsione meccanica, che molto probabilmente si è verificata a causa di pressione aumentata al momento creando una sorta di una cavità . Molto probabilmente, la cavità è stata riempita con gas.”

Il diametro del bordo interno del cratere è di circa 40 metri e 60 metri all’esterno. Frammenti di roccia sono state sparse come conseguenza sul terreno circostante per 120 metri, cosi’ ha affermato il ricercatore del centro di ricerca scientifica dell’Artico, Andrei Plekhanov .

Per determinare con precisione la profondità del foro, bisogna ricorrere all’aiuto di scalatori professionisti, ha detto lo specialista, notando che avvicinarsi al bordo della voragine era pericoloso dato che i bordi possono sgretolarsi.

Funzionari del servizio stampa del governatore hanno anche respinto le versioni che parlano di origini artificiale come l’impatto del meteorite. “Gli scienziati credono che qualcosa scoppiò come una bolla”.

“Gli scienziati dicono che la voragine è assolutamente sicura per le persone e non ostacolano la produzione di gas nella regione. In prossimità di decine di chilometri, ci sono strutture industriali.

Il video del buco gigante apparso su Internet il 10 luglioè stato girato durante un volo in elicottero, ed è 30 chilometri dal deposito di Bovanensky. Secondo l’autore del video, la dimensione della voragine è così grande che “uno può scendere in esso parecchi metri con un elicottero senza timore di toccare qualcosa.”

Il video mostra che la zona è circondata da vegetazione. Uno sguardo più attento sul territorio intorno all’oggetto mostra detriti sparsi per la dolina, come di solito accade durante le esplosioni.

Fonte English Pravda



Android, il 75% è vulnerabile al furto dati tramite navigatore

Informatica e Tecnologia

Vulnerabilità nel browser di AndroidIl navigatore predefinito del sistema operativo Android, nelle versioni precedenti al 4.4 o KitKat, è vultnerabile ad attacchi realizzati da siti web capaci di sfruttare una falla di sicurezza per prendere il controllo delle sessioni iniziate dall'utente.

Vulnerabilità nel browser di Android

Questo problema è frutto di una vulnerabilità universale del tipo XSS o Cross Site Scripting, che colpisce il modo in cui il navigatore gestisce sequenze di comandi JavaScript preceduti da un carattere vuoto o 'null'. Quando il navigatore trova una catena di questo tipo, il browser di Android non è in grado di applicare il protocollo 'same-origin', un controllo di sicurezza che impedisce allo script di inserirsi in altri contesti differenti del navigatore, come altre schede o finestre già aperte.

"Significa che, in caso che un sito web pericoloso controllato da uno spammer potrebbe tranquillamente accedere e visualizzare altre web che stiamo visitando" scrive sul suo blog Tod Beardsey, responsabile tecnico del progetto Metasploit Framework.

"Immaginate di entrare su un sito web pericoloso mentre siamo connessi al nostro servizio di web mail: l'hacker potrebbe vedere tutto ciò che facciamo". Ancora peggio, sarebbe capace di ottenere una copia dei nostri cookies di sessione e sequestrare la nostra sessione in modo assoluto potendo controllare la nostra email direttamente.

È necessario un intervento rapido

Questa vulnerabilità è stata scoperta da un ricercatore indipendente chiamato Rafay Baloch che ha pubblicato i risultati della sua investigazione il passato 31 di agosto. Purtroppo, e non si capisce il perchè, questo studio arriva solo oggi alla conoscenza della rete, mentre già moltissimi possessori di Android continuano ad essere in pericolo.

Se non usi Android 4.4 scegli un browser diverso

Va considerato che attualmente circa il 75% dei dispositivi Android in circolazione è precedente alla versione KitKat 4.4 e siamo dinanzi a un problema che urge risolvere il prima possibile con la pubblicazione di una patch adeguata.

Un consiglio semplice e immediato a tutti coloro che potrebbero essere a rischio: usate navigatori web di terze parti sui vostri dispositivi, come per esempio Google Chrome, Opera, Mozilla Firefox, Dolphin Browser o altri non colpiti da questa vulnerabilità.

 

Lega Abolizione Caccia: si revochi la delibera “ammazza-orsi”

Servizi agli animali

Lega Abolizione Caccia: si revochi la delibera “ammazza-orsi” Non solo Daniza, ma altri 50 esemplari a rischio in Trentino. L’Europa finanzia il ripopolamento e la Provincia Autonoma sopprime

L’Europa finanzia il ripopolamento ma in Trentino a rischio 50 orsi. Nonostante in Trentino, il progetto di ripopolamento degli orsi bruni denominato “Life Ursus”, abbia risollevato le sorti di questi plantigradi (alla fine degli anni ’90 ridotti a circa tre esemplari a causa del bracconaggio), appare comunque molto problematica la gestione e la convivenza della popolazione con questi animali.

Dopo la morte dell’ormai tristemente famosa orsa Daniza, uccisa da una dose letale di anestetico durante le operazioni di cattura, ora è necessario pensare alle sorti degli altri esemplari che vivono nello stesso arco alpino. L’orsa era stata considerata “colpevole” perché dopo aver avuto un incontro ravvicinato con un cercatore di funghi il 15 agosto scorso, provocò in quest’ultimo lievi lesioni nell’intento di proteggere i suoi cuccioli. Questo naturale atteggiamento le costò la targhetta di “orso dannoso”. Questa definizione, ossia “orso dannoso”, va ricercata in una delibera che nel mese di luglio 2014 è stata emessa dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento. In sintesi in questa delibera, è stata introdotta la categoria “orso dannoso”, con la possibilità di cattura ma anche uccisione per esemplari considerati per l’appunto dannosi, nonostante si tratti di una specie protetta (particolarmente protetta) e a rischio..! Il nocciolo della “questione Daniza”, ma anche delle sorti degli altri orsi, è davvero tutto nella delibera di luglio, ed è di questa incomprensibile delibera che a nostro parere sia da richiedere una revoca, poiché in questo modo la Giunta di Trento è ancora libera di gestire con questa assurda modalità altri esemplari di questa specie! L’unica associazione che al momento sta lavorando attivamente sulla delibera “ammazza-orsi” è la LAC ( Lega Abolizione Caccia), per la quale un esponente della sezione di Trento, Francesco Mongioì, ha indetto ben prima dell’incidente incorso a Daniza una petizione:

https://www.change.org/p/revocare-la-delibera-sull-uccisione-degli-orsi-in-trentino

”La nostra speranza – commenta Mongioì, - è che possa far luce su questa incresciosa delibera, allo scopo di farla revocare, al fine di tutelare gli altri orsi, e affinché questi animali siano gestiti in una modalità consona e allineata alle normative non cruente adottate da altri Stati. Ma anche all'interno del nostro stesso Stato, con riferimento al Parco d'Abruzzo, dove viene conservata una popolazione di orsi bruni marsicani con ben altri metodi. Per altro, i due cuccioli di Daniza, rimasti senza madre in un età troppo precoce, saranno probabilmente loro stessi considerati come “orsi dannosi o problematici”, perché potranno cercare cibo nelle vicinanze dei centri abitati, e magari secondo la delibera di luglio potranno loro stessi essere catturati o uccisi. Inoltre, in Trentino negli anni precedenti, altri due esemplari hanno subito una sorte infausta: uno è morto per effetto diretto dell'anestetico, come Daniza. Un altro è morto perché, narcotizzato vicino ad un lago, dove è caduto in acqua e annegato.

Comacchio Jazz: Luca di Luzio Blue 4ett feat. Marco Tamburini

Cultura e spettacolo

Comacchio Jazz: Luca di Luzio Blue 4ett feat. Marco Tamburini Grande appuntamento con la musica jazz a Comacchio sabato 27 settembre alle ore 21.00 presso l'Arena di Palazzo Bellini: Luca di Luzio Blue 4ett feat. Marco Tamburini proporrà un concerto che spazia dal blues al jazz, soul e funk con sonorità che riportano agli anni '60, interpretati da alcuni dei più grandi protagonisti del jazz italiano.

Marco Tamburini - tromba Luca di Luzio - chitarra Luca Quadrelli - sax Andrea Bolognesi - organo hammond Massimo Manzi - batteria Nel Luca di Luzio Blue 4ett blues, jazz, soul e funk si incontrano su sonorità che riportano agli anni '60 di Grant Green, Jimmy Smith, Jack Mcduff, dove la musicalità è incentrata sul suono dell’organo hammond e connotata da un potente groove che viene supportato da una solida sezione ritmica. Un quartetto in cui la melodia ed il groove emergono incontrastati e dominano l’esecuzione.

La formazione riunisce grandi interpreti del panorama jazz italiano e internazionale: Marco Tamburini alla tromba, ospite d'eccezione della formazione, il chitarrista Luca di Luzio, Luca Quadrelli ai sax, Andrea Bolognesi all'organo hammond e Massimo Manzi alla batteria. Il concerto inizia alle ore 21.00 presso l'Arena di Palazzo Bellini a Comacchio, ingresso libero. Il concerto si svolgerà anche in caso di maltempo all'interno di Palazzo Bellini.

Marco Tamburini, trombettista e arrangiatore inizia la propria attività professionale in ambito jazzistico nel 1984. Partecipa a numerosi festival, tra i quali Umbria Jazz, Festival Jazz di Roma, Siena Jazz, Eurofestival di Ivrea, Dubai Jazz Festival, Jazz Wochen a Basilea, Festival Jazz di Tabarka, N. C. International Jazz Festival di Durham in North Carolina con Paul Jeffrey, John Hicks, Micheal Carvin, J.Sea Festival di Rotterdam con Eumir Deodato. Si esibisce in teatri e club in Italia e all’estero, dal Birdland di New York al Teatro Megaro di Atene, a Parigi con René Urtreger, con Christian Escoudé, e a Budapest col pianista ungherese Kalman Ola. Ha lavorato e collabora tutt’oggi, in veste d’arrangiatore e trombettista, con molti cantanti pop, dal vivo e in studio, fra i quali Lorenzo Jovanotti, Laura Pausini, Fabio Concato, Vinicio Capossela, Raf. Nei mesi di giugno e luglio 2013 è chiamato come trombettista e arrangiatore a far parte del Tour di Jovanotti negli stadi. Quest'anno numerose le collaborazioni e partecipazioni con artisti internazionali e festival tra cui la recentissima al Time in jazz 2014 dove ha presentato il suo nuovo disco "Rosso" Luca di Luzio, chitarrista dalla formazione eclettica e dallo stile versatile. Suona l'elettrica, l'acustica, la classica e spazia dagli standard alla bossa nova fino al funky, passando per il fusion ed il blues. Ha un talento creativo ed è impegnato in numerosi progetti musicali in cui collabora con molti artisti internazionali. Nell'ambito della sua carriera concertistica ha collaborato con numerosi artisti italiani e internazionali tra cui: Roberto Spadoni, James Newton, Flavio Piscopo, Bob Stoloff, Stefano Peretto, Tom Sheret, Teo Ciavarella, Giancarlo Schiaffini, Chica Piazzolla, Barend Midelhoff, Marco Tamburini, James Monque D., Kamila Staszkòw. Con Benedetto Guitars, di cui è endorser, tiene masterclass presso il Conservatorio di Pesaro e Pescara insieme ad Howard Paul (CEO di Benedetto Guitars) e presso il Berklee College of Music di Boston, insieme a Garrison Fewell e Howard Paul. Nel 2013 partecipa ad Umbria Jazz con Kamila Staszkòw, all'Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, alla Musikmesse Frankfurt e al NAMM di Los Angeles.

 

STAZIONI DI EMERGENZA atto VI per nuove creatività

Cultura e spettacolo

STAZIONI DI EMERGENZA atto VI per nuove creatività STAZIONI D’EMERGENZA,  rassegna nazionale aperta alle formazioni teatrali d’ultima generazione, le cui opere  si spera possano offrire occasione d’osservazione, per nuovi segni e modalità operative nella messinscena.

Nel corso degli anni la Galleria Toledo ha inteso proporsi quale osservatorio e motore d’indagine su quanto di nuovo viene realizzato nel tessuto della sperimentazione emergente, nazionale e estera. In questi termini Stazioni d’Emergenza si rappresenta quale utile occasione di confronto e visibilità per quelle realtà teatrali, nazionali e internazionali, di maggiore risalto e interesse; ne hanno dato conferma spettacoli come “La Merda” e “Io mai niente con nessuno avevo fatto”, entrambi vincitori di trascorse edizioni, che hanno ottenuto e ottengono importanti consensi nel panorama della migliore sperimentazione europea, e che vengono riproposti quest’anno nel contesto della stagione artistica 2014-15.

STAZIONI D’EMERGENZA – ATTO VI, ritorna con otto compagnie selezionate da una stimolante rosa di oltre cento proposte.
In questa edizione, ancora una volta, si è scelto  di dare spazio anche ad alcuni complessi che ricercano spunti drammaturgici attraverso i linguaggi del movimento corporeo, oltrepassando i confini della messa in scena più definitamente teatrale; tali prove sono state ritenute innovative soprattutto in relazione alla gestione dell’interazione tra corpo e spazialità scenica. Si è anche voluto dedicare un segnale d’ attenzione alle nuove generazioni di artisti dell’area di residenza di Stazioni d’Emergenza,  perché è nota la ricchezza del territorio campano e napoletano quale incubatore del teatro a venire.

La rassegna si apre proprio con le prove sceniche delle tre realtà di residenza campana. Il primo appuntamento è con la danza di Simona Perrella, interprete e coreografa delle proprie visioni percettive e tattili con “Manomissioni”; a seguire  il gruppo italo-francese di Tullia Conte,  che propone in  “San Tarantella”  un progetto di teatro antropologico tra danza e ricerca delle tradizioni. Ancora una produzione napoletana: “Troilo e Cressida  - storia tragicomica di eroi e buffoni” nella trascrizione, questa volta teatrale,  di Alessandro Paschitto che rielabora la tragedia greca attraverso la lezione  shakespeariana,  per la regia di Mario Autore e Eduardo Di Pietro.

Si passa poi alle imprese di diversa provenienza.
Anna Serlenga con la produzione italo-francese “Mouvma! Nous, qui avons encore 25 ans”, dal testo di Ronan Cheneau: la marginalità delle banlieu parigine attraverso l’interpretazione pasoliniana dei tre attori tunisini.
Andersen 2014 - fiabe che non sono favole” è per la regia di Emanuela Ponzano su testo originale di Serena Grandicelli e Matteo Festa, luogo narrativo in cui l’affabulazione è elemento chiave al fine d’ interpretare la crudezza di una contemporaneità avvertita sempre più povera di azione creativa e immaginazione.

"Madame Bovary” , nella visione di Luciano Colavero “è donna  in cerca del senso dell’esistenza, ed esorcizza la miseria del fallimento attraverso i veleni del desiderio compulsivo del possesso.

E’ dedicato a Carmelo Bene l’ “Orlando Bodero”, di  Mario Fedeli Manuela Mosè e Daniele Fedeli ;  un’operazione psico-magica, dove il Poeta gioca con tutti gli elementi della metafora e del simbolismo archetipico.

Infine “Padroni delle nostre vite” di Ture Magro, appassionante e acclamata pièce di teatro d’impegno civile, mette in scena la vera storia di Pino Masciari, un imprenditore calabrese che si oppone alle richieste estorsive, e sfida il muro di omertà di ‘ndranghetisti e politici.

Mostra fotografica di Giuseppe Grossi Notti islandesi, cieli irlandesi, albe italiane

Cultura e spettacolo

Mostra fotografica di Giuseppe Grossi Notti islandesi, cieli irlandesi, albe italianeI cieli sono intensi e mutevoli, le onde del mare spumeggianti, le sponde dei laghi riposanti, le acque delle cascate fluenti… Sono le foto di Giuseppe Grossi, in mostra da sabato 13 settembre al Palazzo Baronale del Parco Valle del Treja, a Calcata.

25 foto, di grande formato, che ci regalano infinite pianure e cieli maestosi, ghiacci, nevi, boschi, in una composizione dove una natura integra accoglie nessuno o pochissimi segni della presenza dell’uomo, spesso quasi invisibili. Ne discende un paesaggio possente e naturale, dove l’uomo è l’intruso. La terra degli albori raccontata con le tecnologie più avanzate, ma con un metodo che antepone il pensiero all’atto fotografico.

Foto così nascono dalla conoscenza dei luoghi e delle situazioni. Per fare buone foto infatti bisogna indagare, analizzare, studiare bene ciò che si fotografa. È un approccio che si concede il lusso di una buona preparazione e la profusione del tempo.

Giuseppe Grossi è un fotografo professionista che sembra viaggiare a ritroso nel tempo, alla ricerca di spazi incontaminati e primordiali. Le sue immagini, oltre la perfezione formale e le suggestioni dei luoghi, evocano anche una speranza per una società che ritrovi l’equilibrio tra uomo e natura.

La mostra sarà visitabile nel Palazzo Baronale del Parco Valle del Treja, a Calcata, da sabato 13 settembre a domenica 5 ottobre, nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 9-13; lunedì e giovedì anche 15-17; sabato 16-19; domenica 11-19. Ingresso libero.

 

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