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Sono indignato

Martedì 03 Settembre 2013 11:15


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Secondo le stime dell’OCSE i paesi del G7 sono fuori dalla recessione, tutti tranne l’Italia.

Anche gli altri paesi dell’Eurozona si stanno portando fuori dalla recessione.

Come mai solo il nostro Paese non riesce a risollevarsi?

La risposta è semplice e basta aver letto i nostri precedenti commenti per averla.

L’Italia è sempre ostaggio delle lobby. Svariati tipi di lobby.

Quella che fa capo a Berlusconi, che non si cura della rovina del Paese, basta salvare il Capo.

Quella della politica generale, che tutto fa tranne che rinunciare a privilegi, vedi finanziamento pubblico ai partiti, finanziamento pubblico ai giornali, vitalizi vari, riforma della Costituzione onde diminuire parlamentari e costi, eliminazione delle Province e ce ne sarebbero ancora moltissimi.

Quella delle forze armate, vedi Consiglio della Difesa che non rinuncia all’acquisto di aerei che risolverebbero almeno due finanziarie al Paese.

Quella dei privilegi, che blocca qualsiasi tipo di liberalizzazione, che sfrutta la debolezza di chi governa per assicurarsi consulenze milionarie a scapito della popolazione che si vede turlupinare da boutade quale l’eliminazione dell’IMU sulla prima casa che alla fine verrà a costare molto di più con la Service Tax.

Basta leggere ogni D.L. o Legge del nostro Parlamento per rendersi conto che quanto viene dato con una mano viene ripreso con forti interessi dall’altra.

Il Presidente del Consiglio Letta continua a blaterare da ogni scranno che gli viene fornito. Continua a dire che questo Governo è l’unica soluzione per il Paese che diversamente rischia di perdere il treno della ripresa.

Ma quale ripresa, la disoccupazione giovanile aumenta, il numero delle persone in difficoltà anche, per non parlare di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Ogni giorno sbarcano sulle nostre coste frotte di disperati che andranno ad incrementare le categorie meno abbienti e che saranno facile bottino per la malavita organizzata.

Caro Letta se lei non fosse il solito politico che una volta trovata la poltrona cerca di non mollarla più, non starebbe ai ricatti di chi finge di appoggiarla, non perderebbe tanto tempo in discorsi volti più a tenere unita una finta maggioranza che a risolvere i problemi dell’Italia, ma cercherebbe le ricette per uscire da una crisi che come dimostrano gli altri Paesi è possibile sconfiggere.

 

RR

 

OSTAGGI DI SILVIO

Mercoledì 28 Agosto 2013 14:16

Ostaggi di SilvioSe qualcuno poteva pensare di essersi liberato di Silvio Berlusconi dopo la sconfitta elettorale e, soprattutto, la prima condanna in giudicato, dovrà cambiare rapidamente idea.

Infatti l’ex premier è ben lungi dal darsi per vinto e tiene in ostaggio il Paese.

Proprio così, l’Italia è ostaggio di Silvio Berlusconi e dei suoi peones.

Il Governo in carica non fa altro che parole, parole al vento che si infrangono contro i ricatti del Pdl che pretende che la legge nel caso del suo leader sia più uguale che per tutti gli altri.

Sono già state presentate innumerevoli soluzioni alla decadenza ed incandidabilità di quello che attualmente risulta un condannato in via definitiva ed in quanto tale impresentabile.

A nulla valgono le leggi di questo Paese?

La pretesa che milioni di voti legittimino una persona in barba delle sue comprovate malefatte è anticostituzionale e contraria alle leggi dello Stato e quindi mal si capiscono i tentativi perpetrati anche da esponenti del PD e dal Presidente della Repubblica di trovare a tutti i costi una soluzione al problema di un privato cittadino condannato dalla Giustizia.

Ultima la memoria difensiva di giuristi e costituzionalisti di parte.

L’unica sarebbe la grazia, ma così ammetterebbe, chiedendola, la sua colpa.

L’Italia ha la necessità di essere governata, e non da una compagine così composita come quella attuale dove ognuno può permettersi di porre veti e fare il prepotente.

Piuttosto che trascinarsi in questo modo sarebbe meglio tornare alle urne e dare voce al popolo, il quale potrebbe anche cambiare radicalmente opinione e partorire una maggioranza.

Una maggioranza scevra da ricatti. Scelta in base a programmi seri e non promesse sfavillanti che o non possono essere mantenute o rovinano sempre più i conti della nazione.

Gli italiani non possono continuare ad aspettare che il Cavaliere risolva i suoi problemi personali, abbiamo già buttato via i precedenti venti anni, non possiamo permetterci di buttarne via un altro.


RR

 

Mercoledì 10 Luglio 2013 11:33

L’INDIGNAZIONE CONTINUAChi è aduso leggere le mie opinioni si sarà chiesto il motivo di questo silenzio.

Semplice, sono troppo indignato, talmente tanto da non trovare la forza di scrivere, molto più indignato di prima e soprattutto molto deluso e consapevole che il nostro è un Paese nel quale non si riesce a cambiare nulla.

Partiamo dal caso del giorno.

Il P.d.L. vuole bloccare per tre giorni i lavori parlamentari in nome della salvezza del proprio capo e padrone poiché il 30 Luglio ci sarà la sentenza in Cassazione sui diritti Mediaset che se confermerà quella della Corte D’Appello significherà l’inibizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi per cinque anni.

Quindi la Cassazione onde evitare il solito giochetto della prescrizione ha dettato un agenda che concluderebbe il tutto prima che questa possa arrivare.

A questo punto i lacchè dell’ex premier tutti uniti minacciano la caduta del Governo Letta.

Proprio il Governo, altro motivo di disgusto.

Nato dall’inciucio voluto da Napolitano onde mantenere ben salde le poltrone, sta trascinandosi tra veti incrociati e rinvii tanto inutili quanto dannosi per i cittadini.

Rinvio dell’IMU prima casa, rinvio dell’aumento di un punto dell’IVA, rinvio di qualsivoglia decisione.

Il ministro Saccomanni dice che non ci sono le coperture per eliminare queste tasse ed ecco subito il P.d.L, Brunetta in testa, che lo attacca quale incapace e poco qualificato.

La realtà è molto semplice, per diminuire la tassazione senza uscire dai parametri richiesti dall’UE si dovrebbe abbattere la spesa pubblica, cosa che i nostri governanti si guardano bene dal fare.

Soprattutto la spesa pubblica degli sprechi, non quella necessaria ai servizi ai cittadini.

Emblematico il caso dell’acquisto degli F35, contro il quale abbiamo sempre tuonato da questa rubrica, il Governo decide di sospenderne l’acquisto, Il parlamento lo ratifica, il Consiglio di Difesa (ma chi era costui?) con a capo il Presidente della Repubblica, di nuovo lui, afferma che il Parlamento non può decidere sugli acquisti militari.

Ma siamo impazziti? Ed in quale Costituzione è scritto?

Altro caso quello delle province.

La Consulta boccia la legge Monti che ne ordinava il riordino, così siamo da capo e non si risparmia nulla, anche se non erano grosse cifre, ma tanto si partiva da qualcosa.

Peccato che la Costituzione ne prevedeva la cancellazione una volta create le Regioni.

Nel frattempo il dibattito politico è nel caos più assoluto.

Il PD le sta studiando tutte per fare fuori il sindaco di Firenze Renzi dalla corsa alla segreteria e quindi alla candidatura a premier nella prossima legislatura, o non hanno capito nulla o lavorano solo al mantenimento delle rendite di posizione in barba ai problemi del Paese.

Il P.d.L. come già scritto è preoccupato solo della salvezza del Capo.

Il Movimento 5 stelle si sta avviluppando su se stesso e sulle urla ed i diktat di Grillo.

Gli altri esistono talmente poco che per ricordare di esserci Monti ha minacciato anche lui una crisi di Governo.

Finiamo con Marchionne, Amministratore delegato FIAT, HA DICHIARATO CHE DI DIRITTI SI PUO' MORIRE, bene mettiamo anche che fosse vero, cominciamo con l'eliminarne uno, anzi più d'uno degli zeri che compongono il suo stipendio.

Non c’è veramente di che stare allegri.


POVERA ITALIA


RR

 

GLI ERRORI DEL GRILLO

Martedì 18 Giugno 2013 10:58

Il Movimento 5 stelle sta implodendo.

Espulsioni, passaggi al gruppo misto, malumori di Deputati e Senatori.

Cosa sta accadendo?

Quello salutato dai più come una ventata di rinnovamento, anche dalle righe di questa rubrica, e che aveva fatto sperare in una reale possibilità di democrazia diretta, ossia il popolo che decide veramente il da farsi per tirare fuori il Paese da una crisi che lo sta strangolando e che sta portando alla disperazione milioni di famiglie, si sta rivelando come il partito in cui il cappio al collo è più stretto per qualsiasi suo esponente di quanto si riscontri in qualsiasi altro movimento politico.

Quali sono i passi che hanno portato a questo sfacelo che si è dimostrato nella debacle di tutte le ultime elezioni amministrative?

Partiamo dal principio, ovviamente semplificando.

Grillo ha sponsorizzato il Movimento sostenendo che ogni cittadino ha il diritto di esprimere la propria opinione e quindi di votare secondo questa.

Ha detto di voler cambiare il Paese eliminando sprechi quali il finanziamento pubblico a partiti e giornali.

Ha detto che avrebbe scelto i suoi candidati per ogni elezione tra le persone che non si erano mai schierate con partiti e che non avevano pendenze giudiziarie.

Insomma i propositi di partenza erano ottimi.

Poi cosa è accaduto.

Ha scelto i candidati con la votazione del WEB, non in base a caratteristiche specifiche, quali capacità, merito, competenza, probabilità di essere in grado di stare fuori dai giochi di potere, ma al contempo avere una statura morale e una professionalità tali da poter competere con i professionisti del potere, ma in base al fatto che fossero cittadini normali non compromessi, iscritti al Movimento dai primi tempi, senza pensare che alcuni si sarebbero fatti traviare dalle luci della ribalta e dai guadagni facili.

Una volta entrati in Parlamento ha preteso di mettere il bavaglio a tutti con buona pace della possibilità di votare secondo le proprie opinioni e secondo coscienza.

Ha avuto l’occasione di contribuire al cambiamento del nostro Stato appoggiando un Governo che, non dovendo pagare dazio al P.d.l., avrebbe potuto cercare di portare qualche novità rispetto al solito immobilismo e marciume, ed in questo caso avere un ruolo determinante.

Ha cercato e cerca di zittire i suoi Parlamentari scomunicando all’istante i reietti che non professano alla lettera il suo verbo.

Il risultato finale è la diaspora che ci sarà sempre più numerosa dal suo Movimento e la nausea degli elettori anche per questo tentativo andato a male di cambiamento, vedi astensionismo sempre più elevato.

Caro Grillo penso che lei abbia deluso la maggioranza dei suoi elettori, il suo aggredire ogni Parlamentare del Movimento che osa esprimere la propria opinione porta alla mente i periodi più bui della nostra storia. Lei vuole degli adepti che venerino la sua religione non dei professionisti che risolvano i disastri degli ultimi vent’anni di Governo.

Non è per caso che si è troppo immedesimato nel ruolo di Salvatore?

Come il precedente unto del Signore non era depositario della verità si ricordi che neanche lei lo è.

Anche perché la verità è relativa e non potrà mai essere assoluta.


RR

 

ANTONIO GIANGRANDE, LA GIUSTIZIA IN ITALIA.

Lunedì 17 Giugno 2013 11:25

DIRETTORE. IO, ANTONIO GIANGRANDE, LE SPIEGO LA GIUSTIZIA IN ITALIA.

20 anni di studi sociologici su disfunzioni e vizi del sistema che nessuno osa sanare. Libertà e democrazia paralizzati da privilegi e poteri intoccabili di una casta fossilizzata.

Sui media prezzolati e/o ideologicizzati si parla sempre dei privilegi, degli sprechi e dei costi della casta dei rappresentanti politici dei cittadini nelle istituzioni, siano essi Parlamentari o amministratori e consiglieri degli enti locali. Molti di loro vorrebbero i barboni in Parlamento. Nessuno che pretenda che i nostri Parlamentari siano all’altezza del mandato ricevuto, per competenza, dedizione e moralità, al di là della fedina penale o delle prebende a loro destinate. Dimenticandoci che ci sono altri boiardi di Stato: i militari, i dirigenti pubblici e, soprattutto, i magistrati. Mai nessuno che si chieda: che fine fanno i nostri soldi, estorti con balzelli di ogni tipo. Se è vero, come è vero, che ci chiudono gli ospedali, ci chiudono i tribunali, non ci sono vie di comunicazione (strade e ferrovie), la pensione non è garantita e il lavoro manca. E poi sulla la giustizia, argomento dove tutti tacciono, ma c’è tanto da dire. “Delegittimano la Magistratura” senti accusare gli idolatri sinistroidi in presenza di velate critiche contro le malefatte dei giudici, che in democrazia dovrebbero essere ammesse. Pur non avendo bisogno di difesa d’ufficio c’è sempre qualche manettaro che difende la Magistratura dalle critiche che essa fomenta. Non è un Potere, ma la sinistra lo fa passare per tale, ma la Magistratura, come ordine costituzionale detiene un potere smisurato. Potere ingiustificato, tenuto conto che la sovranità è del popolo che la esercita nei modi stabiliti dalle norme. Potere delegato da un concorso pubblico come può essere quello italiano, che non garantisce meritocrazia. Criticare l’operato dei magistrati nei processi, quando la critica è fondata, significa incutere dubbi sul loro operato. E quando si sentenzia, da parte dei colleghi dei PM, adottando le tesi infondate dell’accusa, si sentenzia nonostante il ragionevole dubbio. Quindi si sentenzia in modo illegittimo che comunque è difficile vederlo affermare da una corte, quella di Cassazione, che rappresenta l’apice del potere giudiziario. Le storture del sistema dovrebbero essere sanate dallo stesso sistema. Ma quando “Il Berlusconi” di turno si sente perseguitato dal maniaco giudiziario, non vi sono rimedi. Non è prevista la ricusazione del Pubblico Ministero che palesa il suo pregiudizio. Vi si permette la ricusazione del giudice per inimicizia solo se questi ha denunciato l’imputato e non viceversa. E’ consentita la ricusazione dei giudici solo per giudizi espliciti preventivi, come se non vi potessero essere intendimenti impliciti di colleganza con il PM. La rimessione per legittimo sospetto, poi, è un istituto mai applicato. Lasciando perdere Berlusconi, è esemplare il caso ILVA a Taranto. Tutta la magistratura locale fa quadrato: dal presidente della Corte d’Appello di Lecce, Buffa, al suo Procuratore Generale, Vignola, fino a tutto il Tribunale di Taranto. E questo ancora nella fase embrionale delle indagini Preliminari. Quei magistrati contro tutti, compreso il governo centrale, regionale e locale, sostenuti solo dagli ambientalisti di maniera.

Per Stefano Livadiotti, autore di un libro sui magistrati, arrivano all'apice della carriera in automatico e guadagnano 7 volte più di un dipendente”, scrive Sergio Luciano su “Il Giornale”.

Pubblichiamo ampi stralci dell'intervista di Affaritaliani.it a Stefano Livadiotti realizzata da Sergio Luciano. Livadiotti, giornalista del settimanale l'Espresso e autore di Magistrati L'ultracasta, sta aggiornando il suo libro sulla base dei dati del rapporto 2012 del Cepej (Commissione europea per l'efficienza della giustizia del Consiglio d'Europa). Livadiotti è anche l'autore di un libro sugli sprechi dei sindacati, dal titolo L'altra casta.

La giustizia italiana non funziona, al netto delle polemiche politiche sui processi Berlusconi. Il rapporto 2012 del Cepej (Commissione europea per l'efficienza della giustizia del Consiglio d'Europa) inchioda il nostro sistema alla sua clamorosa inefficienza: 492 giorni per un processo civile in primo grado, contro i 289 della Spagna, i 279 della Francia e i 184 della Germania. Milioni di procedimenti pendenti. E magistrati che fanno carriera senza alcuna selezione meritocratica. E senza alcun effettivo rischio di punizione nel caso in cui commettano errori o illeciti. «Nessun sistema può essere efficiente se non riconosce alcun criterio di merito», spiega Stefano Livadiotti, giornalista del settimanale l'Espresso e autore di Magistrati-L'ultracasta. «È evidente che Silvio Berlusconi ha un enorme conflitto d'interessi in materia, che ne delegittima le opinioni, ma ciò non toglie che la proposta di riforma avanzata all'epoca da Alfano, con la separazione delle carriere, la ridefinizione della disciplina e la responsabilità dei magistrati, fosse assolutamente giusta».

Dunque niente meritocrazia, niente efficienza in tribunale?

«L'attuale normativa prevede che dopo 27 anni dall'aver preso servizio, tutti i magistrati raggiungano la massima qualifica di carriera possibile. Tanto che nel 2009 il 24,5% dei circa 9.000 magistrati ordinari in servizio era appunto all'apice dell'inquadramento. E dello stipendio. E come se un quarto dei giornalisti italiani fosse direttore del Corriere della Sera o di Repubblica».

E come si spiega?

«Non si spiega. Io stesso quando ho studiato i meccanismi sulle prime non ci credevo. Eppure e così. Fanno carriera automaticamente, solo sulla base dell'anzianità di servizio. E di esami che di fatto sono una barzelletta. I verbali del Consiglio superiore della magistratura dimostrano che dal 1° luglio 2008 al 31 luglio 2012 sono state fatte, dopo l'ultima riforma delle procedure, che avrebbe dovuto renderle più severe, 2.409 valutazioni, e ce ne sono state soltanto 3 negative, una delle quali riferita a un giudice già in pensione!».

Tutto questo indipendentemente dagli incarichi?

«Dagli incarichi e dalle sedi. E questa carriera automatica si riflette, ovviamente, sulla spesa per le retribuzioni. I magistrati italiani guadagnano più di tutti i loro colleghi dell'Europa continentale, e al vertice della professione percepiscono uno stipendio parti a 7,3 volte lo stipendio medio dei lavoratori dipendenti italiani».

Quasi sempre i magistrati addebitano ritardi e inefficienze al basso budget statale per la giustizia.

«Macché, il rapporto Cepej dimostra che la macchina giudiziaria costa agli italiani, per tribunali, avvocati d'ufficio e pubblici ministeri, 73 euro per abitante all'anno (dato 2010, ndr) contro una media europea di 57,4. Quindi molto di più».

Ma almeno rischiano sanzioni disciplinari?

«Assolutamente no, di fatto. Il magistrato è soggetto solo alla disciplina domestica, ma sarebbe meglio dire addomesticata, del Csm. E cane non mangia cane. Alcuni dati nuovi ed esclusivi lo dimostrano».

Quali dati?

«Qualunque esposto venga rivolto contro un magistrato, passa al filtro preventivo della Procura generale presso la Corte di Cassazione, che stabilisce se c'è il presupposto per avviare un procedimento. Ebbene, tra il 2009 e il 2011 - un dato che fa impressione - sugli 8.909 magistrati ordinari in servizio, sono pervenute a questa Procura 5.921 notizie di illecito: il PG ha archiviato 5.498 denunce, cioè il 92,9%; quindi solo 7,1% è arrivato davanti alla sezione disciplinare del Csm».

Ma poi ci saranno state delle sanzioni, o no?

«Negli ultimi 5 anni, tra il 2007 e il 2011, questa sezione ha definito 680 procedimenti, in seguito ai quali i magistrati destituiti sono stati... nessuno. In dieci anni, tra il 2001 e il 2011, i magistrati ordinari destituiti dal Csm sono stati 4, pari allo 0,28 di quelli finiti davanti alla sezione disciplinare e allo 0,044 di quelli in servizio».

Ma c'è anche una legge sulla responsabilità civile, che permette a chi subisca un errore giudiziario di essere risarcito!

«In teoria sì, è la legge 117 dell'88, scritta dal ministro Vassalli per risponde al referendum che aveva abrogato le norme che limitavano la responsabilità dei magistrati».

E com'è andata, questa legge?

«Nell'arco 23 anni, sono state proposte in Italia 400 cause di richiesta di risarcimento danni per responsabilità dei giudici. Di queste, 253 pari al 63% sono state dichiarate inammissibili con provvedimento definitivo. Ben 49, cioè 12% sono in attesa di pronuncia sull'ammissibilità, 70, pari al 17%, sono in fase di impugnazione di decisione di inammissibilità, 34, ovvero l'8,5%, sono state dichiarate ammissibili. Di queste ultime, 16 sono ancora pendenti e 18 sono state decise: lo Stato ha perso solo 4 volte. In un quarto di secolo è alla fine è stato insomma accolto appena l'1 per cento delle pochissime domande di risarcimento».

Cioè non si sa quanto lavorano e guadagnano?

«Risulta che da un magistrato ci si possono attendere 1.560 ore di lavoro all'anno, che diviso per 365 vuol dire che lavora 4,2 ore al giorno. Sugli stipendi bisogna vedere caso per caso, perché ci sono molte variabili. Quel che è certo, un consigliere Csm, sommando stipendi base, gettoni, rimborsi e indennizzi, e lavorando 3 settimane su 4 dal lunedì al giovedì, quindi 12 giorni al mese, guadagna 2.700 euro per ogni giorno di lavoro effettivo».

TRALASCIANDO L’ABILITAZIONE UNTA DAI VIZI ITALICI, A FRONTE DI TUTTO QUESTO CI RITROVIAMO CON 5 MILIONI DI ITALIANI VITTIME DI ERRORI GIUDIZIARI.

MAGISTRATI CHE SONO MANTENUTI DAI CITTADINI E CHE SPUTANO NEL PIATTO IN CUI MANGIANO.

Chi frequenta assiduamente le aule dei tribunali, da spettatore o da attore, sa benissimo che sono luogo di spergiuro e di diffamazioni continue da parte dei magistrati e degli avvocati. Certo è che sono atteggiamenti impuniti perché i protagonisti non possono punire se stessi. Quante volte le requisitorie dei Pubblici Ministeri e le arringhe degli avvocati di parte civile hanno fatto carne da macello della dignità delle persone imputate, presunte innocenti in quella fase  processuale e, per lo più, divenuti tali nel proseguo. I manettari ed i forcaioli saranno convinti che questa sia un regola aurea per affermare la legalità. Poco comprensibile e giustificabile è invece la sorte destinata alle vittime, spesso trattate peggio dei delinquenti sotto processo.

Tutti hanno sentito le parole di Ilda Boccassini: "Ruby è furba di quella furbizia orientale propria della sua origine". «E' una giovane di furbizia orientale che come molti dei giovani delle ultime generazioni ha come obbiettivo entrare nel mondo spettacolo e fare soldi, il guadagno facile, il sogno italiano di una parte della gioventù che non ha come obiettivo il lavoro, la fatica, lo studio ma accedere a meccanismi che consentano di andare nel mondo dello spettacolo, nel cinema. Questo obiettivo - ha proseguito la Boccassini -  ha accomunato la minore "con le ragazze che sono qui sfilate e che frequentavano la residenza di Berlusconi: extracomunitarie, prostitute, ragazze di buona famiglia anche con lauree, persone che hanno un ruolo nelle istituzioni e che pure avevano un ruolo nelle serate di Arcore come la europarlamentare Ronzulli e la europarlamentare Rossi. In queste serate - afferma il pm - si colloca anche il sogno di Kharima. Tutte, a qualsiasi prezzo, dovevano avvicinare il presidente del Consiglio con la speranza o la certezza di ottenere favori, denaro, introduzione nel mondo dello spettacolo».

Fino  prova contraria Ruby, Karima El Mahroug, è parte offesa nel processo.

La ciliegina sulla torta, alla requisitoria, è quella delle 14.10 circa del 31 maggio 2013, quando Antonio Sangermano era sul punto d'incorrere su una clamorosa gaffe che avrebbe fatto impallidire quella della Boccassini su Ruby: "Non si può considerare la Tumini un cavallo di ....", ha detto di Melania Tumini, la principale teste dell'accusa, correggendosi un attimo prima di pronunciare la fatidica parola.

Ancora come esempio riferito ad un caso mediatico è quello riconducibile alla morte di Stefano Cucchi.

“Vi annuncio che da oggi pomeriggio (8 aprile 2013) provvederò a inserire sulla mia pagina ufficiale di Facebook quanto ci hanno riservato i pm ed avvocati e le loro poco edificanti opinioni sul nostro conto. Buon ascolto”, ha scritto sulla pagina del social network Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. E il primo audio è dedicato proprio a quei pm con i quali la famiglia Cucchi si è trovata dall’inizio in disaccordo. «Lungi dall’essere una persona sana e sportiva, Stefano Cucchi era un tossicodipendente da 20 anni,…….oltre che essere maleducato, scorbutico, arrogante, cafone». Stavolta a parlare non è il senatore del Pdl Carlo Giovanardi – anticipa Ilaria al Fatto –, ma il pubblico ministero Francesca Loy, durante la requisitoria finale. Secondo lei mio fratello aveva cominciato a drogarsi a 11 anni…”, commenta ancora sarcastica la sorella del ragazzo morto. Requisitoria che, a suo dire, sembra in contraddizione con quella dell’altro pm,Vincenzo Barba, il quale “ammette – a differenza della collega – che Stefano potrebbe essere stato pestato. Eppure neanche lui lascia fuori dalla porta l’ombra della droga e, anzi, pare voglia lasciare intendere che i miei genitori ne avrebbero nascosto la presenza ai carabinieri durante la perquisizione, la notte dell’arresto”.

Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno giustiziati.

“Il carcere uno stupro. Ora voglio la verità”,  dice Massimo Cellino, presidente del Cagliari calcio, ad Ivan Zazzaroni. «Voglio conoscere la vera ragione di tutto questo, i miei legali l’hanno definito “uno stupro”. Cassazione e Tar hanno stabilito che non ci sono stati abusi, dandomi ragione piena. - Ricorda: riordina. - La forestale s’è presentata a casa mia alle sette del mattino. Ho le piante secche?, ho chiesto. E loro: deve venire con noi. Forza, tirate fuori le telecamere, dove sono le telecamere? Siete di Scherzi a parte. L’inizio di un incubo dal quale non esco. Sto male, non sono più lo stesso. A Buoncammino mi hanno messo in una cella minuscola, giusto lo spazio per un letto, il vetro della finestra era rotto, la notte faceva freddo. Un detenuto mi ha regalato una giacca, un altro i pantaloni della tuta, alla fine ero coperto a strati con in testa una papalina. Mi hanno salvato il carattere e gli altri detenuti. Un ragazzo che sconta otto anni e mezzo perché non ha voluto fare il nome dello spacciatore che gli aveva consegnato la roba. Otto anni e mezzo, capisci? “Se parlo non posso più tornare a casa, ho paura per i miei genitori”, ripeteva. E poi un indiano che mi assisteva in tutto, credo l’abbiano trasferito come altri a Macomer. Mi sento in colpa per loro, solo per loro. Ringrazio le guardie carcerarie, si sono dimostrate sensibili… Mi ha tradito la Sardegna delle istituzioni. Ma adesso voglio il perché, la verità. Non si  può finire in carcere per arroganza». Una situazione di straordinario strazio per un uomo fin troppo diretto ma di un’intelligenza e una prontezza rare quale è il presidente del Cagliari. «Non odio nessuno (lo ripete più volte). Ma ho provato vergogna. Non ho fatto un cazzo di niente. Dopo la revoca dei domiciliari per un paio di giorni non ho avuto la forza di tornare a casa. Sono rimasto ad Assemini con gli avvocati, Altieri e Cocco – Cocco per me è un fratello. E le intercettazioni? Pubblicatele, nulla, non c’è nulla. Mi hanno accusato di aver trattato con gente che non ho mai incontrato, né sentito; addirittura mi è stato chiesto cosa fossero le emme-emme di cui parlavo durante una telefonata: solo un sardo può sapere cosa significhi emme-emme, una pesante volgarità (sa minchia su molente, il pene dell’asino). Da giorni mi raccontano di assessori che si dimettono, di magistrati che chiedono il trasferimento. Mi domando cosa sia diventata Cagliari, e dove sia finita l’informazione che non ha paura di scrivere o dire come stanno realmente le cose. Cosa penso oggi dei magistrati? Io sono dalla parte dei pm, lo sono sempre stato!»

VEDETE, E’ TUTTO INUTILE. NON C’E’ NIENTE DA FARE. SE QUANTO PROVATO SULLA PROPRIA PELLE E SE QUANTO DETTO HA UN RISCONTRO E TUTTO CIO' NON BASTA A RIBELLARSI O ALMENO A RICREDERSI SULL'OPERATO DELLA MAGISTRATURA, ALLORA MAI NULLA CAMBIERA' IN QUESTA ITALIA CON QUESTI ITALIANI.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.itwww.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

 

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