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Arbitri serie minori: categoria in pericolo


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Aggressioni sui campi di gioco La giornata del 19 Dicembre non è stata buona per gli arbitri delle serie minori della Liguria. Nella provincia di Savona un arbitro esordiente in terza categoria è stato aggredito e malmenato da alcuni giocatori che lo ritenevano reo di chissà quali abnormità (avevano solo perso 5-0). Il ragazzo, classe '89, veniva raggiunto da due calciatori che dopo averlo colpito alla nuca con un pugno lo riempivano di calci procurandogli lesioni al collo ed al cocige diagnosticate al pronto soccorso della città di Savona.

Nella stessa giornata su un altro campo della stessa provincia un arbitro all'esordio in seconda categoria veniva ripetutamente insultato ed aggredito da un massaggiatore della squadra di casa e non finiva malamente solo grazie all'intervento dei dirigenti della squadra stessa che lo trattenevano ed allontanavano.

A questo punto viene da chiedersi a che prò questi ragazzi devono rischiare la propria salute, se non la vita, per andare a far disputare queste partite tra trogloditi e non tra sportivi.

Il calcio è uno sport sempre più esasperato, mamme inviperite che urlano contro tutto e tutti per le partite di bambini dagli otto anni in su. Padri inferociti e convinti che tutti gli errori siano degli arbitri, non notando i propri figli sbagliare clamorosamente i gesti tecnici più elementari. Allenatori e dirigenti sempre propensi a colpevolizzare la categoria arbitrale, anzichè valutare onestamente l'operato della stessa, e le capacità proprie e dei propri giocatori.


L'arbitro è chiaramente un uomo solo, e fino alla Promozione lo è in tutti i sensi, non avendo neanche gli assistenti. Questi giovani che cominciano l'attività sono da encomiare non da mettere in difficoltà. Si sbaglia nelle serie professionistiche dove arrivano persone con anni di esperienza e coadiuvate da colleghi in campo e si vorrebbe che non sbagliassero ragazzi tra i sedici ed i venticinque anni che arbitrano serie provinciali e regionali, soli contro tutti su campi di periferia senza alcuna sicurezza ed aiuto.

E' chiaro ci saranno quelli più capaci e quelli meno, però la differenza la fa sempre la capacità e la qualità del gioco delle squadre in campo.

Forse dovremmo ricordare a tutti gli energumeni che si presentano a fare i fenomeni nei campi di periferia che senza l'arbitro la partita non si gioca e che se i giovani si renderanno conto che arbitrare è rischioso potrebbero decidere di non farlo più con chiaro svantaggio per lo sport più seguito in Italia.

L'AIA dovrebbe prendere seri provvedimenti in merito e non subire, minacciare di non designare più arbitri per alcune giornate se la tendenza non dovesse cambiare, punire severamente anche con denunce penali i rei e non solo limitarsi a far squalificare più o meno a lungo gli stessi, che spesso hanno un'età che prevede più il pensionamento che il continuare l'attività.

I veri sportivi sono in attesa che qualcosa cambi e nel frattempo coloro i quali resisteranno in questa attività saranno dei veri eroi.

davide scannapieco

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