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RENZI AL GOVERNO: CHE SI BRUCI ANCHE LUI?


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RENZI AL GOVERNO: CHE SI BRUCI ANCHE LUI? La direzione del PD ha deciso. La parentesi di Enrico Letta come Presidente del Consiglio è finita.

Preso atto di ciò il premier in carica oggi salirà al Quirinale a rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Si apre quindi la fase Renzi.

Il sindaco di Firenze sembra un abile saltimbanco, normalmente dichiara una cosa ed immediatamente dopo ne fa un’altra, vedi l’oramai tormentone “Enrico stai sereno”.

Con ciò non difendiamo l’indifendibile Governo Letta, noto solo per le tante parole profuse ed i pochi fatti. In ultimo “Impegno Italia” ennesimo profluvio di desideri e sogni solo per cercare di salvaguardare la poltrona.

E di Renzi che dire.

La storia probabilmente non gli ha insegnato nulla. Chiunque si è messo nelle mani di Berlusconi, credendo alle sue fandonie si è bruciato, quindi se davvero crede che gli reggerà il gioco sino a fine legislatura nel 2018 il futuro premier non ha saputo interpretare il personaggio.

Renzi dice che ci vuole uno scatto, che bisogna dare una svolta al Paese. Mai parole furono più esatte.

Però pensare di dare una svolta al Paese con il concorso di quei personaggi che lo hanno rovinato e bloccato negli ultimi vent’anni in nome del loro interesse personale non è ciò di cui l’Italia ha bisogno.

L’Italia necessita di una profonda riforma di tutto l’apparato statale, perché l’unico modo per uscire dalla crisi è ridurre in maniera importante la spesa pubblica così da abbattere il debito pubblico e ridistribuire ricchezza a tutti, non solo ai soliti noti, e purtroppo anche ignoti, perché solo così si può pensare di rivitalizzare le imprese e creare posti di lavoro, soprattutto per i più giovani.

E la ridistribuzione della ricchezza può avvenire solo tramite una profonda revisione del sistema fiscale del nostro Paese rendendolo più semplice equo ed immediato per tutti. Anche perché nella complicazione si genera la possibilità di eludere ed evadere, in quanto più è difficile interpretare più è facile  aggirare i controlli.

Ma come si può pensare che chi è colluso con questo sistema abbia la volontà di cambiarlo?

Del resto quanti Presidenti del Consiglio si sono avvicendati  senza che nessuno di loro riuscisse a metter mano alla riforma dello Stato?

Adesso tocca a Renzi.

Vedremo se avrà il coraggio e la forza di dire ai partiti che devono rinunciare ai soldi del finanziamento, anche quello dell’editoria, se riuscirà a convincerli a rinunciare alle poltrone assicurate da Camere, Regioni, Provincie, Comuni e Circoscrizioni, se porrà fine allo sperpero di denaro pubblico nelle tasche di sedicenti consulenti e di appaltatori malfattori, se metterà un punto fermo contro lo strozzinaggio delle banche nei confronti di chi vuole fare impresa.

Insomma l’impresa è titanica in un Paese come l’Italia in mano a lobby potenti e che difficilmente rinunceranno a qualche privilegio.

Buon lavoro Renzi, spero di sbagliare, ma non credo riuscirà a migliorare questa povera Italia.


RR

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