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Gioco d'azzardo e Donne: quando un vizio non è più solo maschile


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Gioco d'azzardo e Donne: quando un vizio non è più solo maschile Recenti report sul gioco d’azzardo hanno messo in luce una tendenza a cui una decina di anni fa, avremmo stentato a credere. Il 40% dei giocatori d’azzardo sono Donne. Slot machine e biglietti da grattare sono diventati un’ossessione anche per il popolo femminile ma il dato più allarmante è che in poche si rendono conto della gravità degenerativa del vizio.

Come ha spiegato Graziano Bellio, Presidente dell’Associazione Alea che dal 2000 si occupa di aiutare chi ha la dipendenza dal gioco e le loro famiglie,"il rapporto tra i giocatori maschi patologici in trattamento nei servizi rispetto alle donne è di 4.5 a 1. Questo fa pensare che le donne abbiano più difficoltà a chiedere aiuto alle strutture pubbliche o all’associazionismo”. Perchè? Forse perché i vecchi tabù sul mondo femminile non sono del tutto superati come cerchiamo di convincerci. Ormai è socialmente accettato che un Uomo possa diventare dipendente dall’illusione dei soldi facili ma non la Donna che è costretta, o si sente costretta, ad affrontare da sola il senso di disagio che ogni patologia comportamentale fa insorgere: “raramente vengono accompagnate al Sert dal marito o dal compagno e il percorso di recupero è caratterizzato da un’estrema solitudine”- si legge in un articolo tratto dall’edizione online de Il fatto Quotidiano del 14 maggio scorso.

Per alcuni specialisti la moda delle slot è in parte dovuta alle difficoltà di natura economica e familiare che stanno investendo il Paese. In realtà la lotteria, archetipo dei più moderni gratta e vinci, è un feticcio culturale in Italia, una sorta di tradizione nazionale sponsorizzata anche dalle reti pubbliche. Dalla lotteria della Befana a quanto accade oggi in bar e locali che si sopraddotano delle macchinette ruba soldi però qualcosa è accaduto. Oggi il gioco d’azzardo è un problema in crescita di cui forse c’è ancora troppa poca percezione. Le conseguenze possono essere molto gravi,da quelle più prettamente economiche a quelle più legate alla vita familiare e coniugale. Negli ultimi anni sono aumentate le associazioni ed i seminari informativi sull’argomento in collaborazione con centri di recupero e specialisti in disagi comportamentali. Supporti validi e indispensabili per affrontare e uscire dalla dipendenza, ma come in ogni percorso riabilitativo, il primo passo è chiedere aiuto. Cosa a cui le Donne non sempre sono avvezze.. rischiando così di costringersi ad una prigionia di cui loro stesse hanno forgiato le sbarre.

Non vi meritate di autopunirvi.
Scritto da D.ssa Concetta Andaloro

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