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Il mare


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Il mareMaree… e mare in tempesta. Mare superbo, mare turbato, mare in tumulto, mare mare, di spuma, mare oleoso, mare sporco, mare di qualcun altro.

Foto di tramonti sul mare, disegni di fondali di mare, relitti di mare e sepolti in mare.

Mare che prende e mare che sorprende, la burrasca e sei perso, meglio rimettere la propria anima a chi più ne capisce, tanto sarà persa in mare, sarà proprietà del mare. E ti vendo l'anima oh mare che non sei altro!

Non ti rispetto, perciò ti rigetto, e ti adorno di bottiglie di plastica, tappi di metallo e lattine colorate, e sei scontato, sei sempre lì e sempre ci sarai, ti prendo io l'anima fotografandoti 10 100 un milione di volte, catturando tutti i colori che il Sole ti lascia in cresta.

Mare che plachi la mia paura di vivere.

E sono uomo, superbo e arrogante uomo. Ingenuo. Sprovveduto ancor più alla tua voce. Mi armo di navi sempre più grandi che alle tue mani son scialuppe in tempeste, ramoscelli che non sono al numero della resistenza. Voglia di cavalcarti e domarti come si doma un cavallo, ma anche di esclamare il mio sapore di vittoria nel giorno dopo la tempesta, quando nuvoloni spremuti si specchiano in te e ti chiedon perdono… io lì ad esultare d'esser vivo, pensando di averla fatta franca, no… tu mi hai risparmiato, tu mi hai salvato, tu mi hai fatto dono della tua suprema natura.

Mi dai musica, mi dai coraggio, mi dai scena di conquista, e mi dai silenzio quando capisco finalmente, abbassando il capo e senza dir nulla… ammiro semplicemente il tuo mondo, lo rispetto, ma lo guardo come uno spione, con l'occhio indagatore, come un grande fratello, guardo facendomi i fatti di pesci molluschi granchi e paguri, pettini di mare e di posidonie, lo rispetto, lo ammiro e rimango in disparte, appena ai margini, in posizione privilegiata per poter guardare un mondo che non mi appartiene e che invidio, guardo, con la presunzione di poter ritrarre il tuo aspetto in disegni dove catturare la luce di un Sole che ti penetri e che arricchisca la tua penombra di scogli submarini, di alghe, e di anime prese.

Lungomari creati ad arte per sedurre in lunghe passeggiate il cuore della donna, ma mare finisci per sedurre il cuor mio di uomo quando mi ritrovo a chiedere quanto sia lungo il mio cammino, perché io son essere limitato e credo che la grandezza sia nel cercare la via delle verità; ma tutto tace dinnanzi a te, e nel silenzio di una noiosa onda che non sa che fare se andare e tornare, solitaria e posseduta dalla monotonia di un movimento senza scampo, un suono univoco e distante dalla mia imperfetta natura.

Lino Grimaldi Avino 

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