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Galleggiando nella nebbia tra luoghi senza tempo


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Nebbia sul Treja foto di Roberto Sinibaldi

Elogio della nebbia

Siamo abituati a sentire “banchi di nebbia in autostrada”, considerando così la nebbia solo come un pericolo. Un fenomeno meteorologico che rende impercorribili le strade.

La nebbia è un evento naturale che può manifestarsi in tutte le regioni del mondo e in tutti i climi: si tratta di vapore acqueo che si condensa all’altezza del terreno, riducendo la trasparenza dell’aria e la visibilità. Ma a questa definizione si può subito affiancare la muta e algida bellezza della nebbia, o il celeberrimo “la nebbia agli irti colli” di Carducci. Da caligine, da grigiore lattiginoso, da sventura, la nebbia trasmuta in un poetico dono degli dei. Al Parco del Treja la consideriamo così. La misteriosa tranquillità di certi luoghi e di certi paesaggi, che sembrano essere ancora abitati da segreti ancestrali, ci proiettano in una dimensione di malinconica solitudine, nostalgico oblio, ovattato isolamento.

In certe mattinate umide Calcata sembra galleggiare tra le nebbie del fiume Treja. Confusi tra cielo e terra, nel baluginio di qualche timido raggio di sole, si intuiscono il profili dei tetti delle case, si annusa l’odore di legna che fuoriesce dai comignoli. Più in alto, le creste indistinte delle cime degli alberi appaiono in un neutro color indaco. In basso, sotto un velo nebbioso ancora più denso, si sente l’ansito del fiume.  Sopra il fiume una mano di gigante ha tratteggiato il corso dell’acqua, con una pennellata di vapore: la nebbia rispecchia sospesa l’alveo del Treja.

I vecchi del luogo dicono scherzando che per piacerti, in un posto così ci devi essere nato. Ma forse non è vero. Devi amare il senso di mistero e un po’ perturbante dell’ignoto, o più semplicemente ti devi adattare all’imprevedibilità, all’impossibilità di prevedere il futuro, di cui la nebbia è la metafora. Sei ripagato dall’incanto fiabesco, fantastico, di un luogo senza tempo in cui forse tutto può apparire, basta raggiungere la prossima curva del sentiero, non c’è nessuna fretta. Roberto Sinibaldi



                                                               

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