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la Biro Labirinto

 

Ballata dei codici a barre.

Giovedì 02 Agosto 2012 12:28


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Non più vuoti corpi a perdere
non più teste appese a pendere
non la mia non la tua non le vostre                     
nessuna più di alcun corpo
che sia ancora merce  fragile

Appesi al filo del consumo
appesi e compressi in induzioni
fiumi di cui le correnti
son le volontà dei padroni
padroni di chi?di cosa?
chi ha scelto questo ruolo?
la stupidità dell’essere
gestita con premura?
o la voce dell’economia?
che guida intrecci e siede porci
camuffati da umani in una parodia

L’abitudine è gomma che cancella
è porta aperta sull’abisso e
una volta giù vaghiamo noi
anime in pena e in cerca
di senso per la nostra vita

La tattica è muta
la nenia è costruita
sostenuta e indirizzata
dalla cornice polliciata
che rilascia nelle nostre case
un virus ad orologeria


Non ci sono cure né dottori
né guru né salvatori
a parte uniche eccezioni
di capi e rivoluzioni
Ma questo è certo e noto
che seppure stupido
il popolo è moto
il popolo è signore
il popolo è sovrano
il popolo ha chiodi
inflitti nella mano
da scardinare prima che
la ruggine suggelli il male

Cosa porterà all’insurrezione?
la fame?il danaro?la preparazione?
l’ignoranza non ha premi ma
ridondanza di assetto e di speranza
La cultura non è quella delle giurie
non è quella attestata né certificata
ma fatta di vita e d’esperienza
d’intelligenza e conoscenza
l’uomo è aperto alla sapienza a
non accettare come fosse un cane
quale sia il cibo quale il giaciglio
cosa sia vivere cosa sia guardare

Non ti distrarre non estraniarti
rimani attento a seguire i fatti
perché non racconto fiabe
ma di uman specie misfatti
Certo tu dirai una volta a casa
tutto bene non rientro nella categoria
della sorda umana specie citata nella poesia

Eppure abituato e soddisfatto
ironicamente stolto
apparentemente colto
cammini eretto ma sei morto
guardi dritto ma giri in tondo
nell’illusione che il tempo sia migliore
Si risvegli il senso critico si coltivi la coscienza
non possiamo più accettare la Morte della Vita
o che divenga nota la recrudescenza
in moto popolo avanti con intelligenza.

                           
                       Valeriano Forte

 

L'estate.

Martedì 24 Luglio 2012 11:55


Inizialmente quest’anno
l’estate l’ho sentita in salotto
sarà stato per la filtrata luce
strana passante diagonale
sul bambù smollato
sarà stato per i cuscini
sostegno per la nebbia mentale

Non saprei ma è un’estate interna
In effetti poi come dice mio padre
l’estate è anche uno stato mentale
Io l’ho aspettata un inverno intero
ed ora la gusto nelle sue mille forme
nella libertà di pensieri
per non renderla soprattutto
umana insoddisfazione dei giorni freddi

Spesso però la mia estate cade
dì fuori le pareti perchè
da dentro è diverso
fatto molto di sensi
posso immaginare di sotto
rue Carranza e la bottega dei fiori a Madrid
o calle Carvallo e il parco sul vialone a Sevilla
o il tardo tramonto le luci già sulla chiesa
l’odore di Africa speziata Parigi
e invece ricado qua
ogni volta dì fuori dalla soglia
perchè Salerno da vivere
è solo di sensi e astratto
di notte dall’alto
eppure conserva qualcosa
per me vagabondo
nella voce del mare
o nella fuga delle coste
taglienti lame impazzite

Sarà ma c’è da dire
che qui il sole è malato
nel solstizio raffreddato
o a danno col generatore
forse si è rotto per noi
sicuro si è impallidito
non brucia non fa mattanza
non abbronza a parte Sara
che è nera e Jakson che è indiano
anche il Nero è bianco ed Io sul dorato
nessuno spicca più per melanina

è solo colpa NOSTRA!


Ma tutto inesorabile scorre
per me è Estate
tra seghettanti cicale aghi di pino
usi alle stelle alla luna
tra il mare e un cane ululante
che rincorre le notti
negli angoli lontani della città.

        Valeriano Forte

 

Il mare di notte e le sue infinite porte.

Lunedì 16 Luglio 2012 09:54

                                                                         a (N.P.)

Ritrovo Noi stretti nel golfo
romantici erotici
risentiti inutili
Ma ancora noi
dopotutto in anfratti
per la fame nascosti

Mai sazio di Te
delle labbra carnose
timidamente morsicate
de tuoi misteri
e lunghe attese
del sapore dei tuoi respiri
mancati al mio fianco di notte

Poi all’alba da solo
battigia e gabbiani
rivedendo passi tuoi
di un attimo prima

Cambia il colore delle cose la tua presenza
Si disperdono parole sulla lingua e muoiono

Quanto serva che io scriva non so
se poter compensare
ratiocinii e timidezze
la mia penna forse
non accorcia distanze.

          Valeriano Forte

 

Dove vai

Giovedì 12 Luglio 2012 20:23

"Non posso deviare il corso del fiume, io so solo irrobustire gli argini"

disse la donna a colui il quale le chiedeva consigli sulla via da seguire.

E lui " Quale fiume ? "

" Il fiume sei tu ".

 
 

 

In memoria di una cara amica.

Lunedì 09 Luglio 2012 00:00

                

             (Dedicata a Lina)

Ricordo i tempi della beata gioventù
Quando, colmi di vaghe speranze
frequentavamo l’utenza di Napoli,
dove ci recavamo
al ritmo di una sbuffante vaporiera,
corrente su un unico binario;
la lunghezza di un viaggio di allora
prolungava i nostri amabili conversari.
Fra tutte le allieve eri tu che primeggiavi
Col tuo bellissimo volto
Ed il tuo amabile sorriso,
degno del pennello di Leonardo.
Poi ricordo la gara dei tuoi spasimanti
E vinse chi non aveva l’uguale
Come marito modello.
In questo amore è nata una famiglia
Degna dell’uno e dell’altra,
tra gioie e liete speranze.
Ne tempo è rimasta la nostra amicizia,
riscoperta di recente
dalla tua benevola lettura dei miei versi
in cui libro che ti avevo regalato
Ma tu sei andata presto via
Lasciando un ricordo soave
Misto al pianto di un crudele destino
 
                                 Giuseppe Stolfi

 

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