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Al via la campagna di ricerca volontari di Pane Quotidiano


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Al via la campagna di ricerca volontari di Pane Quotidiano Parte la campagna di ricerca di volontari per Pane Quotidiano, organizzazione laica, apolitica e senza scopo di lucro, nata a Milano nel 1898 con l’obiettivo di assicurare ogni giorno, e gratuitamente, cibo alle fasce più povere della popolazione.

Infatti, l’aumento esponenziale del numero di persone che si presentano presso le due sedi milanesi dell’Associazione per ritirare una razione alimentare, che è di una media attuale di 3.000/3.500 al giorno, ha messo Pane Quotidiano nella condizione di dover ampliare la base di volontari che già la supportano nella propria attività.

I principali requisiti per diventare volontari di Pane Quotidiano, oltre alla maggiore età, sono la professionalità e la volontà di dedicarsi con entusiasmo, motivazione e continuità allo svolgimento dei diversi compiti che verranno affidati in base alle competenze e alla disponibilità di tempo. I volontari scelti, dopo un colloquio conoscitivo, seguiranno presso l’Associazione un percorso di formazione.

Ha commentato Pier Maria Ferrario, Presidente di Pane Quotidiano: “Le associazioni no profit come la nostra hanno alla base della propria attività i volontari, persone che mettono a disposizione il proprio tempo gratuitamente, e che sono fondamentali per lo sviluppo e il successo dell’Associazione stessa. Una figura che viene troppo spesso sottovalutata, e che richiede invece professionalità e specifiche competenze. Noi cerchiamo appunto volontari “professionisti”, che ci possano supportare con serietà e continuità. Siamo anche convinti che essere un volontario possa rappresentare una grande opportunità di crescita personale e una possibilità di apportare un cambiamento concreto all’interno della collettività.”

Per candidarsi si prega di telefonare in orari d’ufficio allo 0258310493, oppure di scrivere a segreteria@panequotidiano.eu

 

6 Febbraio: Giornata contro le mutilazioni genitali femminili

6 Febbraio: Giornata contro le mutilazioni genitali femminili Il 6 Febbraio è la Giornata internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, al mondo oltre 125 milioni di bambine e donne vivono con le conseguenze devastanti nel fisico e nella psiche di tale pratica che viene inflitta alle bambine dall’età infantile fino ai 15 anni, queste vittime vivono in 29 Paesi africani e nel Medio Oriente: in Egitto, Eritrea, Mali, Sierra Leone e nel nord del Sudan il fenomeno tocca quasi la totalità della popolazione femminile (più dell’80%).

A volte vi è uno spiraglio che fa intravvedere una luce: è notizia di pochi giorni fa che in Egitto un medico è stato condannato dal tribunale per la morte di Soheir El-Bataa, deceduta a 13 anni a causa delle complicanze insorte dopo essere stata mutilata. Il tribunale ha condannato il medico a 2 anni per omicidio colposo e a 3 mesi per aver praticato la mutilazione genitale femminile (MGF). Anche il padre della bambina è stato condannato per lo stesso reato e la clinica del medico è stata chiusa per un anno. Questa sentenza è stata definita “storica” e questo è stato il primo caso di MGF ad avere avuto un processo, nel 2008 in Egitto le MGF sono state proibite tuttavia rimane una pratica molto radicata nella popolazione: oltre il 90% di bambine vengono mutilate.

Anche nella tranquilla e civile Inghilterra un medico di 32 anni, Dhanuson Dharmasena, è sotto processo per aver praticato la MGF a una donna: il fatto risale al novembre 2012 quando una donna di 24 anni – residente inglese, ma di origini somale e che subì nel suo Paese la MGF a 6 anni – dopo il parto fu ricucita dal medico praticandole ancora la FGM su insistenza del marito.

Le MGF seguono il flusso migratorio, per cui in Europa vi sono moltissimi casi di MGF e, purtroppo, l’Italia ne detiene il primato: se ne contano almeno 50.000 bambine vittime di mutilazione genitale femminile.
Ecco perché Plan crede che a un problema globale occorre rispondere con una soluzione globale e Plan Italia, ancora una volta, rinnova la sua petizione affinché l’attuale governo si impegni ad affrontare la sfida della riduzione ed eliminazione delle MGF in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate, mediante leggi e sanzioni rigorose per i trasgressori e l’istituzione di assistenza sanitaria gratuita per tutte le vittime che soffrono per le complicanze, favorendo, inoltre, la diffusione di informazioni sul tema insieme alla condivisione di esperienze che dimostrano l’efficacia dell’abbandono delle MGF.

E per ultimo il racconto di Nkatha: vive in una comunità di Tharaka Nithi, in Kenya, a nove anni fu costretta a subire la mutilazione per volere della nonna “provai in quel momento un dolore acuto che mi accompagnò per giorni. Solo all’età di 14 anni iniziai a riflettere su quella violenza, chiesi a mia madre perché non si oppose e lei mi disse che non voleva andare contro le norme della comunità.
Una parte del mio corpo è stata rimossa contro la mia volontà, i miei diritti sono stati violati” racconta Nkatha, ora sedicenne, con gli occhi velati dalle lacrime. La ragazzina ha rischiato di lasciare la scuola, ma ha deciso di continuare gli studi perché vuole diventare dottoressa. “Ho minacciato mia nonna di denunciarla” – continua – “se farà la stessa cosa alla mia sorellina”. Nkatha ha chiesto aiuto a Plan Kenya: “a 9 anni la bambina era troppo piccola per capire cosa le stava succedendo” – spiega Tom Okeyo, responsabile dei programmi di Plan Kenya e che lavora nell’area di Tharaka Nithi dove vive Nkatha – “Ragazzine come lei hanno bisogno di assistenza psicologica per superare l’esperienza traumatica vissuta e far fronte alle tremende conseguenze dovute alla mutilazione”. A novembre 2014 Plan ha raggiunto 280 bambine e 350 ragazzi tramite corsi di formazioni sulle MGF.

 

L'inviolabilita' della liberta' personale. La liberta' sessuale della prostituta

L'inviolabilita' della liberta' personale. La liberta' sessuale della prostituta Un fatto di cronaca particolarmente grave: un uomo alla guida della sua autovettura avvicina una prostituta e si accorda per una prestazione sessuale a pagamento, ma quando la donna sale in macchina all'improvviso esce dal bagagliaio un secondo uomo che, insieme al primo, la sequestrano, la costringono a rapporti sessuali ai quali la donna cerca di opporsi con tutte le sue forze e, infine, la rapinano togliendole cellulare e il denaro che aveva con sé.
Il Tribunale di Velletri, prima, e la Corte di appello di Roma, poi, condannano i due responsabili alla pena di 8 anni e 6 mesi di reclusione per sequestro di persona, violenza sessuale e rapina.
Ma i due imputati propongono ricorso per cassazione. Sorvolando sul primo motivo di impugnazione, rivolto esclusivamente a vizi procedurali, in secondo luogo, viene censurata la sentenza di appello per aver omesso di riconoscere agli imputati l'attenuante del fatto di minore gravità prevista dall'ultimo comma dell'art. 609-bis c.p. da ritenersi sussistente «in relazione alla qualità di prostituta della vittima, persona adusa a pratiche sessuali con sconosciuti ed esposta al rischio di aggressioni, con conseguente minore lesività e minore incidenza della stessa sulla sua sfera psichica» (sic!).

Anche la prostituta ha diritto alla sua libertà sessuale.
Per la Corte di Cassazione non merita accoglimento tale motivo di ricorso con il quale l'altro imputato aveva criticato la sentenza di appello nella parte in cui non aveva riconosciuto il fatto di minore gravità per essere la persona offesa dedita alla prostituzione.
A tal proposito la Suprema Corte, dopo aver riconosciuto che il percorso argomentativo del giudice del merito è stato coerente e logico (in particolare mettendo in rilievo la brutalità delle violenze sessuali compiute congiuntamente da due persone e le «turpi finalità» cui era finalizzato il sequestro di persona), esclude categoricamente che la circostanza che la persona offesa sia una prostituta possa avere una qualche efficacia diminuente la gravità del fatto.
Ed infatti, scrive la Corte, «il bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice di cui all'art. 609-bis c.p. è costituito dalla libertà di espressione della propria sessualità, il principio di libera autodeterminazione della sfera sessuale trova applicazione anche nei confronti della prostituta, in quanto è rimessa all'esclusiva disponibilità di quest'ultima la vendita del proprio corpo».
Ma v'è di più. La Suprema Corte precisa anche che il delitto di violenza sessuale ricorre anche tutte le volte in cui «l'atto sessuale trasmodi dal contenuto della prestazione liberamente concordata, esulando, per le modalità con cui è stato consumato, dal consenso originariamente prestato dalla prostituta, ma, per il suesposto principio della libertà di autodeterminazione della propria sfera sessuale, la valutazione della gravità della condotta prescinde dalla qualità della vittima, non subendo alcuna attenuazione per il solo fatto che trattasi di persona dedita al meretricio».
Ne deriva la correttezza della sentenza di merito che ha escluso che nel caso di specie il reato commesso dai due imputati potesse rientrare nella categoria del reato di minore gravità previsto dall'art. 609-bis c.p..
AVV. GIUSEPPE CAPONE

 

Le tre strategie del potere per la manipolazione dei cittadini

Le tre strategie del potere per la manipolazione dei cittadini La strategia più efficace e più redditizia è senza dubbio quella di “mantenere il cittadino nell’ignoranza e nella mediocrità”. Fare in modo che sia inidoneo a comprendere le metodologie usate per il suo controllo e la sua oppressione. La qualità dell’educazione scolastica ad esempio, deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare per le classi inferiori. Meno conoscenza dei problemi reali, meno reattività. Un'altra efficace strategia per il controllo sociale è la “distrazione” che consiste nel discostarsi dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi soprattutto dai poteri finanziari, attraverso la tecnica di continue distrazioni e di informazioni irrilevanti. In questo modo si impedisce al cittadino d’interessarsi alle conoscenze essenziali al proprio vivere sociale. Terza metodologia è quella della “apparente risoluzione dei problemi con adeguate soluzioni decise a tavolino dai poteri forti”. In buona sostanza si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del cittadino, con lo scopo che sia proprio quest'ultimo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi la delinquenza, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo ottenere leggi sulla sicurezza e politiche restrittive delle libertà individuali. O peggio: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici. Tre fattori su cui oggi occorre riflettere approfonditamente.

(Vincenzo Musacchio).

 

Donne allo specchio: come mi vedo e come mi vedi

Donne allo specchio: come mi vedo e come mi vedi Poche sono le persone che si accettano e si approvano al 100% e molti, invece, coloro che modificherebbero qualcosa del proprio aspetto (Tantleff-Dunn et al., 2011).
Dal peso al colore degli occhi, dall'altezza sino al proprio sesso, l’immagine corporea non è solo ciò che percepiamo guardandoci allo specchio, piuttosto identifica una rappresentazione mentale del corpo da un punto di vista cognitivo, affettivo e meta-cognitivo (Mian, 2006).
In sostanza, come ci vediamo e “sentiamo” nel nostro corpo e come pensiamo che gli altri ci vedano, sono dimensioni con cui ci confrontiamo quotidianamente, quasi senza accorgercene e ci influenzano, ci guidano e ci descrivono più di quanto immaginiamo.

Quando parliamo di rappresentazione del corpo, ci riferiamo a due costrutti: l’immagine corporea, argomento di discussione psicologica e lo schema corporeo, che interessa maggiormente la neuropsicologia.
I due concetti condividono la possibilità di rappresentare la totalità e la complessità del corpo umano. Mentre il primo è un articolato schema percettivo legato al processo di localizzazione spaziale compiuto dal sistema nervoso, la seconda include le componenti soggettivo-cognitivo-affettive delle rappresentazioni corporee.
L’immagine corporea ha un’accezione più soggettiva e individualizzata che riguarda la situazione emotiva, i ricordi, le motivazioni e i propositi d’azione dell’individuo; La percezione del corpo, le emozioni e le nostre convinzioni orientano i nostri progetti, chi incontriamo, chi sposiamo, la natura delle nostre interazioni, il nostro benessere quotidiano e la tendenza ad avere disturbi di natura psicologica.
La maggior parte delle persone limitano l’idea di immagine corporea all’apparenza fisica, alla bellezza e all’essere attraenti. Ma sicuramente c’è dell’altro. È la rappresentazione mentale di noi stessi, che influenza gran parte del nostro comportamento, emozioni, pensieri ed autostima.
Attraverso le differenze tra caratteristiche fisiche come il peso, l’altezza, la taglia di specifiche parti del corpo, ognuno ha esperienze diverse all’interno della propria cultura. Le esperienze positive e negative con la famiglia, gli amici, il coniuge e i partners interessano l’immagine corporea. Fattori emozionali come la tendenza verso la depressione, l’ansia, un senso generale di benessere influenzano i sentimenti che riguardano il corpo. Anche i fattori culturali giocano un ruolo centrale. Siamo tutti imbevuti negli stereotipi culturali riguardanti l’ apparenza fisica e dai modelli che li rappresentano.
Nella pratica clinica di qualsiasi psicoterapeuta, sempre più spesso giungono persone preoccupate per il proprio aspetto e che per questo si sentono a disagio in molte situazioni, siano essi adolescenti o adulti, maschi o femmine e questo, anche senza presentare reali difetti fisici (APA DSM 5, 2013; Kostanski & Gullone, 2003).
Molti hanno un tono dell’umore e stati d’ansia in grado di rendere difficile la vita quotidiana, comportamenti alimentari problematici e vivono lo specchio in maniera ossessiva o al contrario, scappano da qualsiasi superficie ne rifletta la loro immagine. Altri utilizzano lo sport e la cosmesi sino a desiderare (e spesso ottenere) numerosi interventi in chirurgia plastica al fine di correggere i supposti o amplificati difetti, rimanendo intrappolati nel giogo della propria insoddisfazione corporea.
Negli ultimi 30 anni le donne e via via anche gli uomini, hanno sviluppato una preoccupazione rispetto al proprio corpo. Sfortunatamente però questo esame minuzioso del corpo non ha portato le persone a vedersi in modo più chiaro. Invece di mostrare una maggiore accettazione sembriamo esserci mossi in direzione contraria, fino al punto che l’insoddisfazione corporea è la norma e lotta libera).
C’è evidenza che l’esposizione negativa ai media faccia acquistare una patina di positività ai disturbi dell’alimentazione e favorisca la diffusione del disturbo.
Dr.ssa Eleonora Di Marco

Sabato 17 Gennaio ore 10 presso il Csc , piazza S.Francesco 2 - Viterbo

 

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