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Assegni e commesse di Diego Anemone, parla Zampolini e Donati conferma


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Matteoli Incalza e Scajola: la corruzione al potere Inchiesta "Grandi appalti e G8". In attesa di Scajola é stato ascoltato ieri Alberto Donati, l'altro acquirente di una delle case "offerte" da Diego Anemone nel 2004. Il "collaboratore di giustizia" Zampolini invece evita il carcere, parlando...

Un passo indietro. Le indagini volute dalla Procura di Perugia e condotte tra gli altri dai giudici A. Tavarnesi e S. Sottani hanno portato alla luce una serie di commesse spuntate in 7 anni (tra il 2002 ed il 2009) dal costruttore Diego Anemone,  per un valore pari a 100 milioni di euro; a parlare é il "pentito" Angelo Zampolini, l'architetto che dal 2002 gestì i lavori degli appalti diciamo "vinti" da Anemone.
Angelo Zampolini alla Procura di Perugia é stato un fiume in piena. Ha raccontato come si siano svolti nel corso degli anni gli affari delle imprese di Anemone e come le stesse imprese si accaparrassero i maggiori lavori da parte di committenti eccellenti: da "semplici" Ministeri... alla Presidenza del Consiglio...ad enti pubblici.. Emergono così per esempio i "contratti milionari" tra il Provveditorato alle Opere Pubbliche (al cui vertice c'era Angelo Balducci che si dichiarò innocente al momento dell'arresto, ma che é tutt'ora in carcere) e le imprese di Anemone. Arriviamo al 2004 quando l'ex ministro Scajola ed Ercole Incalza cercano e comprano casa al centro di Roma, mentre coincidenza volle che l'imprenditore Anemone vincesse appalti come la ristrutturazione del Senato a Piazza della Minerva. Ercole Incalza é l'attuale braccio destro del Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e mentre Claudio Scajola sull'argomento dovrebbe essere ascoltato venerdì 14 maggio, ha intanto parlato il genero di Incalza.

Estate 2004. Ercole Incalza cercava per la propria figlia e suo marito una casa a Roma ed i tre la trovarono a ridosso del Lungo Tevere in via Emanuele Gianturco. Il prezzo reale di vendita superava di molto però i 390 mila euro (e cioè quello dichiarato). C'erano in realtà circa 520 mila euro in più da "coprire". Come? I 390 furono saldati in due tranche (150 e 240 mila euro) dal genero acquirente: Alberto Donati. Il nero (quindi i 520 mila  euro) venne invece coperto da Diego Anemone tramite Zampolini che pagò i venditori Maurizio De Carolis e Daniela Alberti con assegni circolari di provenienza dalla filiale della “Deutsche Bank” di Largo Argentina a Roma. A firmare il rogito ci pensò lo stesso notaio, tale Gianluca Napoleone, che due giorni prima si era occupato della casa "comprata da Scajola", un'altra coincidenza.

Donati racconta testualmente alla Guardia di Finanza: "Cercavamo casa e mio suocero mi disse di rivolgermi all'architetto Zampolini, che avrebbe provveduto...". Angelo Zampolini trasformò dunque la somma "investita" da Anemone in 52 assegni circolari dell'importo di 10 mila euro ciascuno, esattamente come accertato dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza a cui risulta infatti che il 7 luglio del 2004 una commessa di 520 mila euro fu messa a disposizione da Anemone e trasformata da Zampolini in 52 assegni circolari. Doveredicronaca™
Assunta Di Vito





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