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FINALE EUROPEA: ITALIA A LEZIONE DALLA SPAGNA 0-4


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FINALE EUROPEA: ITALIA A LEZIONE DALLA SPAGNA 0-4 L'illusione italiana è finita con un sonoro 4-0.

Le furie rosse hanno dato una lezione di calcio agli azzurri, mantenendo il controllo del gioco per tutta la partita e concedendo pochissimo alla compagine italiana in balia loro per tutti i 90 minuti.

Sfortunate le scelte del CT Cesare Prandelli che è stato messo in ginocchio, oltre che dalla stanchezza dei suoi giocatori, anche dagli infortuni occorsi ad alcuni di loro durante l'incontro.

Con il senno di poi si potevano fare scelte diverse. Ad esempio non schierare alcuni giocatori in cattive condizioni e molto stanchi dopo la semifinale con la Germania.

Che Giorgio Chiellini non potesse giocare si è compreso già nei primi minuti, infatti mai è riuscito a tenere testa ad un avversario fino al goal del vantaggio spagnolo. Anche altri giocatori come Marchisio e Montolivo non erano nelle migliori condizioni e si vedeva subito dalla scarsa mobilità. E Cassano pativa per un problema al ginocchio.

Insomma il CT avrebbe dovuto trovare il coraggio di far rifiatare i giocatori non in condizione, sostituendoli con giocatori più freschi.

Ma purtroppo si sa, in Italia andiamo avanti per riconoscenza e quindi non se la sarà sentita di escludere coloro che lo avevano portato in finale pur sapendo che mentre i giocatori italiani avrebbero sentito la fatica della tirata semifinale con la Germania, quelli spagnoli non avrebbero risentito minimamente di quella con Il Portogallo peraltro finita dopo 120 minuti e rigori.

Sul fatto che gli iberici non sentano fatica poi ci sarebbe da interrogarsi molto. Ma è meglio lasciar perdere tanto le analisi del sangue nello sport cercheranno sempre di evitarle tutti.

Quindi come si poteva battere questa grande squadra?

Probabilmente solo giocando come l'Inter di Mourinho od il Chelsea di Di Matteo contro il Barcellona, ossia non facendoli giocare, del resto il Portogallo li ha portati così ai rigori.

Un altro aspetto fondamentale è la cultura del calcio così diversa tra Italia e Spagna.

Da noi i bambini che vengono avviati al calcio non imparano più i fondamentali, bisogna vincere e subito, con genitori inferociti anche quando perde una squadra di pulcini. Questo fa si che la maggior parte dei preparatori lavora sulla corsa e la tenuta piuttosto che sulla tecnica.

Inoltre le squadre giovanili, spesso, non rispecchiano i moduli ed il modo di giocare della prima squadra, ma ogni allenatore vuole dare il suo imprinting e non accetta di sottostare ad indicazioni di altri.

In Spagna imparano da subito il palleggio, i giocatori sono tutti con fondamentali eccezionali, le squadre giovanili sin dai pulcini giocano a memoria come la prima squadra e questo fa si che quando un giovane esordisce nella serie maggiore sa già quali movimenti deve fare e come comportarsi.

In Italia quando vediamo un Primavera esordire lo giustifichiamo subito con "non è abituato a giocare a questi livelli".

Poi manca la pazienza di crescere i giovani e si ricorre a migliaia di stranieri già in età.

Quindi non meravigliamoci più di tanto se poi andiamo incontro a siffatte figure.

RR

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