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Italia, quadro generale: Corruzione, malaffare, evasione.


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L'Italia del malaffare nelle parole di Luigi Giampaolino "Tutto era cominciato un mattino d'inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d'arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l'ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l'ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell'appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni."

Lo scriveva enzo Biagi nel suo libro Era Ieri; sono trascorsi vent'anni da Tangentopoli e le cose in Italia sono peggiorate, contribuendo a portare il paese sull'orlo del baratro.

Oggi corruzione, illegalità e malaffare in Italia rappresentano un “affare” da 60 miliardi di euro; l'allarme è stato ribadito ieri dal presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino nel suo discorso di apertura all'anno giudiziario 2012: ”Illegalità, corruzione, malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti le cui dimensioni presumibilmente sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”, tutto ciò “mina la fiducia degli investitori stranieri e minaccia la libertà d'impresa”.

Luigi Giampaolino elenca molte voci del malaffare italiano: “dalla corruzione ai comportamenti dannosi posti in essere nell’esercizio dell’attività sanitaria; dall’errata gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti all’illecita percezione di contributi pubblici o comunitari; dal gravemente colposo utilizzo di strumenti derivati o simili prodotti finanziari ai danni connessi alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica; dalla responsabilità per danni connessi alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ai pregiudizi erariali conseguenti ad errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi.

Si tratta di una lunga e, si potrebbe dire, ben triste teoria di casi e vicende, qui segnalate solo in parte e per categorie generali, che serve non tanto per tracciare una mappatura dell’illegalità, della corruzione o del malaffare ma, quel che più interessa, ad effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica”.

Contro la corruzione, “bisognerebbe fare quello che è stato fatto contro la mafia: costruire un momento di lotta”.

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