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Il Caravaggio è stato ucciso a Palo Si riapre la disputa sulla morte di uno dei protagonisti tra i più controversi del suo tempo, il pittore Caravaggio.
La sua vita romanzesca, fatta di grandi successi, guai con la giustizia, aggressioni e fughe precipitose, si conclude in circostanze misteriose in un giorno di luglio del 1610.
Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Ma come, dove e perché muore Caravaggio? Che fine ha fatto il suo corpo?
Stavolta a riaprire il caso sono le affermazioni di un pittore di Ladispoli, Guido Venanzoni.
“Il sindaco mi ha commissionato un quadro sull’arresto del Caravaggio -spiega Venanzoni- che come tutti sanno è avvenuto a Palo.
Ci sono voluti due anni di studio e quattro mesi di lavoro per realizzare il dipinto che oggi è esposto nell’aula consiliare del comune di Ladispoli”.
In questi due anni ho analizzato minuziosamente tutto la letteratura sul caso Caravaggio – afferma Venanzoni – e sono giunto alla conclusione che l'artista sia stato ucciso nello stesso posto dove è stato arrestato e non a Porto Ercole come sostengono le fonti ufficiali
Perché mai il pittore avrebbe dovuto raggiungere la località di Porto Ercole (e a piedi) che dista quasi 200 km dal litorale romano nel quale, sbarcato, è stato imprigionato e poi rilasciato?
Non doveva portare a Roma, al cardinale Scipione Borghese, le opere che trasportava sulla sua feluca, ora che aveva anche ottenuto il perdono papale per l’omicidio di Ranuccio Tomassoni (anche se il documento della grazia non è mai stato ritrovato)?
Un ipotesi suffragata anche da un illustre conoscitore del Caravaggio, lo storico dell’arte Vincenzo Pacelli.
“Concordo con quanto detto da Guido, La verità è che il Caravaggio non è mai giunto a Porto Ercole ma è plausibile che sia stato ucciso proprio a Palo”.
Non accetto le notizie riportate dalle fonti storiche e per di più tardive. Mi riferisco al Baglioni e al Bellori, perché raccolgono la ricostruzione che ad arte fu affidata alle lettere del nunzio apostolico nel regno di Napoli scritte e inviate a Scipione Borghese nipote di paolo V e segretario di stato Vaticano.
Questo personaggio della Curia Romana, per allontanare ogni sospetto della congiura ordita ai danni dell’artista che con i suoi quadri preoccupava le autorità religiose e controriformate e per vendicare l’offesa fatta al Cavaliere di malta e quindi all’intera casta dei cavalieri, inventa la morte del pittore a Porto ercole.
Queste sono solo alcune delle verità che vorrei raccontare e per questo motivo sono disponibile per ogni contraddittorio
Ho incontrato in questi giorni il pittore Guido Venanzoni, che ringrazio per avermi dato modo di riaprire il caso. Ci siamo subito trovati in piena sintonia. Guido è una persona eclettica capace di dipingere bellissimi quadri come di discutere su argomenti che non fanno parte delle sue conoscenze.
Siamo certi che riusciremo a far luce su un evento storico che presenta ancora aspetti oscuri.
Siamo disponibili a chiarire le nostre affermazioni in qualsiasi sede.

F. D.

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