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Silvio Berlusconi e i referendum 2011 I quesiti referendari 2011 stanno creando nuove agitazioni al premier Silvio Berlusconi, al suo Governo, alle opposizioni ma soprattutto al popolo italiano, stanco di essere trattato da suddito ignorante.

In una delle sue ultime uscite televisive il Cavaliere ha specificato che "i referendum sono inutili e fuorvianti", ma che "il governo si rimetterà alla volontà dei cittadini; l'esito del referendum non ha nulla a che vedere con il governo: se i cittadini non vorranno il nucleare, il governo ne prenderà atto". Il Presidente del Consiglio è coinvolto in prima persona nel referendum sul legittimo impedimento; il primo giugno attraverso il suo Gianni Letta ha chiesto all'Avvocatura generale dello Stato di "evidenziare l'inammissibilità della consultazione sul nucleare”, la speranza è cancellarlo dai quesiti e allontanare il popolo italiano dalle urne scongiurando il raggiungimento del quorum.

Il ministro Paolo Romani, da buon membro di un Governo che il referendum sul nucleare vuole eliminarlo è molto chiaro nel suo ragionamento: "Ritengo che la Cassazione abbia riproposto un quesito referendario che non è stato sottoscritto da coloro che hanno chiesto di fare il referendum, quindi per dare un giudizio: aspetto la sentenza della Consulta".

Giorgio Napolitano, incece, da buon presidente della Repubblica ha fatto sapere agli italiani che il 12 e 13 giugno «farà il suo dovere» e andrà a votare.

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