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RECESSIONE: NEL 2013 OTTOCENTOMILA POSTI DI LAVORO IN MENO


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RECESSIONE: NEL 2013 OTTOCENTOMILA POSTI DI LAVORO IN MENO Sono allarmanti le stime del Centro Studi di Confindustria.

L'Italia sarà in piena recessione nei prossimi due anni, nel 2012 ci sarà una caduta del PIL dell' 1,6% e nel 2013 si perderanno 800000 posti di lavoro per un saldo negativo da inizio crisi (2008) di un milione di posti persi.

Aumenta anche l'inflazione che a fronte di un 3,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente è aumentata del 4,2% se si tiene conto del carrello della spesa ossia dei generi indispensabili e dei carburanti.

Contestualmente la pressione fiscale salirà al 54% ovviamente a fronte di meno servizi per i cittadini.

Strano che tali dati siano usciti dopo la Manovra Economica tanto attesa da parte del Governo Monti il quale si presentava come la panacea di tutti i mali.

Il motivo è molto semplice. Quella di Mario Monti è una manovra quasi esclusivamente di tasse a carico di tutti, colpisce soprattutto i ceti più deboli, impoverisce quelli medi, e fa il solletico ai grandi capitali.

Quale poteva essere il risultato? Recessione ed ancora recessione. Altro che Manovra per la crescita.

La crescita si ottiene solo dando la possibilità al cittadino di poter effettuare acquisti ad ogni livello, e ciò non si ottiene certo drenando le sue tasche con maggiori imposizioni fiscali.

Ogni famiglia che dovrà versare allo stato alcune migliaia di euro in più (perchè in effetti si tratta di somme elevate) a partire già dalla fine dell'anno in corso, si troverà nella condizione di dover rinunciare a molte spese che diversamente avrebbe affrontato.

Se non si acquistano beni a cui si può rinunciare (vedi elettronica, abbigliamento, mezzi di trasporto privato, mobili, editoria e spesso anche generi alimentari) le relative industrie, fabbriche, distributori, esercizi commerciali andranno in crisi e cominceranno a licenziare quando non a chiudere i battenti.

Questo cosa genera? Un giro vizioso che sarà difficile da fermare, perchè nuovi disoccupati genereranno meno acquisti e di conseguenza altri disoccupati.

Si fermeranno anche i lavori edili, idraulici, elettrici e qualsivoglia attività che si potrà rimandare.

E' questo ciò a cui mirano i nostri governanti? Probabilmente sì.

Diversamente metterebbero in atto manovre per la diminuzione della spesa pubblica e non di aumento della pressione fiscale al cittadino che di conseguenza graverà anche sulle imprese.

Certo la composizione dell'attuale Parlamento frena tante possibilità a cominciare dal toccare le potenti lobby, vedi tassisti o farmacisti, che pur di non rinunciare a nulla non si rendono conto che prima o poi si troveranno a chiudere bottega anche loro.

Crisi genera crisi e non porvi rimedio è un delitto.

RR

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